Corriere dello Sport: “Il tecnico non vuole dimettersi. Foggia-Zeman, braccio di ferro”

L’edizione odierna de “Il Corriere dello Sport” si sofferma sulla situazione in casa Foggia e la rottura con Zeman.

Separati in casa, nel Foggia la rottura fra Zeman e Canonico sembra approdata a un punto di non ritorno. L’esonero, clamoroso, del direttore sportivo Peppino Pavone al termine della gara interna contro il Latina (1-3) apre il fuoco amico sul boemo, probabilmente il vero bersaglio della rappresaglia presidenziale. Ieri era stata ventilata la convocazione di un vertice, voce che non ha trovato poi conferma ufficiale. Nel pomeriggio la squadra si ritroverà per la ripresa degli allenamenti, Zeman sarà al suo posto e non sembra intenzionato a dimettersi come forse vorrebbe il presidente: sarà uno snervante braccio di ferro? Tra i due, a dir la verità, non c’è mai stato un grande feeling, ma fin quando i risultati arrivavano tutto ovviamente filava liscio. Il ko interno contro il Latina sembra aver aperto completamente la valvola dei rancori. Eppure la sconfitta avrebbe molte attenuanti: i rossoneri sono scesi in campo dopo un mese di inattività e nel pieno della bufera da Covid (5 giocatori in isolamento). A fine partita il numero uno rossonero ha però sfogato la rabbia per la sconfitta silurando Pavone, ovvero il trait d’union fra allenatore e presidente, l’uomo della perseveranza e del dialogo.

SCENARIO CONFUSO. La convivenza fra Zeman e Canonico, senza il cuscinetto di Pavone, appare incerta e problematica. Sul piano tecnico le operazioni di mercato saranno portate avanti da Emanuele Belviso, il direttore sportivo in pectore, figura di garanzia del presidente che già collaborava con Pavone. Proprio sulla campagna acquisti sono cominciate le prime frizioni, da quando Canonico voleva portare a Foggia Kragl (ottobre) e il boemo rispose «no grazie». Ora il «casus belli» si chiama Hachim Mastour, marocchino di 23 anni, ex promessa del Milan, in tribuna domenica allo Zaccheria. Giocatore non richiesto da Zeman che a fine partita lo ha ricordato così: «Prometteva tanto tempo fa quando era al Milan, poi non l’ho più visto giocare da grande». La misura, forse, è colma.