Gds: “Maturità, il ministro: «Sarà un esame serio». Al ministero valutano anche la possibilità di non rientrare sui banchi”

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L’edizione odierna del “Giornale di Sicilia” si sofferma sull’esame di maturità 2020, che sarà «serio e non farà perdere quel sapore» proprio dell’esame di Stato. Parola della ministra dell’Istruzione che per la prima volta ha ammesso: «Stiamo pensando a tutte le possibili soluzioni, se si tornerà a scuola, chiaramente». Facendo quindi intendere che la possibilità di non rientrare sui banchi fino a settembre è purtroppo una ipotesi in campo. Ma è certamente quella meno gradita al ministero dell’Istruzione, dove si studiano da settimane gli scenari in vista del rientro a scuola dopo Pasqua (poco possibile), nel mese di maggio (più probabile) o appunto su una non riapertura fino a settembre. Sulla maturità e gli esami di terza media, la ministra ha accennato alla possibilità di una prova «in cui ogni classe si regolerà in base al programma effettivamente svolto»; di più la titolare del ministero dell’Istruzione non ha detto ma potrebbe probabilmente trattarsi di una tesina, come chiedono da giorni gli studenti, che sostituirebbe la seconda prova scritta ed è possibile che le commissioni siano interne, perché meglio di quelle esterne sanno fino a che punto il programma è stato svolto. Azzolina ha comunque ricordato che «l’esame di Stato riguarda il percorso compiuto lungo i 5 anni di scuola superiore» ma che al tempo stesso occorre tutelare i ragazzi «su quella parte di programma da febbraio a giugno» che effettivamente è stato svolto. Sulle problematiche inerenti i voti da dare attraverso la didattica a distanza, la ministra ha evidenziato che i docenti «hanno la piena libertà di valutare come ritengono, moltissimi già lo stanno facendo» e ha aggiunto di non avere «l’ossessione del voto: importante è stare vicino ai ragazzi, che in questo momento sono smarriti». Ha poi assicurato che sta per firmare il decreto con il quale vengono assegnati gli 85 milioni per la didattica a distanza che funziona «a macchia di leopardo» ma comunque non vede una contrapposizione Nord-Sud e solo «una minima parte dei docenti ha incrociato le braccia» di fronte alle novità poste dalla nuova forma di insegnamento.