Gazzetta dello Sport: “Malagò: «Pirlo era fatto, poi il caso scommesse. Mancini è il ct giusto»”
Giovanni Malagò traccia il bilancio dei suoi primi cinquanta giorni alla guida del calcio italiano e racconta alla Gazzetta dello Sport, nell’intervista di Guglielmo Buccheri, le scelte che hanno segnato l’avvio del nuovo corso azzurro: dalla nomina di Diana Bianchedi al ruolo di capodelegazione, fino ai retroscena su Pirlo, Guardiola, Mancini e Maldini.
La scelta di Diana Bianchedi ha sorpreso molti. Perché proprio lei?
«Perché risponde a un’esigenza precisa: il calcio non deve essere percepito come un mondo separato. Diana ha prestigio internazionale, credibilità, un curriculum straordinario tra sport, medicina e management. La sua presenza significa riportare il calcio dentro un dialogo più ampio con tutto lo sport italiano».
Come sottolinea Guglielmo Buccheri sulla Gazzetta dello Sport, Malagò parla apertamente di una «rivoluzione culturale», nella quale la Nazionale deve diventare parte di un sistema più moderno e meno autoreferenziale.
Ranieri, Zola, Mancini, Bianchedi: sente che il nuovo corso sta prendendo forma?
«Sento energia e positività. Ci sono le condizioni per costruire qualcosa di importante».
Ha più sentito Paolo Maldini dopo il suo passo indietro?
«Lo incontrerò dopo le vacanze. La sua decisione e quella di Leonardo fanno parte di quella che io definisco linearità di comportamento. È andata così».
Il caso Pirlo
Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda Andrea Pirlo, inizialmente scelto come commissario tecnico e poi escluso dopo le polemiche legate alla collaborazione con una società di scommesse russa.
Pirlo era davvero a un passo dalla Nazionale?
«Era tutto fatto. Tutto pronto per l’annuncio. Poi è emersa la storia della collaborazione con quel sito di scommesse russo. È stata una decisione molto difficile, non ci ho dormito, ma alla fine ritengo di aver fatto la scelta più opportuna».
Secondo quanto racconta Guglielmo Buccheri sulla Gazzetta dello Sport, Malagò difende quindi la decisione presa in quei giorni, pur ammettendo quanto la situazione fosse già avanzata.
Guardiola e il retroscena della Nazionale
Perché rendere pubblico il tentativo per Guardiola?
«Perché quella pista era ormai diventata di dominio pubblico. Portare Pep in Nazionale rispondeva alla filosofia calcistica di Maldini e Leonardo. Quando iniziano a circolare foto e indiscrezioni, nascondere l’evidenza diventa impossibile».
La trattativa con Guardiola, dunque, non viene smentita. Anzi, Malagò conferma che il tentativo rientrava pienamente nel progetto tecnico pensato nella fase iniziale del nuovo corso federale.
Mancini, la scelta definitiva
Dopo Guardiola e Pirlo, la scelta è caduta su Roberto Mancini.
Perché Mancini?
«Perché è il ct giusto, e la scelta è stata condivisa con Claudio Ranieri. Conosce l’ambiente, conosce molti dei calciatori azzurri e sa come valorizzare i giovani. In quelle ore ho ricevuto diversi messaggi da parte dei giocatori che lo consideravano la soluzione migliore».
Quanto ha pesato la vostra amicizia?
«Ci conosciamo da tempo, ma non ci siamo mai frequentati realmente. È una narrazione che non ha senso usare per spiegare questa scelta».
Come evidenzia ancora Guglielmo Buccheri sulla Gazzetta dello Sport, Malagò racconta anche la telefonata decisiva al tecnico.
Come è andata la chiamata?
«Più o meno gli ho chiesto se se la sentisse di tornare. Mi ha risposto di sì. Era pronto anche ad affrontare le domande sulla precedente rottura con la Federazione. Ha firmato il contratto in meno di due minuti, quasi senza leggerlo».
Conte e la volontà dei club
I club di Serie A preferivano Conte?
«Non tutti, ma la maggioranza sì. Molti avrebbero voluto Antonio».
La scelta di Mancini è stata anche un modo per rivendicare autonomia?
«No, va letta semplicemente così: Mancini è il ct giusto. Però voglio ringraziare Conte per il modo in cui si è comportato e per le parole dette sulla Nazionale. Non lo abbiamo mai contattato».
Il rapporto con Abodi
Nel bilancio dei primi cinquanta giorni entra anche il rapporto con il ministro Andrea Abodi.
Le sue critiche l’hanno infastidita?
«Ci siamo parlati. Entrambi vogliamo guardare avanti e lavorare sui punti che ci vedono impegnati insieme».
La frase sul “Marchese del Grillo” l’ha ferita?
«Non sono uno che replica a ogni dichiarazione. Io e Abodi dobbiamo occuparci delle questioni di sistema».
La rivoluzione culturale e i giovani
Il nodo centrale, secondo Guglielmo Buccheri sulla Gazzetta dello Sport, resta però la rifondazione del calcio italiano.
Come si concilia un progetto di sei anni con l’urgenza dei risultati?
«Bisogna tenere insieme due esigenze. Da una parte ci sono gli impegni immediati, a partire dalla Nations League. Dall’altra dobbiamo guardare alla base, ai giovani, al futuro. Abbiamo davanti l’Europeo 2028, il Mondiale 2030 e l’Europeo 2032, ma nel frattempo dobbiamo chiederci quanti nuovi grandi talenti siano emersi».
Euro 2032 e il nodo stadi
L’Italia è indietro rispetto alla Turchia sul tema stadi?
«Non sono preoccupato, ma non voglio perdere nemmeno un secondo. Dobbiamo restare sul pezzo e lavorare con tutti i soggetti coinvolti».
Quali città potrebbero essere protagoniste?
«Non spetta a me indicarle, ma agli uffici tecnici. È possibile comunque che nella lista ci siano Torino, Milano, Roma, Firenze e Napoli».
Infantino e il rapporto con l’Uefa
Qual è la posizione dell’Italia sul futuro di Infantino?
«L’Italia è legata in maniera indissolubile all’Uefa».
Malagò chiude tornando sul clima che respira attorno alla Nazionale e alla nuova governance.
«Sento un’aria positiva e un’energia nuova. Sono ottimista».
È questa la linea che emerge dall’intervista di Guglielmo Buccheri sulla Gazzetta dello Sport: costruire subito una Nazionale competitiva senza rinunciare a un progetto più ampio, capace di rimettere mano al sistema e alla cultura calcistica italiana.
