Un finale incandescente, segnato da polemiche e proteste, ha fatto da cornice a una partita che lascia strascichi pesanti. Avellino-Sampdoria si chiude con una nuova sconfitta per i blucerchiati, la decima stagionale, che li ricaccia in piena zona retrocessione. Come racconta Leondino Pescatore sul Corriere dello Sport edizione Avellino, a far discutere è soprattutto la gestione arbitrale, culminata in un lungo e controverso intervento del VAR.
Gregucci non si sottrae all’analisi, pur manifestando perplessità: «Sette minuti di valutazione e tutti ad aspettare, il tabellone ce l’ho davanti, gli episodi no». Parole riportate da Leondino Pescatore sulle colonne del Corriere dello Sport, che fotografano il clima di confusione attorno alla decisione del direttore di gara, lo stesso che aveva sorvolato su un possibile rosso a Fontanarosa per fallo di reazione. Un teatrino giudicato eccessivo e imbarazzante per difendere una scelta discussa.
Sul campo, la Samp fatica a reagire nonostante i nuovi innesti. Brunori e Salvatore Esposito si adeguano a una squadra in difficoltà, che produce la prima vera conclusione solo al 46’ del primo tempo con Coda, fermato da Daffara. L’Avellino, invece, era già avanti grazie al gol di Martin Palumbo, abile a infilarsi tra le incertezze di Hadzikadunic e Ferrari e a sorprendere Ghidotti con un sinistro improvviso. Una dinamica ricostruita da Leondino Pescatore sul Corriere dello Sport Avellino, che sottolinea la fragilità difensiva blucerchiata.
La ripresa si apre con un momento carico di emozione: Gennaro Tutino torna al gol a un anno dall’ultima apparizione con la Samp, dopo un lunghissimo stop per infortunio. Rete senza esultanza, quasi a trattenere una gioia personale che vale come una liberazione. Ma la Samp non trova continuità e resta in balia degli eventi. Gregucci prova a cambiare volto alla squadra con le sostituzioni, ma la reazione non arriva. Anzi, il finale è segnato dall’episodio più contestato: al 78’ Crezzini assegna un rigore per un contatto tra Sala e Cherubini, nonostante il difensore colpisca chiaramente il pallone. Richiamato al monitor, l’arbitro rivede più volte l’azione senza cambiare idea, concedendo a Coda il gol che rende solo meno pesante il passivo. Una decisione che, come evidenzia Leondino Pescatore sul Corriere dello Sport, accende definitivamente la rabbia blucerchiata.
