Corriere dello Sport: “Gravina: «L’Italia disperde i talenti. Dovevo lasciare prima»”
Gabriele Gravina presidente FIGC (LaPresse) Ilovepalermocalcio
A pochi giorni dall’addio alla presidenza della FIGC, Gabriele Gravina traccia un bilancio del proprio mandato in una lunga intervista concessa a Giorgio Marota per il Corriere dello Sport. Dall’emergenza giovani alle riforme mancate, passando per i rapporti con la politica, la Nazionale e il futuro del calcio italiano, il numero uno uscente della Federazione affronta tutti i temi più caldi.
Come racconta Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, l’ufficio di Gravina in Via Allegri è ormai quasi vuoto. Tra i simboli che restano spicca il prestigioso “Burlaz”, premio assegnato dall’UEFA alla migliore federazione europea per i risultati ottenuti nel settore giovanile negli ultimi tre anni.
«Siamo campioni nel disperdere il talento»
Uno dei passaggi centrali dell’intervista pubblicata dal Corriere dello Sport riguarda la difficoltà del calcio italiano nel valorizzare i giovani dopo il percorso nelle Nazionali giovanili.
«Siamo ultimi in Europa per minutaggio degli Under 21. Il Portogallo, che abbiamo battuto 3-0 nella finale Under 17, ha prodotto 14 giocatori con almeno 200 presenze nelle prime squadre. I nostri? Giocano in otto e con appena 83 gare complessive. Siamo campioni del mondo nel disperdere il talento che faticosamente costruiamo».
Secondo Gravina, riporta Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, uno degli errori più gravi è stato l’innalzamento dell’età del campionato Primavera.
«Quella è stata la mazzata. A livello internazionale si tende ad abbassare l’età per favorire la crescita dei talenti».
Decreto crescita e stranieri
Nel corso dell’intervista al Corriere dello Sport, Gravina affronta anche il tema degli stranieri nei campionati italiani.
«Avevamo criticato il decreto crescita perché aveva portato la presenza di stranieri dal 60% al 67%. È stato abolito ma oggi siamo arrivati al 70%. E la qualità di chi arriva non è sempre eccelsa».
Lo scontro con la politica
Ampio spazio anche ai rapporti con il governo e alle tensioni istituzionali vissute negli ultimi anni.
Come evidenzia Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, Gravina parla apertamente di una pressione costante subita dalla Federazione.
«Il Times ci ha definito un teatrino rumoroso. La politica vuole esercitare un potere che non le compete. Prima si lavora sulla denigrazione delle persone, poi si contestano i controlli, si mette in discussione la giustizia e infine si cerca di indebolire economicamente l’ente».
Particolarmente dura la posizione sulla recente modifica relativa alla mutualità.
«Hanno abolito proprio il comma che permetteva la valorizzazione dei giovani e gli investimenti nei vivai. Saremo costretti a fare tagli dolorosi».
«Mi sono sentito spesso un bersaglio»
Nel colloquio con Giorgio Marota per il Corriere dello Sport, Gravina ammette di essersi sentito più volte al centro di attacchi personali.
«Spesso mi sono sentito un bersaglio. Mi sono dimesso perché non potevo continuare questo braccio di ferro per difendere una posizione personale».
E aggiunge:
«Mi si può definire incapace, ma nessuno può distribuire patenti di dignità».
Nazionale e Mondiali
Non manca una riflessione sul momento della Nazionale italiana, che continua a inseguire il ritorno ai Mondiali.
«Continuiamo a pagare un conto salato, anche con una certa dose di sfortuna. Ma un risultato sportivo non può essere il motivo per commissariare una federazione».
Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, Gravina rivela inoltre di aver già scelto Gennaro Gattuso come possibile commissario tecnico.
«Mancini mi aveva chiesto di riprendere un percorso interrotto, ma io avevo già scelto Gattuso. Per me sarebbe dovuto rimanere dopo la Bosnia».
Parole importanti anche per Silvio Baldini:
«È piaciuto molto agli italiani. Ma bisogna valutare bene le conseguenze di certe scelte. Il suo focus resta la qualificazione olimpica».
La riforma dei campionati
Uno dei grandi rimpianti del presidente uscente riguarda la mancata riforma strutturale del calcio italiano.
Come sottolinea Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, Gravina torna a proporre il proprio modello.
«Bisogna ripartire da una Serie A e una Serie B a 18 squadre. Poi creare una B2, una zona cuscinetto del professionismo dove inserire le seconde squadre. Con il diritto di veto, però, si può fare ben poco».
Euro 2032 e stadi
Altro tema affrontato nell’intervista al Corriere dello Sport è quello relativo a Euro 2032.
«Se avessimo sfidato la Turchia da soli avremmo perso certamente. Loro si sono presentati con stadi già pronti e investimenti miliardari. Noi siamo arrivati con idee e progetti ancora da sviluppare».
Nonostante le difficoltà, Gravina si mostra fiducioso:
«Abbiamo quindici candidature per cinque sedi. Dobbiamo riuscire a farcela».
Il rimpianto più grande
In chiusura, Gravina confessa quale sia il principale rimpianto del proprio percorso.
«Dovevo andarmene prima, già nell’estate del 2025, quando avevo capito che ogni tentativo di riforma sarebbe stato bloccato».
Una riflessione che accompagna il saluto alla Federazione dopo anni di profonde trasformazioni, come raccontato da Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, tra risultati sportivi, battaglie istituzionali e una visione di lungo periodo che, secondo Gravina, non è riuscita a trovare piena applicazione.
