Catania, polemica Pulvirenti-Sigi. E i tifosi cercano sponsor su Telegram

L’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport” si sofferma sul Catania con la polemica nata tra Pulvirenti e Sigi, ma soprattutto con i tifosi a caccia di sponsor.

Il momento di vuoto calcistico in una città abituata a lottare spingendo dalle tribune e dalle curve la squadra, a prescindere dal risultato, pesa. Oggi più che mai, visto che il campionato di serie C, chiusa la stagione regolare, guarda agli spareggi per la B che il Catania avrebbe probabilmente disputato. Da un lato si guarda soprattutto avanti, alla ricerca di un gruppo che possa permettere a tifosi e all’intera comunità di voltare pagina guardando con fiducia al domani. Dall’altro non mancano le polemiche per un fallimento che ha lasciato comprensibilmente scorie vistosissime.

Nelle ultime ore sono state rilanciate le dichiarazioni che l’ex presidente rossazzurro, Antonino Pulvirent, ha rilasciato a «La Sicilia» sull’operato della Sigi ma anche su aspetti riguardanti il ruolo di Finaria, ovvero la società capofila del gruppo imprenditoriale dell’ex patron, la fideiussione di Torre del Grifo che non è stata sostituita da Sigi: «Un adempimento grave che potrebbe portare a scenari inimmaginabili». A questo ha risposto il presidente Ferraù: «Quando abbiamo rilevato il Catania, c’erano 58 milioni di debiti che Sigi non è riuscita a rimarginare. Dal mese di settembre 2020 avevamo trovato i conti pignorati per debiti della precedente stagione. Ecco perché abbiamo scucito soldi di tasca nostra. La mancata ricapitalizzazione? Non avevamo fondi illimitati, ma abbiamo speso 6 milioni. Non è bastato. Abbiamo tentato a discapito di chi a Catania è rimasto solo a guardare».

In questo clima d’incertezza è diventato virale l’appello che, tramite un canale Telegram, un gruppo di tifosi ha lanciato scrivendo ad una trentina di società, fondi, marchi di respiro internazionale come Fendi, Gucci, Dolce e Gabbana, Red Bull. «Per molti sembrerà una follia ma l’amore per i colori rossazzurri e il dolore che proviamo adesso ci ha portato a spedire le pec ai colossali finanziari per tentare l’impossibile».