Mirri: «Il Barbera è la nostra casa. Senza interventi rischia di chiudere»

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Intervistato da Calcio e Finanza, il presidente del Palermo Dario Mirri ha approfondito diversi temi chiave, dal rapporto con il City Football Group fino alla situazione dello stadio “Renzo Barbera” e al legame tra club e città.

Sul rapporto con Manchester e con il gruppo, Mirri ha spiegato: «C’è colloquio, confronto e formazione reciproca su tutti i campi. Noi ovviamente trasferiamo le informazioni su quello che avviene qui. Torno sul tema del supporto, è utile il confronto per l’eventuale replicabilità di alcune problematiche che magari in un contesto diverso da Palermo si sono risolte in maniera brillante. Questa esperienza aiuta a creare soluzioni ai problemi».


Il presidente rosanero ha poi parlato della risposta della città all’arrivo della nuova proprietà: «Palermo è sempre stata una città accogliente, la proprietà inglese fa riferimento ad Abu Dhabi e quel mondo è stato accolto a braccia aperte centinaia di anni fa così come sono sempre stati accolti gli angioini, gli spagnoli e i normanni. Questa è sempre stata una terra di accoglienza, noi siamo così, ci piace fare vedere quanto è bella questa terra e condividerla».

Un passaggio anche sul senso di appartenenza: «Palermo si identifica nel Palermo, i colori iconici sono unici. Magari può succedere che qualcuno tifa Milan, Inter o Juventus, gli stessi poi ti dicono che tifano anche per il Palermo ma rispondo che sono monogamo e non mi interessa avere altre relazioni. Io sogno che i palermitani, i giovani del futuro, abbiano questi stessi principi. Per me si partecipa e si appartiene a una sola famiglia, che è quella rosanero. Il resto non c’è. La città sta partecipando con una straordinaria e incredibile coesione con la squadra, siamo molto contenti di questa partecipazione».

Ampio spazio anche al tema stadio, centrale per il futuro del club: «Qui in questo stadio, proprio in questo posto, ho fatto la prima conferenza stampa a luglio 2019 e dichiarai quello che posso soltanto confermare. Il Palermo non andrà via da questa chiesa, senza essere blasfemi. Perché per noi tifosi, noi che abbiamo fede, questa è come una chiesa cattolica che teniamo aperta tutti i giorni proprio perché i tifosi debbono poter entrare nella loro chiesa».

Mirri ha poi sottolineato la necessità di interventi strutturali: «È chiaro che è una chiesa storica, che ha un panorama unico al mondo perché esiste uno stadio che ha questo anfiteatro naturale come Monte Pellegrino, ma è uno stadio che ha necessariamente bisogno di una ristrutturazione. Negli anni ‘90 mio zio Renzo Barbera si occupò della ristrutturazione. Questo stadio per noi, per la nostra famiglia, per i tifosi del Palermo non è sostituibile. Lo dichiarai nel 2019, dall’altra parte è chiaro che richiede un forte adeguamento».

Infine, il presidente ha lanciato un messaggio chiaro sul futuro dell’impianto: «In quattro anni abbiamo investito più di 9 milioni di euro soltanto perché lo stadio resti aperto. E questo è un tema sul quale naturalmente le istituzioni comunali sanno benissimo che senza un intervento radicale questo stadio è destinato a chiudere. Terribile da dirsi ma è così. E se in questi quattro anni noi non avessimo fatto questi interventi insieme con l’amministrazione comunale, lo stadio già sarebbe chiuso».

Uno sguardo anche a EURO 2032: «Questa ristrutturazione passa da un’occasione imperdibile come gli Europei del 2032, con tutto quello che comportano. E naturalmente siamo pronti a fare la nostra parte».

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