Gazzetta dello Sport: “Il Catania ha un’anima. Biagianti, vero capitano”

Il capitano multiuso. Marco Biagianti, secondo qualcuno, doveva essere una semplice icona per traghettare il Catania dalla crisi da risultati, o peggio ancora dalla crisi di identità, visto che vive una realtà che non gli appartiene, la Lega Pro, verso mondo migliori. Nelle due partite di campionato, invece, sono riemerse le anime di questo ragazzo, che tre anni fa era stato defenestrato senza tanti complimenti dall’allora dirigente Pablo Cosentino, quando già il campionato era cominciato. E, richiamato da Lo Monaco, si è subito calato nella parte.

RABBIA Contro la Juve Stabia è emersa la sua parte tecnica. Impegno, sempre, ma soprattutto qualità al servizio del centrocampo. Ad Andria, invece, il numero 27 si è dannato l’anima, portando a termine una prestazione tutta grinta e fisico. Anche con rabbia – è stato ammonito per difendere un compagno di squadra scalciato da un avversario –, Marco si è distinto in una domenica in cui il regista Scoppa non ha dato alla squadra la velocità che serviva e in cui il laterale brasiliano Silva si è adattato ai ritmi della formazione pugliese senza eccessive accelerazioni. Marco ha corso per tre, a volte, e se nel finale di partita avesse anche segnato invece di timbrare il palo, per lui sarebbe stata davvero una giornata perfetta.

I CAMBI «Il Catania – sono parole del tecnico Rigoli, che ha elogiato Biagianti e tutto il gruppo – esce rafforzato da questa sfida che ha cercato di vincere, ma che avrebbe anche potuto perdere, per via di quel palo timbrato dall’Andria con Fall nei minuti di recupero. La nostra è stata una prestazione coraggiosa. Ho cambiato le punte esterne Calil e Russotto con Barisic e Piscitella per trovare soluzioni diverse. Non che le precedenti fossero negative, ma ho pensato di mutare l’assetto negli ultimi venti metri».

NELLA STORIA Ed ecco perché, sulla rovesciata di Fornito a ridosso della zona centrale, a pochi metri dell’area, Biagianti ha costruito l’azione da gol più pericolosa, facendo seguito a quelle firmate da Russotto nel primo tempo. Il Catania ha dato l’impressione di essere un gruppo compatto, con un capitano che mette sempre il cuore su ogni azione. Che difende, ma anche rilancia la manovra, trovando con i tempi giusti la verticalizzazione. Quest’ultimo è un gesto da regista puro, visto che Marco ha coperto questo ruolo anche a Livorno, in B, prima del ritorno … a casa. Adesso è mediano interno, incarico che lo porta a correre il doppio. Marco non si preoccupa: si concentra e dà tutto. Esce stremato dal campo, ma contento. Il Catania era il suo punto di orgoglio e ha voluto fortemente il ritorno alla base. Adesso aiuta il Catania a risalire. Ieri sui social i tifosi hanno sottolineato impegno e prestazione da vero capitano. Il riconoscimento più gratificante per il toscano, che ormai parla il dialetto e posta le foto della partita perché rimangano nella storia. La storia sua e della città“. Questo quanto riporta l’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport”.