Petagna: «L’anno più nero della mia vita. Ci giochiamo la A negli scontri diretti in casa contro Palermo e Venezia»
Dietro il calciatore c’è l’uomo. E dietro i numeri, spesso, ci sono fragilità che non si vedono. Andrea Petagna lo racconta senza filtri nell’intervista concessa a Nicola Binda per La Gazzetta dello Sport: un anno e mezzo durissimo, tra problemi familiari, solitudine e difficoltà professionali.
«Un anno e mezzo durissimi. La malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna. Ho fatto fatica a restare concentrato sul mio lavoro. Nessuno mi è stato vicino», confessa Petagna a Nicola Binda su La Gazzetta dello Sport. Un periodo segnato anche da una polmonite che lo ha tenuto fermo due mesi, isolato, senza poter vedere il figlio. «Sono andato da uno psicologo, mi è servito».
L’anno più nero
La scorsa stagione è stata la più complicata: per la prima volta ha chiuso un campionato senza segnare. «Ero triste, arrabbiato perché non mi facevano giocare. In Serie A ho fatto 49 gol e volevo arrivare a 50. Lo prenoto per l’anno prossimo».
La svolta, racconta ancora Petagna a Nicola Binda su La Gazzetta dello Sport, è arrivata anche grazie ai tifosi: dagli insulti durante gli allenamenti extra ai successivi applausi in estate. «Una bella cosa», dice.
Determinante il lavoro svolto con il professor Tognaccini tra Toscana e Sardegna, oltre alla fiducia della nuova proprietà del Monza, dell’allenatore Bianco e del ds Burdisso. «Mi ha mandato un messaggio bellissimo quando mi sono fermato dieci giorni. Sono tornato ancora più carico».
Il segno del destino
Oggi i numeri parlano chiaro: 4 gol in 378 minuti. Il primo, contro la Juve Stabia, ha avuto un significato speciale. «Per la prima volta avevo potuto dormire con mio figlio e due giorni dopo ho segnato. È stata la svolta».
Dopo la separazione, infatti, il giudice aveva stabilito che non potesse vedere il figlio per due anni. Poi un accordo che ha cambiato tutto. «Non lo dimenticherò mai».
Il rimpianto Napoli
Nel percorso di Petagna c’è anche un errore che oggi non rifarebbe: «Non dovevo andar via dal Napoli. Avevo fatto 70 partite con due infortuni, lì stavo bene. E l’anno dopo hanno vinto lo scudetto».
Nel racconto a Nicola Binda su La Gazzetta dello Sport, l’attaccante ripercorre anche i momenti più alti della carriera: il gol con l’Atalanta contro il Napoli che, a suo dire, salvò la panchina di Gasperini. «Mi ha scritto dopo l’Europa League: “Tutto è cominciato con un tuo gol”».
La Serie B e la corsa alla A
Per il salto di categoria servono «Umiltà, carattere e qualità dei singoli. In B la linea è sottile tra vincere e perdere: abbiamo in casa gli scontri diretti con Palermo e Venezia, ma se poi lasciamo per strada punti come a Chiavari… La B è strana, ma anche divertente per questo».
Petagna oggi si definisce «un uomo maturo e felice». E nella lunga intervista a Nicola Binda su La Gazzetta dello Sport emerge soprattutto questo: prima del bomber, è rinato l’uomo.
