Parisi: «Mi vergogno ancora per il calcioscommesse. Dissi no al Palermo di Zamparini per il Messina»
«Califaniano» come pochi, fedele a quel celebre “non escludo il ritorno” che Alessandro Parisi ha fatto suo e ha intrecciato indissolubilmente a Messina. È un racconto profondo e senza filtri quello che l’ex terzino, oggi allenatore, affida a Francesco Pietrella sulla Gazzetta dello Sport, ripercorrendo una carriera fatta di esaltazioni, cadute, risalite e di un legame mai spezzato con la città dello Stretto.
Parisi, il “Roberto Carlos dello Stretto”, ha chiuso la carriera al San Filippo e da lì è ripartito, tornando più volte da allenatore del settore giovanile fino ad arrivare, da un mese, alla guida della prima squadra in Serie D, nonostante una penalizzazione pesantissima. Come sottolinea Pietrella sulla Gazzetta dello Sport, il suo è un ritorno che sa di responsabilità e appartenenza.
Parisi, i tifosi si identificano in lei.
«Vedono me e ricordano la promozione in Serie A del 2004, l’anno del settimo posto e via così. La società merita almeno la Serie C. Ho un senso di responsabilità molto forte. Nonostante sia palermitano, con Messina ho un legame speciale».
Prima di emergere quanto ha sgomitato?
«Parecchio. Colpa di un esordio da incubo coi rosanero a 19 anni: febbraio 1996, stadio Barbera, Palermo-Lucchese 2-2. Entrai a 5’ dalla fine sul 2-1, ma sbagliai il retropassaggio al portiere e subimmo il pareggio. Ci fu una gogna mediatica, fui retrocesso di nuovo in Primavera. Qualcuno disse che non avrei mai fatto il professionista».
Non pensa che invece fu una sliding door positiva?
«Oggi la vedo così, ma all’epoca… zero. Sono stato tartassato dall’insicurezza. Avevo un blocco mentale. E le esperienze successive non aiutarono: tre retrocessioni di fila con Trapani, Reggiana e Palermo, dov’ero tornato dal prestito. Poi arrivò la Triestina».
Nell’estate 2000 la svolta?
«Due promozioni di fila dalla C2 alla B. “Scende Parisi sulla fascia lateral…”, cantavano. Ezio Rossi fu fondamentale per tirar fuori da quel ragazzino il suo potenziale. Nel 2001, in finale playoff, segnammo io e un ragazzino del Milan. Un bellone coi capelli lunghi: Borriello».
Come ricorda Francesco Pietrella sulla Gazzetta dello Sport, la svolta definitiva arriva nel 2003, quando Parisi sceglie Messina rifiutando il ritorno a Palermo.
Messina, estate 2003. Come arrivò?
«Mi cercò anche il Palermo di Zamparini, avevo un’infinita voglia di riscatto. Ero stato il miglior terzino della B l’anno prima, sarei potuto tornare nella piazza del debutto e del retropassaggio, ma perché accontentarmi? Così scelsi Messina».
Come mai?
«Due i fattori: il corteggiamento del d.s. Angelo Fabiani, il primo a crederci, e il senso di famiglia del presidente Franza, ambizioso come pochi. Eravamo uno squadrone: Di Napoli, il padre di Zaniolo, Storari, Zoro. Ma i miei inizi sono sempre stati un saliscendi… Alla fine, però, riportammo il Messina in Serie A dopo 39 anni. I festeggiamenti durarono settimane».
Lì nacque il soprannome.
«Il Roberto Carlos dello Stretto, sì. Segnai 14 gol in B quell’anno, uno in più di Zola. Calciavo rigori e punizioni. “Parisi tira la bomba”, cantavano…».
Secondo la Gazzetta dello Sport, quella stagione spalanca a Parisi anche le porte della Nazionale.
Nell’anno della Serie A è stato uno dei migliori nel suo ruolo?
«Sì. Debuttai in Nazionale contro la Finlandia, proprio a Messina. All’epoca, come terzini sinistri puri, c’eravamo io e Grosso…».
Quanto fu vicino al Mondiale del 2006?
«A mio avviso avrei potuto farne parte. Entrai nei preconvocati per la tournée di fine 2005, ma non andai per un infortunio alla caviglia sinistra. Il mio grande rimpianto…».
Pensa mai che avrebbe potuto essere al posto di Grosso?
«Il nostro percorso è stato simile, ma sono felice di come sia andata».
Il racconto prosegue tra Bari, Torino, Conte e Ventura, fino al momento più buio.
Ad agosto 2012 lei fu squalificato 3 anni e 6 mesi per calcioscommesse. Che periodo fu?
«Il peggiore della mia vita, tremendo. Ho sbagliato, è vero, ma ho pagato i miei errori oltremisura…».
E infine il presente, ancora una volta a Messina.
L’obiettivo più vicino qual è?
«La salvezza col Messina, la piazza in cui ho chiuso la carriera nel 2016 da giocatore, in Serie C. Ora posso solo ricambiare l’affetto tirando fuori la squadra dalla Serie D e riportandola dove merita».
