Abete attacca la gestione della FIGC: «Caos frutto della superficialità. Non mi ricandido»

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Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti critica il metodo che ha accompagnato le vicende federali degli ultimi mesi e invita le componenti del calcio italiano a ripartire dai contenuti. Su Malagò nessuna preclusione, ma servono progetti concreti e una maggiore capacità di confronto.

Il calcio italiano ha bisogno di una profonda riflessione sul proprio futuro, a partire dalla valorizzazione dei giovani e dalla necessità di superare le divisioni che hanno caratterizzato gli ultimi mesi della vita federale. È questo il messaggio lanciato da Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, in un’intervista concessa a TuttoMercatoWeb alla vigilia del convegno “Il Futuro in gioco”, in programma a Ferrara nell’ambito dell’iniziativa Quarto Tempo.


Al centro delle dichiarazioni di Abete c’è soprattutto la situazione della FIGC, alle prese con tensioni e questioni procedurali che, secondo il numero uno della LND, avrebbero potuto essere affrontate diversamente. Una critica che parte dal metodo seguito durante la fase elettorale e arriva alla necessità di ricostruire un percorso condiviso tra le diverse componenti del movimento calcistico.

FIGC, Abete: «È mancata l’autocritica»

Abete non nasconde le proprie perplessità sulla gestione delle vicende federali. Nel giudicare gli ultimi mesi, il presidente della LND sottolinea come il confronto si sia progressivamente concentrato su questioni procedurali e dinamiche politiche, lasciando in secondo piano il dibattito sui contenuti.

«Ci si è incartati», osserva Abete, richiamando le vicende legate al pantouflage e al tesseramento. Secondo la sua analisi, il problema nasce da un’impostazione sbagliata fin dall’inizio: invece di riunire le componenti, analizzare le criticità e individuare obiettivi condivisi, si sarebbe preferito accelerare sulle candidature e sugli accordi.

«La vera sconfitta del mondo del calcio è stata l’assenza di autocritica e capacità progettuale da parte delle componenti», afferma.

Una presa di posizione netta, che riporta al centro del dibattito la necessità di una strategia comune per affrontare le difficoltà del sistema. Per Abete, infatti, la scelta dei dirigenti dovrebbe rappresentare il punto di arrivo di un confronto programmatico, non il primo passaggio di una trattativa condotta senza un’adeguata analisi dei problemi.

Elezioni FIGC, nessuna nuova candidatura

Il presidente della Lega Nazionale Dilettanti conferma inoltre che non sarà nuovamente in corsa per la guida della Federazione. La sua precedente candidatura, spiega, aveva soprattutto l’obiettivo di contestare il metodo con cui si era sviluppato il percorso elettorale.

«Ho sempre spiegato che scendevo in campo per contestare il metodo utilizzato, perché non partiva dall’analisi dei problemi ma da accordi su altri temi», dichiara Abete, lamentando l’assenza di un vero confronto sui contenuti.

Nel suo intervento, il dirigente ricorda anche le dimissioni di Gabriele Gravina, presentate all’inizio di aprile, e il successivo percorso che ha portato alla fissazione delle nuove elezioni federali per il 14 dicembre.

È proprio su questa fase che Abete individua una delle principali criticità: «Tutto il caos procedurale che c’è stato penso sia anche frutto di una certa superficialità. Più dei contenuti, interessava l’obiettivo da raggiungere».

Parole che fotografano il malessere di una parte del movimento e che rilanciano una questione fondamentale: quale progetto deve guidare il calcio italiano nei prossimi anni?

Malagò e il futuro della Federazione: «Servono contenuti reali»

Nel valutare il percorso di Giovanni Malagò, Abete mantiene una posizione prudente, evitando di trasformare il confronto in una contrapposizione personale. Il presidente della LND chiarisce infatti che la propria componente non intende porre veti preventivi sulle candidature.

«Noi come LND non abbiamo alcun tipo di preclusione nei confronti di qualsivoglia candidatura», spiega, indicando però una condizione imprescindibile per il futuro della FIGC: la presentazione di proposte concrete.

«È il momento che escano i contenuti reali, non generici», aggiunge.

Il messaggio è chiaro: al di là degli equilibri politici e dei possibili risultati elettorali, il movimento ha bisogno di programmi credibili, capaci di affrontare i problemi strutturali del sistema. Una richiesta che riguarda la governance federale, ma anche le politiche sportive, la formazione e le opportunità offerte ai giovani calciatori.

Giovani e riforme, la LND punta sul dialogo

Accanto alle questioni politiche, Abete pone l’accento sulla necessità di investire sul futuro del calcio italiano. Il convegno “Il Futuro in gioco” nasce proprio con questo obiettivo: rafforzare il confronto tra la Lega Nazionale Dilettanti, la Federazione, il Club Italia e la Serie C.

L’iniziativa prevede anche un approfondimento sulla cosiddetta Riforma Zola, che Abete considera l’unica riforma finora concretamente avviata e che ha ottenuto attenzione istituzionale e un finanziamento attraverso i meccanismi di mutualità.

La valorizzazione dei giovani, del resto, rappresenta uno dei temi centrali del dibattito sul futuro del movimento. Per il presidente della LND, occorre rafforzare le politiche di sviluppo, favorire il dialogo tra le diverse realtà calcistiche e individuare strumenti efficaci per accompagnare la crescita dei talenti.

Coppa Italia allargata, apertura alle innovazioni

Infine, Abete affronta il tema di un’eventuale estensione della Coppa Italia alle squadre di Serie C e, in prospettiva, anche alle formazioni di Serie D. Il dirigente ricorda che, durante la sua esperienza alla guida della Lega di Serie C, i club della categoria partecipavano alla competizione.

La LND, sottolinea, resta aperta alle innovazioni, come dimostra anche l’accoglienza riservata al progetto delle seconde squadre, con Milan Futuro attualmente impegnato in Serie D.

L’apertura, tuttavia, deve confrontarsi con la sostenibilità del sistema e con le caratteristiche assunte dal calcio contemporaneo. Non basta, quindi, introdurre nuove formule: occorre verificarne la compatibilità con l’organizzazione dei campionati e con le esigenze delle società.

Il filo conduttore delle parole di Abete resta così la richiesta di un cambiamento di metodo. Meno accordi costruiti attorno agli obiettivi elettorali, più confronto sui problemi e maggiore attenzione alla progettualità. Per il presidente della LND, è da qui che il calcio italiano deve ripartire per superare le attuali difficoltà e costruire un futuro più solido.