Escl. Nelson: «Tifosi Palermo nel cuore. La verità su mio addio e retrocessione»

Arrivato a Palermo a gennaio 2013, grazie all’allora dirigente rosanero Pietro Lo Monaco, Nelson è stato uno dei protagonist della stagione terminata con la retrocessione dei siciliani dalla serie A alla B. Il terzino destro naturalizzato portoghese, oggi in forza agli spagnoli dell’Alcorcon, ha indossato la maglia del Palermo in otto occasioni, siglando anche una rete. Intervistato in esclusiva da Ilovepalermocalcio, l’ex rosanero ha parlato dei suoi ricordi tra le fila del club di viale del Fante, dell’attutale momento dei rosanero e non solo. Ecco le sue parole:

Nonostante la vittoria sulla Fiorentina, l’epilogo della stagione del Palermo sembra destinato ad essere lo stesso del campionato 2012/13…

«Sono sincero non ho seguito molto il campionato italiano quest’anno, ma tutte le volte che ho dato un’occhiata ho sempre fatto attenzione ai risultati del Palermo. Nonostante io non abbia giocato tantissimo mi dispiace tanto per la situazione che stanno vivendo soprattutto i tifosi che non meritano di soffrire così per la loro squadra del cuore».

La tua avventura a Palermo è durata solamente mezza stagione. Pensi sia stato un errore scegliere di vestire la maglia rosanero?

«No, questo non l’ho mai pensato. Certo arrivai in una situazione delicata sia per la classifica della squadra che per le vicissitudini interne al club. La mia situazione non migliorò e pagai nel complesso il difficile momento. Per la mia carriera non fu il massimo perché una retrocessione segna sempre a mio parere il percorso di un giocatore, ma umanamente l’esperienza di Palermo mi ha lasciato tanto. Mi ha aiutato nel mio percorso di maturazione come uomo e calciatore e poi terrò sempre con me il modo nel quale mi trattavano i tifosi nonostante tutto».

Perché quel Palermo non riuscì a salvarsi?

«Beh quella squadra aveva degli ottimi giocatori, diversi di loro anche titolari nelle rispettive Nazionali. Però il gruppo non era compatto e l’organico non era stato strutturato nel migliore dei modi. A gennaio ci fu una vera e propria rivoluzione e questo aspetto giocò il suo ruolo. Poi cambiammo tre allenatori nel giro di pochi mesi, una situazione che mi impressionò particolarmente».

A Palermo hai collezionato otto presenze. C’è qualche ricordo particolare che ti lega all’esperienza in rosanero?

«Sicuramente il debutto contro l’Atalanta. Fu una giornata agrodolce per me. Giocare per la prima volta nella serie A italiana e siglare un gol fu per me molto bello, ma tutto venne macchiato dalla sconfitta finale».

È vero che l’ormai ex presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, voleva decidere la formazione?

«Non capivo benissimo la lingua italiana quindi per fortuna restai estraneo a queste cose (ride, ndr). Comunque non ho avuto il tempo di conoscere bene il presidente e il direttore Lo Monaco. Con Sannino invece è stato diverso. Nonostante non giocai tanto, apprezzai molto il suo modo di esser diretto e senza filtri. Una persona spettacolare che mi ha insegnato tanto. Il tutto condito da un tocco di sana follia che lo contraddistingueva».

Come mai al termine della stagione è arrivata la rescissione del tuo contratto?

«Si tratta di una soluzione sulla quale ha inciso la retrocessione. Il club mi ha fatto capire che non avrebbe più puntato su di me, credo anche per l’elevato ingaggio che percepivo fuori dalla portata di un club in serie B. Mi è stato cosi detto di trovarmi una squadra e poi il rapporto si è chiuso con la risoluzione».