Gazzetta dello Sport: “Corini: «Palermo nel cuore, fui costretto a lasciare da calciatore. Brescia? Voglio riportarlo dove merita»”

PALERMO COMO 1-0 (6) (1) corini

Una carriera costruita tra sacrifici, errori e seconde occasioni. Come racconta Lorenzo Cascini sulla Gazzetta dello Sport, Eugenio Corini ripercorre il suo percorso umano e calcistico, dagli inizi difficili fino alla nuova sfida da allenatore del Brescia.

Un percorso segnato fin da giovane da un’educazione rigorosa, come sottolinea ancora Lorenzo Cascini sulla Gazzetta dello Sport: il padre Carlo lo spinse a lavorare per insegnargli il valore del sacrificio.
«Mi diceva che non potevo pensare di fare il calciatore a quindici anni e mezzo. Mi ha insegnato a conquistarmi ogni cosa».


Secondo quanto evidenziato da Lorenzo Cascini sulla Gazzetta dello Sport, l’approdo alla Juventus rappresentò uno dei momenti più importanti:
«Arrivai con Baggio. Lui era una rockstar, io uno sconosciuto. Il Trap ci metteva in stanza insieme, passavamo le serate a giocare a pinnacola».

Non sono mancati errori di gioventù, come il rapporto con Mancini alla Sampdoria:
«Fu colpa mia. Ero una testa matta, sbagliai soprattutto nei modi. Avrei dovuto portare più rispetto».

Gli infortuni, poi, hanno cambiato la sua carriera e la sua mentalità:
«Dopo il secondo crociato ho avuto paura, ho visto il baratro. Lì ho iniziato a pensare di fare l’allenatore».

Nel racconto emerge con forza anche il legame con Palermo, vissuto prima da calciatore:
«Ricordo i tifosi sotto la sede del club dopo la mia conferenza d’addio, fu un gesto d’amore. Palermo è una piazza che porto nel cuore, ma fui costretto a lasciare da calciatore perché non c’erano le condizioni per restare».

Come ribadisce ancora Lorenzo Cascini sulla Gazzetta dello Sport, il rapporto con Zamparini fu intenso e spesso conflittuale:
«Era un personaggio, ci siamo scontrati più volte. Anche da allenatore nel 2017 mi dimisi perché non mi sentivo ascoltato».

Tra i rimpianti anche alcune occasioni sfumate:
«All’Inter era tutto fatto, ma Mantovani bloccò tutto. Alla Roma mi voleva Spalletti, poi non se ne fece nulla».

E la Nazionale resta un capitolo incompiuto:
«Stavo per entrare contro il Messico, ma si fece male Mancini e Sacchi cambiò scelta. È un rimpianto».

Oggi lo sguardo è rivolto al presente, con il ritorno a Brescia:
«Sono tornato qui per riportare la città dove merita. Voglio rivivere emozioni come quelle del 2019».

Infine, uno sguardo ai talenti allenati:
«Tonali e Hjulmand avevano qualcosa di diverso. Mentalità e leadership fuori dal comune».

Una carriera fatta di scelte, errori e rinascite, con Palermo sempre nel cuore e un obiettivo chiaro: tornare protagonista.

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