Gazzetta dello Sport: “Pescara, la vittoria contro il Palermo riaccende la speranza”
A Pescara la memoria non è mai corta. E il ritorno di Lorenzo Insigne lo dimostra. Come racconta Davide Giovanzana sulla Gazzetta dello Sport, l’Adriatico ha tributato una standing ovation al minuto 68 della sfida contro il Palermo: prima da titolare, primo gol e un’accoglienza da idolo per il classe 1991, tornato in Abruzzo quasi 14 anni dopo l’ultima volta.
Tra il gol al Palermo e quello segnato nel maggio 2012 contro il Torino sono passati 5.041 giorni. Nel frattempo il calcio è cambiato – dalla Goal Line Technology al Var, fino ai cinque cambi – ma non è cambiato l’amore di una piazza che non ha mai dimenticato la squadra di Zeman e quel talento arrivato in prestito dal Napoli. Davide Giovanzana sulla Gazzetta dello Sport sottolinea come nessuno abbia cancellato dalla memoria la promozione del 2011-12, i 18 gol e 13 assist di Insigne, né il legame con compagni come Immobile e Verratti.
Oggi, però, lo scenario è diverso. Se allora l’obiettivo era la Serie A, adesso la priorità è la salvezza. Insigne è tornato a 34 anni con un bagaglio di 137 reti in carriera e una medaglia da campione d’Europa conquistata con la Nazionale nel 2021. Un patrimonio di esperienza che, come evidenzia Davide Giovanzana sulla Gazzetta dello Sport, è stato messo al servizio di mister Giorgio Gorgone per cambiare il destino di una squadra che prima del successo sul Palermo sembrava segnata.
La missione è chiara: undici partite per riscrivere il finale. Il calendario propone lo scontro con il Frosinone allo Stirpe e poi una serie di incroci diretti contro squadre impegnate nella stessa lotta: Bari, Entella, Reggiana, Sampdoria e Spezia. In questo contesto, il ritorno di Insigne ha tolto alla salvezza l’etichetta di impresa impossibile. È questo il messaggio che emerge dall’analisi di Davide Giovanzana sulla Gazzetta dello Sport.
Dal punto di vista tattico, la novità è significativa. Nel 4-3-1-2 disegnato da Gorgone, Insigne non agisce più largo a sinistra, nella sua storica zolla del tiro a giro, ma parte dietro le due punte. Un ruolo che gli consente di gestire i ritmi offensivi, inventare tra le linee e abbassarsi per impostare, talvolta oscurando anche Brugman. Nei 68 minuti giocati domenica si è visto un Insigne più regista offensivo che ala, capace di dare ordine e qualità alla manovra.
E poi c’è l’aspetto emotivo. Nonostante l’ultimo posto e le contestazioni alla proprietà, a Pescara si respira un entusiasmo quasi paradossale. Prima e dopo le partite è lui il più cercato per foto e autografi, simbolo di una città che si è riaccesa. Come ribadisce Davide Giovanzana sulla Gazzetta dello Sport, questa seconda vita pescarese non ha nulla di scenografico: è concreta, pragmatica, orientata a un solo obiettivo.
Salvare il Pescara. Questa è la missione. E con Lorenzo Insigne di nuovo protagonista, ora sembra davvero possibile.
