Claudio Ranieri: «Catania e Palermo palestre di vita e di calcio. Vi dico perchè dissi no a Zamparini»

L’edizione odierna de “La Repubblica” ha intervistato Claudio Ranieri, il quale si è espresso anche su Catania e Palermo.

Ha interpretato con il Leicester la leggenda più incredibile del calcio moderno, una delle grandi imprese sportive di sempre. Sono passati cinque anni. E a Watford, Claudio Ranieri, settant’anni lo scorso ottobre, un passato da giocatore con Catania e Palermo che oggi si affrontano nel derby, ci riprova. Dalle “volpi” ai “calabroni”; da Andrea Bocelli, interprete del “Nessun dorma”, momento più emozionante alla festa scudetto, a Elton John, ex proprietario del Watford e ancora legato sentimentalmente al club.

Da calciatore, la sua culla il Sud e la Sicilia. «A Catanzaro otto stagioni, poi due a Catania e due a Palermo. Catanzaro una parentesi particolare della carriera. Dopo la Roma, con appena sei partite all’attivo, che significavano poco, tentavo di capire qual era il mio avvenire. In cinque campionati di A e tre di B, due volte siamo stati promossi e una volta abbiamo perso allo spareggio. Un periodo vissuto al massimo».

Dici Ranieri e c’è un filo indissolubile che lo lega a rosanero e rossazzurri, indimenticabile come i primi amori. «Passai al Catania a 31 anni, una scelta felice. Era la formazione di Roberto Sorrentino, Mastalli, Cantarutti, Morra, guidata da Gianni Di Marzio con cui avevo trionfato anche a Catanzaro. Giocavamo a memoria e con grinta. Come dimenticare gli spareggi di Roma, con il Como di Burgnich e la Cremonese di Vialli? I 40mila sugli spalti dell’Olimpico e l’amore dell’ambiente? Da brividi. In A, sbarcarono gli stranieri, Luvanor e Pedrinho, e l’avventura finì. Sono stato veramente bene».

Come del resto a Palermo, sempre da capitano, in rosanero l’ultima pagina da calciatore. «Il primo anno straordinario, con Rosati al timone. Un vero uomo il povero Tom che poi sarebbe morto di tumore nel corso dell’estate. Portare i rosa in B, una vera impresa considerato che venne ucciso il presidente Parisi e la stagione successiva la società fu cancellata. La squadra era una miscela di elementi navigati e di ragazzini come De Vitis, Maiellaro e Bigliardi. Ernesto Bronzetti, il direttore sportivo. Poi, invece, con Angelillo e Veneranda non si instaurò un buon rapporto. E il fallimento mise fine a tutto».

Ranieri fu l’ultimo a partire. «Mi dispiaceva andare via perché la Sicilia era entrata nel mio cuore. Avevo scelto la C proprio come palestra per fare l’allenatore, volevo conoscere la categoria, la mentalità dei singoli e se ero capace di intraprendere un nuovo percorso. Il Sud mi ha formato, ho imparato a soffrire, ad inventarmi la vita giorno per giorno e a non arrendermi mai».

Nel 2005, Zamparini, tentò di portarla in rosa. La risposta fu “Grazie no”. «Forse avevo un’altra proposta e volevo aspettare prima di legarmi a lui. Zamparini ha portato campioni, considerazione e l’Europa, anche se poi è finita come sappiamo. Non sempre è facile pescare ragazzi d’oro, venderli e rimpiazzarli. Ma il presidente che verrà ricordato a lungo sarà Renzo Barbera, persona squisita che ho avuto la fortuna di conoscere e che rappresentava quell’umanità che oggi non esiste più».

Palermo in salute; Catania con problemi di futuro; il i Messina in C naviga fondo alla classifica, il Trapani in D stenta e l’Fc Messina è stato addirittura escluso. «Ci vogliono imprenditori, gestioni oculate e soldi. Io ho vissuto l’epoca dell’attaccamento, dell’amore verso le città, del calore della gente. Ricordo che a Catanzaro, con il presidente Ceravolo, il contratto si chiudeva con una stretta di mano e lo svincolo non esisteva. Il Palermo, comunque, mi sembra sulla strada giusta. Al Catania auguro di risolvere al più presto le incertezze in modo da trovare la necessaria serenità».

Nel murale del Cibali, la Hall of Fame di cinquanta protagonisti della storia rossazzurra. E c’è Ranieri, votato dai tifosi. «Ah, che bello! Hanno inserito anche Roberto Sorrentino? Sono contento.
Suo figlio Stefano aveva quattro anni quando col papà conquistammo la serie A. E Stefano al “Barbera” ha lasciato magnifici ricordi».

Oggi derby: il Palermo per continuare l’inseguimento al Bari, il Catania per reagire alle difficoltà. «Le due città, in C, sono un nonsense. Però, inutile piangere sul latte versato, piuttosto è vero che la Sicilia dovrebbe avere almeno due club in A. Lo meriterebbe. Impossibile fare pronostici, sono sempre partite speciali. Preferisco una frase scontata: mi auguro che sia una bella partita e che vinca il migliore».