C’è un confine invisibile che separa il Palermo dalla sua versione migliore. Alessandro Geraci, su Repubblica Palermo, lo descrive come una linea sottile ma invalicabile: quella che delimita il perimetro del “Renzo Barbera”. Alessandro Geraci su Repubblica Palermo racconta di una squadra che in casa diventa un rullo compressore, spinta dai decibel della Curva Nord e dall’entusiasmo di una città intera, ma che lontano dalla Sicilia si trasforma in una formazione fragile, quasi irriconoscibile.
La sconfitta di Pescara ne è stata l’ennesima dimostrazione. Come evidenzia Alessandro Geraci su Repubblica Palermo, il Palermo, quarto in classifica, è caduto contro l’ultima della classe dopo essere passato in vantaggio a inizio ripresa. Un ko che ha interrotto la striscia di quattordici risultati utili consecutivi e fatto svanire l’occasione di avvicinare il podio. Per Alessandro Geraci su Repubblica Palermo, i numeri raccontano una frattura netta tra il rendimento interno e quello esterno, una sorta di schizofrenia tattica che complica i sogni di promozione diretta della proprietà.
Se il campionato si giocasse solo al Barbera, i rosanero sarebbero già pronti a festeggiare. In casa, il Palermo ha costruito un fortino d’altri tempi: trentatré punti, un rendimento da vertice, pubblico costantemente oltre le ventimila presenze e una ferocia agonistica che schiaccia gli avversari fin dai primi minuti. In questa speciale graduatoria casalinga, la squadra di Inzaghi sarebbe seconda insieme al Venezia, a due lunghezze dal Monza capolista.
Ma la classifica cambia volto quando si analizzano le gare in trasferta. Lontano dal Barbera, il Palermo scivola al sesto posto con appena 18 punti, quasi la metà rispetto al rendimento interno. Meglio hanno fatto Frosinone, Venezia, Modena, Monza e Cesena. È qui che il sogno della A diretta rischia di incrinarsi tra pareggi opachi e sconfitte figlie di cali di tensione.
Inzaghi, che della cattiveria agonistica ha fatto un marchio di fabbrica, ha già richiamato i suoi dopo l’ultima uscita: «Siamo ricaduti nei soliti errori. Ripartiamo». Il problema, però, sembra mentale prima ancora che tecnico. In casa il Palermo impone ritmo, schiaccia gli avversari, sfrutta l’entusiasmo e maschera eventuali pause. In trasferta, invece, soffre l’aggressività delle “piccole”, i campi ostici, le partite sporche fatte di duelli fisici e lanci lunghi.
Serve un salto di qualità, soprattutto nella gestione emotiva. Per tornare in Serie A non basta essere dominanti tra le mura amiche: la B è un campionato che non concede sconti e richiede continuità anche lontano da casa. Inzaghi lavora sulla testa del gruppo, consapevole che occorre un Palermo formato esportazione, capace di trasferire fuori dall’isola quella rabbia e quella intensità che al Barbera fanno la differenza.
Senza questo cambio di passo, il rischio è quello di restare una splendida incompiuta. E di vedere sfumare il ritorno nell’Olimpo del calcio.