Repubblica: “Serie A, caos VAR: De Marco ha un contratto ma non può lavorare. Scontro con Orsato e club senza risposte”
Il VAR torna al centro delle polemiche in Serie A. Dopo un avvio di stagione caratterizzato da un utilizzo limitato della tecnologia, le ultime due giornate hanno evidenziato un cambiamento nelle modalità di intervento, alimentando dubbi e perplessità tra allenatori e società. A complicare ulteriormente la situazione c’è il caso di Andrea De Marco, nominato referente arbitrale per i club ma, di fatto, impossibilitato a svolgere il proprio incarico.
A ricostruire la vicenda è Matteo Pinci sulle pagine di Repubblica, che racconta le tensioni tra il designatore Daniele Orsato e le società di Serie A attorno a una figura chiamata proprio a garantire il dialogo tra il mondo arbitrale e le squadre.
VAR, cambia il metro di giudizio: allenatori perplessi
La stagione era cominciata con le nuove indicazioni introdotte da Daniele Orsato, orientate verso un utilizzo più contenuto del VAR. Fino alla prima sosta, infatti, gli interventi della tecnologia erano stati relativamente pochi.
Nelle ultime due giornate, però, la tendenza si sarebbe improvvisamente invertita, facendo emergere il problema della mancanza di uniformità nelle valutazioni arbitrali.
Come sottolinea Matteo Pinci su Repubblica, diversi allenatori hanno manifestato difficoltà nel comprendere il criterio adottato.
Tra questi Eusebio Di Francesco, che nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Non si capisce più quale sia il metro e la cosa che fa più male è che non sai nemmeno a chi chiedere spiegazioni».
Una frase che riassume il disagio delle società, alle prese non soltanto con decisioni controverse, ma anche con l’assenza di un interlocutore ufficiale al quale rivolgersi.
Il caso De Marco: contratto da 50mila euro, ma incarico bloccato
Il nodo principale riguarda Andrea De Marco, ex arbitro individuato per ricoprire il ruolo di referente arbitrale dei club.
Secondo quanto riportato da Repubblica nell’approfondimento firmato da Matteo Pinci, De Marco avrebbe già sottoscritto un contratto da 50mila euro annui, percependo anche la prima mensilità.
Nonostante questo, al momento non sarebbe operativo.
La ragione, secondo la ricostruzione del quotidiano, sarebbe la contrarietà del designatore Daniele Orsato alla sua nomina.
Il referente arbitrale dovrebbe rappresentare il collegamento tra le società e gli organi tecnici, offrendo chiarimenti sulle interpretazioni regolamentari e sulle decisioni contestate. Una funzione particolarmente importante in una stagione caratterizzata da modifiche nel criterio di utilizzo del VAR.
Orsato voleva Abbattista, ma i club hanno posto il veto
La scelta del referente ha provocato una lunga contrapposizione.
Orsato avrebbe preferito Eugenio Abbattista, considerato un suo uomo di fiducia e tra coloro che avevano mosso accuse nei confronti del precedente designatore Gianluca Rocchi nell’ambito di un’inchiesta che, secondo quanto riferito, si starebbe avviando verso l’archiviazione.
La candidatura di Abbattista avrebbe però incontrato l’opposizione delle società, contrarie alla sua nomina dopo alcune dichiarazioni televisive critiche nei confronti del sistema arbitrale.
La questione ha così coinvolto anche Federcalcio e Lega Serie A, con un confronto su chi dovesse assumersi la responsabilità della scelta.
Undici club astenuti, De Marco scelto con sette preferenze
Alla fine era stata individuata una rosa di tre candidati: Eugenio Abbattista, Stefani e Andrea De Marco.
La votazione, tuttavia, non aveva prodotto una partecipazione unanime. Ben undici società si erano astenute, ritenendo che la scelta del referente non dovesse spettare direttamente ai club.
De Marco aveva comunque raccolto il maggior numero di preferenze, sette, ottenendo così l’incarico.
Come evidenzia ancora Matteo Pinci su Repubblica, la nomina non avrebbe però incontrato il favore di Orsato, determinando l’attuale situazione di stallo.
Orsato: «Il VAR non è spento». Ma manca il dialogo con le società
Durante l’incontro di settembre con gli allenatori, Daniele Orsato aveva cercato di rassicurare i tecnici sul funzionamento della tecnologia.
«Il VAR non è spento», aveva assicurato il designatore.
Le successive decisioni arbitrali, tuttavia, hanno riacceso il confronto sul criterio di intervento e sulla sua applicazione nelle diverse partite.
Il problema, secondo la ricostruzione di Repubblica, non riguarda soltanto il funzionamento del VAR, ma anche l’impossibilità per le società di confrontarsi con una figura ufficialmente incaricata di fornire spiegazioni.
Il risultato è un paradosso: un referente già nominato e contrattualizzato, ma non operativo, proprio mentre allenatori e dirigenti chiedono maggiore chiarezza e uniformità nelle decisioni arbitrali.
