Gds: “Palermo, gli operai denunciano. Boss condannati”

L’edizione odierna de “Il Giornale di Sicilia” si sofferma sugli operai che denunciano il pizzo.

Dallo spaccio a macchia di leopardo alle estorsioni a negozi e cantieri. Ed è pure dal mondo dell’edilizia, troppo spesso succube silente delle pressioni della mafia, che è arrivato il colpo di grazia al clan di Porta Nuova. Grazie alle denunce dell’imprenditore taglieggiato e dei suoi operai è stato possibile inchiodare e fare condannare i responsabili delle richieste di pizzo e delle intimidazioni. Ieri si è concluso in primo grado il processo con 28 imputati per associazione mafiosa ed estorsione e dove sono stati risarciti imprenditori e operai, vittime dei condizionamenti di Cosa nostra. La sentenza costituisce un fatto senza precedenti dato che per la prima volta in città, in un processo di mafia ed estorsione, oltre al titolare dell’impresa edile anche i suoi lavoratori, oggetto di intimidazioni, si sono costituiti parte civile con l’ausilio di Addiopizzo.

L’operazione dei carabinieri «Vento» scattò nel luglio del 2022 dopo l’omicidio del boss Giuseppe Incontrera. Nella retata era finito il figlio Salvatore che ha avuto inflitti 18 anni. Queste le altre condanne decise nella sentenza del gup Cristina Lo Bue (pm Gaspare Spedale): Giuseppe Giunta (20 anni); Tommaso Lo Presti (20 anni); Calogero Lo Presti (16 anni); Domenico Lo Jacono (14 anni); Salvatore Di Giovanni (10 anni e 8 mesi); Antonino Ventimiglia (18 anni e 6 mesi); Roberto Verdone (20 anni); Nicolò Di Michele (20 anni); Giuseppe D’Angelo (13 anni); Massimiliano D’Alba (12 anni); Antonino Fardella (12 anni e 8 mesi); Antonino Stassi (17 anni e 11 mesi); Maria Carmelina Massa (12 anni e 8 mesi); Andrea Damiano (20 anni); Gioacchino Pispicia (12 anni e 10 mesi); Gaetano Verdone (17 anni e 9 mesi); Antonino Bologna (7 anni e 4 mesi); Leonardo Marino (20 anni); Filippo Burgio (17 anni e 9 mesi); Vito Lo Giudice (7 anni e 10 mesi); Francesco Cerniglia (4 anni e 8 mesi); Antonino Talluto (4 anni e 4 mesi). Assoluzione invece per Giorgio Stassi, Francesco e Marco Verdone e Gioacchino Fardella.

Ristoranti, ricevitorie, centri scommesse, pescherie: nessuno sfuggiva al contributo alle casse della famiglia, altrimenti erano minacce e violenza. Erano i picciotti del clan a gestire sei piazze di spaccio, localizzate nei centralissimi quartieri del Capo, della Vucciria, di Ballarò e della Zisa (via dei Cipressi, piazza Ingastone e via Regina Bianca). Gli inquirenti avevano ricostruito due episodi estorsivi e cinque tentativi di estorsione a imprenditori e commercianti del centro cittadino. Oltre a due rapine a mano armata finalizzate a rimpinguare le casse del sodalizio