Repubblica: “Bagnati racconta Palermo. Com’era rosa la notte del ritorno in serie A nella città pazza di gioia”

L’edizione odierna de “La Repubblica” riporta il pensiero del giornalista Giuseppe Bagnati sulla promozione in Serie A del Palermo di Zamparini del 29 maggio 2004. Di seguito il racconto:

“Sciarpe, bandiere, un cane con la maglia 23 di Filippini: tutto aveva i colori del Palermo Dopo la gara con la Triestina, in piazza fino a tardi: nessuno aveva voglia di andare a letto
di Giuseppe Bagnati Questa non è la storia di una partita, ma di una sera tutta rosa. Nell’almanacco troverete: 29 maggio 2004, Palermo- Triestina 3- 1, ma una volta tanto i novanta minuti di gioco hanno un’importanza secondaria. È la sera del ritorno in serie A, trentadue anni dopo l’ultima promozione. C’erano state da allora tante delusioni, tragedie ( l’assassinio di Roberto Parisi), vergogne ( radiazione nell’ 86 e dirigenti in galera), la morte di Renzo Barbera. Troppo. Adesso basta, è arrivato il momento della festa tanto attesa.
Ero viceredattore capo della redazione romana della “ Gazzetta dello Sport” che mi aveva inviato a Palermo per la sera della A. Si può gioire, piangere, entusiasmarsi per un finale già scritto? Sì, certo. Lo raccontavano i ragazzi di allora che della serie A avevano soltanto parlare dai genitori, lo confermavano quelli che nell’ 87 per la prima partita in C2 dopo la radiazione cercavano sulla carta geografica Valdiano che non esisteva ma era soltanto il nome del primo avversario del campionato.
Col passare dei giorni cresceva l’entusiasmo, la certezza che quel traguardo era sempre più vicino. Nei miei colloqui giornalieri di lavoro col mio amico Vito Maggio, corrispondente della “Gazzetta” da Palermo, mi rendevo conto che la città stava trepidando per qualcosa di unico.
Ma non soltanto a Palermo si fremeva per la A. I palermitani sparsi per l’Italia trepidavano, me ne accorgevo con i miei figli e con i miei amici a Roma. Ma quel Palermo cominciava a conquistare tifosi insospettabili. La conferma lo ha avuta dalla mamma di Corini. Ad aprile ero andato a Bagnolo Mella, in provincia di Brescia, dove era nato Eugenio, per farmi raccontare dalla signora Giuditta gli inizi della carriera di suo figlio per il libro “ Il Palermo racconta” che stavo scrivendo con Vito Maggio e Vincenzo Prestigiacomo. Nel congedarmi mi disse sorridendo: »Qui a Bagnolo mi chiedono tutti la maglia del Palermo, ma come faccio ad accontentarli tutti?» Anche la Gazzetta dello Sport aveva grande attenzione per il Palermo. Venne deciso di preparare un supplemento da distribuire subito dopo la partita con la Triestina e l’indomani con il giornale. Mi affidarono l’articolo della copertina e successivamente anche un’intervista a Ferruccio Barbera. Finalmente ero inviato a Palermo per una festa memorabile. Ma c’erano altri palermitani sparsi per l’Italia che tornavano a casa per godersi un trionfo tanto atteso. Facebook non c’era ancora, ma quei tifosi rosanero si diedero appuntamento sullo stesso treno: da Milano, da Bologna, da Roma tutti insieme destinazione stadio “ Barbera”. Mio figlio con un nutrito gruppo di palermitani partì da Roma. Tra questi uno dei personaggi più singolari era soprannominato Zingarelli, per la sua “proprietà di linguaggio”. Il mio “inviato personale” mi racconterà che a Termini Imerese vennero accolti con panelle e crocché e alla stazione di Palermo troveranno uno striscione: Bentornati fratelli. E qualcuno scoppia a piangere.
Arrivo a Palermo in mattinata. Vito Maggio mi porta in via Pitrè, che i rosanero percorrono ogni giorno per raggiungere il campo di allenamento di Boccadifalco. In quella strada una via crucis laica: trentuno stazioni, ad ognuna un cartello: 1973- 74, era un sogno e via via tutti gli anni senza la A. Lo stadio è già pieno anche se manca molto alla partita. Ognuno con qualcosa di rosa addosso: magliette, coppole, canottiere, giacche. Bambini addormentati in braccio alle mamme tutte in rosa, un cane che scodinzola con la maglia numero 23 di Emanuele Filippini.
Entrando allo stadio che porta il suo nome penso a Renzo Barbera, che sarebbe stato il primo a festeggiare. Incrocio in tribuna Ninetto De Grandi, che mi saluta con un sorriso, stanco di essere l’ultimo allenatore ad aver portato il Palermo in serie A. Lo spettacolo toglie il fiato, sono commosso. Se ne accorge Massimo Norrito, che mi dice: “ Emozionato?”. Faccio sì con la testa.
Ci sarebbe da raccontare la partita, la prima mezzora col Palermo frenato dall’emozione, la resistenza della Triestina. Ci pensa ancora lui, Luca Toni, a firmare la sera del trionfo, con due gol di testa al 31’ e al 41’. Poco importa se la Triestina segna con Mantovani al 18’ della ripresa. Tocca ad Emanuele Filippini, venti minuti dopo, ristabilire le distanze. Cara serie A siamo tornati e ci sei mancata tanto.
La festa è appena cominciata. Era iniziata col giro di campo prima della partita di Maurizio Zamparini, finisce con i giochi pirotecnici a partita in corso che esplodevano dalle due curve, con i giocatori che lanciano in aria l’allenatore Guidolin e si mettono a correre da una curva all’altra, verso la gradinata e verso la tribuna. C’è anche Corini che ha saltato la partita per infortunio e l’ha seguita in curva. Il pubblico impazzisce di gioia, ma resta al suo posto e reclama a gran voce i giocatori, che tornano in mutande dallo spogliatoio perché la festa è troppo bella per essere abbandonata. Poi tutti a piazza Politeama, a strombazzare con le auto in via Libertà, per fermarsi per una foto ricordo. La festa è emozionante e civile. Incontro mio figlio che scatta foto con la faccia dipinta di rosa e nero. Nessuno ha voglia di tornare a casa. La gente canta, urla, piange, sorride. Ci sono tanti giovani che non erano nati quando il Palermo aveva giocato per l’ultima volta in A. Qualche bandiera è persino sbiadita, perché a Palermo ci credevano da mesi e avevano colorato di rosanero la città con largo anticipo.
In quelle stesse ore a Milano, in piazza Duomo, un gruppo di tifosi palermitani fa sventolare la bandiera rosanero. L’ho saputo qualche mese dopo. Me lo ha raccontato il proprietario di un bar. Era in piazza anche lui, milanese, figlio di palermitani. « In piazza Duomo c’eravamo noi tifosi del Palermo, mica quelli del Cagliari, promosso la stessa sera in A»”.