Da Perugia: “Baldini, l’allenatore che voleva essere Federico II ma che non è stato neanche Savonarola”

Le dimissioni di Silvio Baldini ha lasciato tutti di sasso a Perugia, il tecnico arrivato appena tre giornate fa, dopo l’ennesima sconfitta ha deciso di lasciare. Il portale umbro “TifoGrifo.com” ha dedicato il seguente editoriale all’ex Palermo:

“Quando si è presentato a Perugia, più o meno un mese fa, Baldini lo ha fatto con l’atteggiamento spavaldo che appartiene ai conquistatori. Un moderno Federico II di Svevia pronto a sferrare l’assalto alla serie A.  “Ho accettato – disse al tempo – perché sono convinto di poter realizzare qualcosa di importante. Non sono venuto a fare il pensionato, andiamo in serie A. O almeno proviamoci”.  Dopo tre partite in cui ha totalizzato zero punti, incassato sei reti contro le due realizzate, ha deciso di farsi da parte. Baldini ci ha messo del suo con una rivoluzione tattica che non ha giovato alla squadra. L’ultima decisione discutibile è maturata contro il Sud Tirol quando ha accantonato Bartolomei – al momento il miglior centrocampista della rosa biancorossa – per rispolverare il redivivo Vulic.  Nella sua conferenza d’addio Baldini ha fatto intendere che i calciatori sono lontani dal quel concetto di famiglia a cui tiene molto. 

Convinto erroneamente di essere la persona giusta, avrebbe deciso di dimettersi – a suo dire – anche in caso di successo. Il motivo è semplice ed alberga in atteggiamenti di squadra a lui poco graditi. “Questa è una squadra con buoni giocatori e bravi ragazzi ma non sono una famiglia. Ci sono egoismi creati nel tempo e creati dalle condizioni che non mi piacciono”.  Una decisione che stupisce. È vero, l’allenatore ha sempre agito seguendo i dettami del suo cuore, dimostrando di non essere attaccato al vil denaro, ma da una persona dal nobile animo come il suo, ci saremmo aspettati un finale diverso. Non certo che abbandonasse la nave nel mare in tempesta scaricando la colpa sull’egoismo della squadra. Savonarola combatté la chiesa dall’interno. Finì lui stesso al rogo dopo aver dato il via a divini falò della vanità. Ma non rimise il saio al chiodo puntando il dito contro i suoi domenicani”.