Corriere dello Sport: “Fondo fine carriera, 185 milioni da liquidare. Assocapp: «Oltre 1.600 ex calciatori si sono rivolti a noi»”

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Il fondo di fine carriera dei calciatori professionisti continua a far discutere. Dopo le contestazioni sulla gestione delle risorse accumulate nel corso degli anni, emergono nuovi interrogativi sulle somme ancora da liquidare, sulle procedure burocratiche e sulla trasparenza dei bilanci.

A riaccendere i riflettori sulla vicenda è il Corriere dello Sport, che pubblica un’intervista ad Andrea Ferrato, direttore generale di Assocapp, la nuova associazione che rappresenta calciatori, allenatori e preparatori atletici.


Al centro della controversia ci sono 185,6 milioni di euro ancora da erogare agli iscritti, oltre alle difficoltà che alcuni ex professionisti incontrerebbero per ottenere quanto accumulato durante la carriera.

Ferrato: «Liquidabile non vuol dire liquidato»

Il fondo raccoglie ogni mese una parte dello stipendio dei calciatori professionisti: il 6,25% viene versato dalle società, mentre l’1,25% è trattenuto direttamente dalla retribuzione degli atleti.

L’obiettivo è garantire un sostegno economico al termine dell’attività agonistica, soprattutto per chi deve attendere molti anni prima di accedere alla pensione.

Interpellato dal Corriere dello Sport, Ferrato ha quantificato le risorse ancora da corrispondere agli iscritti.

Alla domanda su quanto il fondo debba complessivamente ai tesserati, la risposta è stata netta:

«185,6 milioni».

I rappresentanti del fondo hanno precisato di non aver mai applicato la prescrizione alle posizioni individuali, mantenendole liquidabili anche dopo decenni.

Una spiegazione che non convince il direttore generale di Assocapp.

«Ci mancherebbe! Se tengo i soldi in un fondo, perché dovrebbero essere prescritti? Ma soprattutto liquidabile non vuol dire liquidato».

«Oltre 1.600 persone si sono rivolte a noi»

Uno dei dati più significativi riguarda il numero di ex tesserati che hanno chiesto assistenza alla nuova associazione.

«Oltre 1.600. Solo oggi altri dieci».

Ferrato ha poi citato il caso dell’ex calciatore della Lazio Simone Del Nero, che avrebbe incontrato difficoltà nell’accesso alla propria posizione.

«L’ex Lazio Del Nero poco fa ci ha detto che non può più accedere al portale perché gli hanno detto che è stato interamente liquidato».

Il direttore generale ha richiamato anche la normativa sulla protezione dei dati personali.

«Ma finché il Fondo conserva i suoi dati, e ha l’obbligo di conservare le scritture per dieci anni, l’interessato ha diritto di accedervi e di averne copia, come prevede l’articolo 15 del GDPR. È una delle tante cose che non quadrano».

Il problema dell’inflazione: «Chi ha versato negli anni Novanta ha perso potere d’acquisto»

L’intervista affronta anche il tema del valore reale delle somme accumulate.

Secondo una stima di Assocapp, un calciatore di Serie A con almeno vent’anni di carriera, ritiratosi negli anni Novanta, potrebbe aver versato circa 75 mila euro.

Ferrato ha spiegato:

«La nostra stima è di circa 75 mila euro versati, che al netto dell’inflazione varrebbero 150 mila».

Il problema, secondo il rappresentante dell’associazione, riguarda l’assenza di una garanzia di rivalutazione legata all’aumento dei prezzi.

«Il problema è che il fondo non garantisce nemmeno l’inflazione. Chi ha versato in quegli anni ha sicuramente perso potere di acquisto. I bilanci completi ci aiuterebbero a capire».

Il caso Viviano e le contestazioni sulla gestione

Tra gli ex calciatori che hanno deciso di intraprendere un’azione giudiziaria figura Emiliano Viviano.

Alla domanda se sia l’unico disposto a esporsi pubblicamente, Ferrato ha risposto:

«Gli altri li stiamo trattenendo noi. La nostra è anche una scelta processuale».

Un altro nodo riguarda la composizione degli organi di gestione del fondo.

Il direttore generale di Assocapp ha precisato di non voler trasformare la controversia in uno scontro personale.

«Nessuna questione personale nei confronti di Camolese, Ulivieri, Grazioli e Calcagno. Ma servono competenze diverse».

Ferrato ha poi sollevato il tema della rappresentanza dei contribuenti.

«Nel fondo i calciatori, quelli che versano, non sono rappresentati, se non da Aic».

Le procedure per ottenere i soldi: il caso della vedova Mancini

Il Corriere dello Sport approfondisce anche le modalità necessarie per richiedere la liquidazione delle somme.

Secondo i rappresentanti del fondo, una parte delle risorse non sarebbe stata ancora erogata perché gli interessati non hanno presentato domanda.

Ferrato contesta proprio questo meccanismo.

«Questo conferma il problema: il fondo sa chi sei e quanto ti spetta, eppure pretende una domanda con firma autenticata da un pubblico ufficiale».

Il direttore generale di Assocapp ritiene che la procedura potrebbe essere semplificata.

«Non sarebbe più giusto che i soldi arrivino e basta? Non gli basta l’Iban, come abbiamo fatto per la posizione della vedova Mancini? Il marito è morto da 15 anni e lei ancora aspetta».

Un altro problema riguarderebbe la possibilità di verificare gli importi ricevuti.

«Nessuno poi può verificare come viene calcolato ciò che riceve. Una persona su quattro che rivolge a noi deve ritirare delle somme».

Ferrato: «Non è una battaglia politica legata a Malagò o Galliani»

La vicenda si inserisce in un momento delicato per il calcio italiano, anche alla luce delle elezioni per la presidenza della FIGC.

Ferrato ha però respinto le accuse secondo cui Assocapp vorrebbe acquisire il controllo del fondo.

«Non mi interessa, se fossi a capo del fondo non dormirei la notte perché si fatica a comprenderne il perimetro legale».

Il direttore generale ha escluso anche collegamenti con le candidature di Giovanni Malagò e Adriano Galliani.

«Assolutamente no, non è una battaglia politica legata a Malagò o Galliani. È di etica, fatta per chi da questo sport ha avuto di meno».

Una precisazione con cui Assocapp rivendica la natura della propria iniziativa.

«Il fondo non ha una natura giuridica chiara»

Un ulteriore punto controverso riguarda la definizione stessa dello strumento.

Ferrato ha ricordato che il versamento è obbligatorio in base al contratto collettivo.

«No, è obbligato dal contratto collettivo. Ma se uno non si sentisse rappresentato da Aic, perché dovrebbe versare?».

Nell’ultimo accordo collettivo, inoltre, la Serie A si era impegnata a costituire un nuovo fondo, iniziativa che non ha avuto seguito.

Secondo Ferrato, una delle questioni fondamentali riguarda proprio l’inquadramento giuridico dell’attuale sistema.

«Forse perché è un fondo fluido. A volte si sente Tfr, a volte un’indennità di fine carriera, in altri casi dice di aver natura previdenziale».

Poi l’affondo:

«Un fondo che non sa definire la propria natura non può nemmeno dire a quali regole e a quale vigilanza debba rispondere».

Calciatori stranieri, il problema della scarsa conoscenza

Nell’intervista viene affrontato anche il tema dei giocatori stranieri che hanno militato nei campionati professionistici italiani.

Ferrato ha fornito alcuni dati sulla conoscenza del fondo da parte degli ex tesserati.

«Dal 1975 tra A e B sono passati oltre 40 mila stranieri. Tra gli italiani c’è un tasso di consapevolezza abbastanza alto, circa dell’80%. Per gli stranieri siamo sul 20-25%».

Secondo Assocapp, dunque, una parte consistente degli ex calciatori stranieri potrebbe non conoscere adeguatamente la propria posizione e le modalità per ottenere le somme eventualmente spettanti.

Rendimenti e costi: «Distribuiti 622 mila euro di avanzo»

Tra gli aspetti economici contestati figurano anche i criteri di attribuzione degli avanzi di gestione.

Ferrato ha dichiarato:

«Non è chiaro con quale criterio il consiglio stabilisca la quota da attribuire agli iscritti».

Il direttore generale ha poi indicato le cifre elaborate dall’associazione.

«A fronte di circa 185,6 milioni dovuti agli iscritti, sono stati distribuiti 622 mila euro di avanzo: circa 34 centesimi ogni 100 euro».

Al centro delle richieste anche il rapporto tra i rendimenti degli investimenti e le spese sostenute.

«Gli investimenti hanno reso 3,2 milioni e circa la metà è servita a coprire i costi».

Ferrato ha quindi chiesto maggiore accessibilità alla documentazione economica.

«Chiediamo che il Fondo renda pubblico il dettaglio di costi, imposte e accantonamenti, visto che ripete di non avere nulla da nascondere».

Diritti d’immagine e spese legali: gli altri interrogativi

L’approfondimento del Corriere dello Sport affronta anche la commercializzazione dei diritti d’immagine collettivi dei calciatori.

Ferrato ha sollevato interrogativi sulla destinazione dei proventi.

«A quanto ci risulta, i proventi servono a finanziare l’associazione. Chi presta nome e volto ha diritto di sapere quanto vale la propria immagine e dove finisce il ricavato».

Un altro elemento riguarda gli 800 mila euro di spese legali, aumentate del 22% nell’esercizio considerato.

«Non possono dire sia colpa nostra, è riferito al precedente esercizio».

Il direttore generale ha quindi evidenziato la differenza tra i costi sostenuti e le risorse provenienti dalle iscrizioni.

«Colpisce però la proporzione: un’associazione che ha 250 mila euro l’anno di risorse derivate da iscrizioni, spende questa cifra astronomica».

Poi ha aggiunto:

«Se l’AIC fosse alimentata solo dalle quote avrebbe vita per 41 giorni».

La FIGC chiamata a fare chiarezza

L’intervista si conclude con un riferimento al ruolo della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

Alla domanda sul perché non siano stati effettuati chiarimenti negli anni precedenti, Ferrato ha risposto:

«Credo ci sia stata un pizzico di superficialità in passato, oggi c’è l’occasione per fare chiarezza».

La controversia resta dunque aperta, tra le richieste di trasparenza avanzate da Assocapp e la posizione dei rappresentanti del fondo, che rivendicano la regolarità della gestione e la possibilità per gli iscritti di ottenere le somme spettanti.

Al centro della questione rimangono i diritti economici di migliaia di ex professionisti, molti dei quali hanno trascorso la carriera lontano dai grandi contratti della Serie A.