Gds: “Tagliando al Reddito di cittadinanza. Più strumenti alla ricerca del lavoro”

Maggiore attenzione per le famiglie numerose e controlli rigidi

L’edizione odierna de “Il Giornale di Sicilia” si sofferma sul Reddito di Cittadinanza.

Una sintesi efficace l’ha fatta l’Ocse. Il reddito di cittadinanza «ha contribuito a ridurre il livello di povertà delle fasce più indigenti della popolazione» ma «il numero di beneficiari che di fatto hanno poi trovato impiego è scarso». La misura, fortemente voluta dal M5s, divide le forze di maggioranza.

Di certo il governo ha aperto un “cantiere” per introdurre modifiche a questo strumento, anche con l’istituzione di un’apposita commissione di esperti, ma non per cancellarlo. Le modifiche saranno in legge di Bilancio, ha fatto trapelare il premier Mario Draghi che nel recente passato ha detto di condividere la filosofia di questo strumento che però «ha alcuni limiti, soprattutto per quanto riguarda le politiche attive del lavoro».

Dai meccanismi per la ricerca del lavoro all’impatto sulle famiglie numerose: a due anni e mezzo dall’entrata in vigore alcuni nodi stanno venendo al pettine e saranno affrontati. Politiche attive e lavoro di cittadinanza: Il collegamento tra la percezione del reddito e la ricerca del lavoro è il grande flop della misura. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando sta lavorando ad un progetto per le politiche attive, che non tocca però il reddito di cittadinanza. Al momento il ministero punta al rafforzamento dei centri per l’impiego anche se da questi passa meno del 5% delle assunzioni. Il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha invece ipotizzato la trasformazione in lavoro di Cittadinanza: l’idea è quella di porre in collegamento l’aiuto dello Stato al fatto che molte aziende lamentano al Mise di non riuscire a trovare manodopera non specializzata. Un nodo legato anche al fatto che il reddito di cittadinanza – viene evidenziato – diventa una sorta di concorrenza rispetto a lavori caratterizzati dal salario basso.