Gazzetta dello Sport: “Palermo, romanzo popolare. Da De Garston a Zamparini tra nobili e politici: una presidenza e mille storie”

Il primo fu un console inglese. La storia dei presidenti del Palermo dal primo novembre 1900 è ricca di personaggi che hanno segnato un’epoca non soltanto calcistica.

MISTER EDWARD Fondato da Ignazio Majo Pagano, l’Anglo Palermitan Athletic and Football Club comincia la sua avventura con 12 soci che versano una tassa di entrata di 10 lire e un mensile di 2, i colori del club sono rosso e blu: diventeranno rosanero il 27 febbraio 1907, 110 anni dopo si dimetterà Zamparini. Edward De Garston, console d’Inghilterra a Palermo, è il primo presidente, resterà in carica fino al 1902. Majo Pagano, il fondatore, ricoprirà la carica più alta dal 2 febbraio 1904 al 10 gennaio 1908.

I NOBILI Sono tanti gli appartenenti alla nobiltà che ricopriranno la carica di presidente: prima c’erano stati i baroni Vannucci e Pottino, il conte Liotta. Ci saranno anche il barone Giovanni Sergio e il conte Airoldi. Nel 1929 tocca al barone Luigi Bordonaro di Gebbiarossa che resterà in carica per due anni, protagonista anche nell’automobilismo. È una svolta: la società diventa più forte e più professionale, l’obiettivo dichiarato è arrivare in serie B. E ci riesce subito.

L’EPOCA DEL PRINCIPE Ancora un nobile, il barone Stefano La Motta, anche lui appassionato di automobilismo, nella stagione 1947­48: riporta il Palermo in A e si dimette come aveva promesso. Irrompe nella storia del Palermo il principe Raimondo Lanza di Trabia. Il commissario straordinario è Giuseppe Guzzardella, ma il vero proprietario è il principe irrequieto, che suggerisce l’ingaggio di Viani come allenatore e acquista nell’aprile 1950, attingendo al suo patrimonio personale il danese Bronee, costato 13 milioni e 927 mila lire. E sarà proprio Bronee, dopo alcune intemperanze caratteriali, a lanciare i rosanero. Il 26 gennaio 1951 Lanza di Trabia diventa presidente del Palermo, che si sposta in aereo, alloggia in alberghi di lusso. Uno di questi è il Gallia, che diventerà la sede del calcio mercato, geniale invenzione del principe. Ma il personaggio è incostante. Nel campionato successivo il Palermo parte alla grande, nelle prime 11 giornate è in testa alla classifica con Milan e Juve. All’inizio del girone di ritorno Lanza di Trabia parte per la Persia, dove ospite dello scià va a caccia di tigri. Senza la sua carica il Palermo precipita e conclude il campionato all’11° posto. Il principe lascia la presidenza a fine stagione.

I POLITICI Il primo della lista è Mario Fasino, poi Ernesto Pivetti, Giuseppe Seminara, Ernesto Di Fresco, Luigi Barbaccia e Franz Gorgone. La novità si chiama Casimiro Vizzini, socialdemocratico, che diventa presidente dal campionato 1957­58. Resterà fino al 1962­ 63, ricoprendo anche la carica di commissario straordinario. Verrà affiancato da Totò Vilardo, segretario e anima della società. Il campionato da incorniciare è il 1961­62, Nonostante una brutta partenza i rosanero si piazzeranno ottavi, miglior piazzamento della storia prima di Zamparini. Clamorosa la vittoria a Torino con la Juve (4­2). Ma l’anno dopo è retrocessione e fine dell’era Vizzini.

ARRIVA BARBERA Bisogna attendere il 4 maggio 1970 per salutare l’arrivo di Renzo Barbera alla presidenza. Prima di lui gestioni sofferte, un’importante azione di risanamento di Luigi Gioia. Barbera, industriale del latte, è un grande appassionato. Si è sempre vantato di aver fatto la gavetta, guidando la Juventina nei dilettanti con Vycpalek in panchina e Arcoleo in campo. I dieci anni di presidenza di Barbera rimangono nel cuore dei palermitani, che hanno voluto bene a questo gentiluomo, che si proclamava (e lo era) tifoso come loro. Un personaggio che non ha esitato ad ipotecare la villa di famiglia in cui abitava per sostenere economicamente il Palermo. Il bilancio calcistico di questi dieci è costituito da una promozione in A, due finali di Coppa Italia perse con Bologna ai rigori nel 1974 e con la Juve ai supplementari.

I DRAMMI Il dopo Barbera è una storia di drammi sportivi e di una tragedia. Il Palermo per la prima volta nella sua storia retrocede in C nel 1984, viene pesantemente coinvolto nel secondo scandalo scommesse e non sconterà la penalizzazione nel campionato ’86­87 perchè verrà radiato dai ranghi federali l’8 settembre 1986. Una tragedia il 23 febbraio 1985: il presidente del Palermo, ingegnere Roberto Parisi, imprenditore e titolare dell’Icem, la società che cura per conto del Comune l’illuminazione in città, viene assassinato dalla mafia col suo autista. Gli subentra Salvatore Matta, ma ormai il destino del Palermo è segnato e la radiazione arriva poco più di un anno dopo.

LA RINASCITA Dopo un anno di assenza dalle scene calcistiche, il Palermo riparte dalla C2 nel 1987­88. Conquista subito la C1 sotto la presidenza di Salvino Lagumina, ex vicepresidente del Banco di Sicilia. Non è solo, con lui tanti imprenditori. Ma nel giugno ‘89 lascia o è costretto a farlo. Il Palermo passa nelle mani di Giovanni Ferrara e Liborio Polizzi, che si alternano alla presidenza, conquistano la B, retrocedono e finiscono poi in C2 ma verranno ripescati. I risultati sono modesti, la situazione economica drammatica. Ci pensa Franco Sensi, proprietario della Roma, a rilevare il pacchetto azionario del Palermo nel marzo 2000. Presidente del Palermo è Sergio D’Antoni, che si autodefinisce il valore aggiunto dell’operazione. Un anno di transizione, poi una sofferta promozione in B nel 2001. Sensi resiste ancora per poco: nell’estate del 2002 Zamparini rileva il pacchetto azionario del Palermo, aprendo un’era di 15 anni che si è conclusa lunedì“. Questo quanto si legge nell’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport”.