Il futuro del calcio italiano, la crisi della Nazionale e il nodo Figc. Enzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio, interviene con lucidità e realismo nell’intervista rilasciata a Repubblica, affrontando tutti i temi più caldi del momento.
Come riportato da Repubblica, Ulivieri difende il suo appoggio a Gravina: «Con noi allenatori è sempre stato corretto e ci ha aiutato a tutelare i diritti. Non dimenticate che siamo un sindacato e non pensiamo solo alle panchine di A e B». Una posizione chiara, che ha però scatenato critiche, alle quali risponde con serenità: «Sono stato rieletto con oltre il 72% dei consensi».
Secondo Repubblica, Ulivieri respinge anche le accuse legate alla longevità nei ruoli dirigenziali: «Molti parlano senza sapere». E sul tema del rinnovamento ai vertici della Figc precisa: «Voteremo un programma», senza sbilanciarsi su nomi specifici.
CRISI O CAMBIAMENTO?
Nel colloquio con Repubblica, Ulivieri affronta il tema più delicato: il livello dei calciatori italiani. «Non sono diventati scarsi», chiarisce, ma individua un problema strutturale: «Non finiscono quasi mai in prima squadra».
Un limite che, secondo Ulivieri, blocca il sistema e impedisce ai giovani di completare il percorso di crescita. Repubblica evidenzia come il presidente degli allenatori punti il dito anche contro l’eccessiva presenza di stranieri: «Un ct può scegliere su un 30% di convocabili, in Spagna e Germania è il doppio».
IL GAP CON L’ESTERO
Altro nodo cruciale, sempre sottolineato nell’intervista a Repubblica, riguarda la formazione: «Un ragazzo italiano pratica sport in media 350 ore l’anno, all’estero quasi il triplo».
Una differenza che si riflette inevitabilmente sul campo: «Se io tocco la palla centinaia di volte più di te, alla fine la tocco meglio». Un concetto semplice ma estremamente efficace per spiegare il gap tecnico.
NAZIONALE E FUTURO
Nel confronto con Repubblica, Ulivieri invita a non fermarsi alle polemiche: «Non preoccuparsi sarebbe da sciocchi, ma bisogna ragionare».
E sul possibile ritorno di Conte in Nazionale: «È un profilo importante». Un riconoscimento alla qualità del tecnico, già protagonista in azzurro.
Infine, una riflessione più ampia sul sistema calcio: «Le proprietà sono sempre più straniere e mi chiedo quanto interessi davvero la Nazionale ai club».
LA RICETTA
La chiusura, come sottolinea Repubblica, è un manifesto: «Il calcio è fatto di cicli».
E la ricetta per ripartire è chiara: «Servono coraggio, pazienza e amore».