Corriere dello Sport: “Champions League. Stasera Psg-Juventus. Le probabili formazioni”

L’edizione odierna de “Il Corriere dello Sport” si sofferma sulle probabili formazioni della gara Champions di stasera.

Danno la Juventus a otto contro uno. Un po’ esagerato, forza. Va bene che il Paris Saint-Germain negli ultimi dieci anni ha speso sul mercato più o meno quanto vale il decreto bollette e va bene che questa Juventus sta invece mettendo un mattone sull’altro, faticosamente e da brava operaia. Va bene che Galtier ha la sindrome dell’abbondanza e si è assicurato fama futura promettendo a Messi, Neymar e Mbappé che uno alla volta finiranno tutti provvisoriamente in panchina, e a chi tocca non se la prenda per favore, mentre Allegri guarda rattristato decimarsi l’abile e mirabile mercato estivo: Pogba tra menischi e marabutti ha altro a cui pensare, Di Maria che dovrebbe essere la marcia alta del motore bianconero continua a incepparsi, e lasciamo pure da parte Chiesa.
Ma, santo cielo, contano anche altre cose. Per cominciare, la Juve non ha mai perso con il Psg: due pareggi e sei vittorie. L’ultima nel 1996 e d’accordo, erano altri tempi per tutti. Da una parte non era ancora arrivato il fondo sovrano del Qatar, dall’altra c’era un campionato italiano che tanti vedevano come un orizzonte di gloria. Il mondo nel frattempo è cambiato, da noi si prendono volentieri gli esuberi altrui compresi quelli del Psg medesimo: Paredes e Di Maria, naturalmente, e Wijnaldum, mentre a Parigi si trasferiscono i migliori del resto del mondo, Donnarumma e Verratti, e Hakimi, e Messi e Neymar dal Barcellona perché non siamo soli nel declino.
Ciò non toglie che la Juve non viene qui a porgere guance. Non lo fa mai in Champions League. Operaia, ma di quelle arrabbiate. Con un centrocampo ben distribuito, dove regna l’ordine allegriano e non esiste un centimetro di campo lasciato scoperto (quando gioca Miretti ci si diverte). Con la gamba energica adatta a superare gli sbarramenti dilatati di una squadra che per forza di cose tende a spaccarsi in due. Con un Vlahovic fresco e un po’ innervosito un po’ rinfrancato per non essersi dovuto esibire a Firenze. Con un Bonucci in più per difendere e rilanciare. Consapevole di essere portatrice, fors’anche contro la sua natura, di una concezione del calcio diversa da quella parigina. Ciò che il Psg ha costruito per accumulazione, una rosa teoricamente in grado di vincere la coppa, la Juve sta allestendo per selezione.
Intanto porta nella tana degli avversari, il Parco dei Principi dove convivono storia, archiettura e modernità, un messaggio politico. Nel suo piccolo. Si sa come siano gli schieramenti: il conservatore Al-Khelaifi, presidente del Psg, contro il progressista Andrea Agnelli, numero uno della Juve, fondatore e fautore della Superlega, e oggi le delegazioni si incontreranno pure nel pranzo ufficiale. Non è detto che la Superlega sia un progresso, ma non è questo in discussione. Ogni incontro ravvicinato rappresenta un’occasione per mettere alla prova le due visioni del futuro. Così ieri Al-Khelaifi ne ha parlato ai FootballTalks promossi dalla federazione portoghese: «L’ecosistema del calcio è più grande di ogni singola squadra. Io e i miei colleghi dell’associazione dei club siamo contrari alla Superlega perché impedirebbe a una società piccola di diventare di colpo grande». Molti sostengono sia il medesimo effetto collaterale del fair play finanziario, ma lasciamo stare. Il punto è che Juve e Psg non sono quasi amici, né in campo né fuori.