Venezia alla sfida del Barbera ricordando il furto di Pergine

L’edizione odierna de “La Nuova Venezia” si sofferma sulla gara in programma al Barbera venerdì tra Palermo e Venezia.

Palermo-Venezia non è una partita come le altre. Al di là della rivalità del campo, è impossibile dimenticare i fatti dell’estate 2002. Il 22 luglio di quell’anno, Maurizio Zamparini, dopo aver acquistato il Palermo da Franco Sensi, da due anni proprietario dei siciliani e bisognoso di vendere il club, porta con sé 12 giocatori che aveva nella rosa quando era il numero uno del Venezia. Il clamoroso trasferimento avviene con un pulmino. Per tutti sarà il “furto di Pergine”. In sostanza mezza squadra portata al ritiro del club rosanero, i calciatori erano: Generoso Rossi, Fabio Bilica, Kewullay Conteh, Francesco Modesto, Valentino Lai, Antonio Marasco, Stefano Morrone, Frank Olivier Ongfiang, Mario Santana, Evans Soligo, poi riprestato al Venezia, Arturo Di Napoli e Filippo Maniero.

ACQUISTO DI MASSA – Un acquisto di massa di calciatori così non si era mai visto. Dall’oggi al domani, una squadra decimata e un’altra ripopolata. A muovere le fila di tutto, non poteva che essere Zamparini, uno a cui non è mai piaciuto passare inosservato. Era il 22 luglio del 2002 quando l’istrionico presidente regala al mondo del calcio una delle sue botte di genio. In un colpo solo lascia il Venezia di cui era proprietario, acquista il Palermo e, in 24 ore, porta con sé 12 giocatori e un allenatore, che dal ritiro degli arancioneroverdi a Pergine Valsugana, in provincia di Trento, si trasferiscono in quello dei rosanero a Longarone, in provincia di Belluno, con un viaggio in pulmino di un paio d’ore. Un altro smacco per i tifosi del Venezia, dopo l’abbandono del patron che perdono mezza squadra. Un movimento di mercato anomalo, anzi, unico nel suo genere per modi e tempi, un fatto che lascia tutti a bocca aperta, ma ben in linea con il profilo di un presidente che con le proprie squadre ha sempre avuto il piglio del padre-padrone. Uno che tutto può e che di tutti dispone. Quella stagione era finita con la retrocessione in B contemporaneamente, Zamparini pareva incontrare difficoltà nel realizzare uno stadio di proprietà sulla terraferma. E allora salta il banco, il club è in vendita ed ecco il Palermo.

DAL FURTO ALLA VITTORIA AL BARBERA – E se a Palermo c’è entusiasmo, per un nuovo inizio, a Venezia è tutto da ricostruire. In squadra, dopo il “furto di Pergine”, rimangono solo l’allenatore, Gianfranco Bellotto, i senatori Brivio, Bettarini, Pavan e Bressan oltre a qualche giovane. Malgrado ciò la stagione comincia e gli arancioneroverdi non reciteranno certo la parte delle vittime sacrificali. Nella stagione 2002-03 Palermo e Venezia giocano entrambe nel campionato di B, ovviamente con obiettivi diversi. I siciliani puntano alla Serie A, i veneti, vista la situazione economica, alla salvezza. Risultato a fine anno: i rosanero si ritroveranno a leccarsi le ferite per una promozione mancata, ma acciuffata un anno dopo con la squadra di Luca Toni ed Eugenio Corini. Mentre i lagunari si godranno una prodigiosa permanenza in cadetteria grazie ad un tranquillo 13° posto. Di quella stagione resta la sfida Palermo-Venezia al Barbera. Era il 10 novembre 2002, in campo ci sono ben 7 ex e 11 veneti con la carica agonistica delle gare da non sbagliare. E infatti, vince il Venezia per 2-0 grazie ai gol di Drazen Brncic e Paolo Poggi. Dopo il “furto”, una piccola soddisfazione ci stava tutta. E da quel giorno le sfide al Barbera tra i due club non sono mai banali.