SERIE A

Repubblica: “Caso Rocchi, il sospetto del ‘Gioca Jouer’ in sala Var: segnali e presunte ingerenze sotto indagine”

Non solo le presunte “bussate” al vetro della sala VAR. L’inchiesta della Procura di Milano su Gianluca Rocchi si arricchisce di nuovi elementi e suggestioni, tra ricostruzioni e voci interne al mondo arbitrale. Come riportato da Repubblica, tra i critici dell’operato del designatore circola da tempo l’idea di un vero e proprio “metodo”, ribattezzato con ironia “Gioca Jouer”.

Secondo quanto ricostruisce Repubblica, si tratterebbe di una serie di segnali gestuali utilizzati per orientare le decisioni dei VAR nei momenti più delicati: una mano alzata per indicare di non intervenire, un pugno chiuso per suggerire il contrario. Una sorta di linguaggio silenzioso che, sempre secondo Repubblica, rappresenterebbe per alcuni una semplice esagerazione frutto di tensioni interne, per altri invece un tassello che potrebbe rafforzare l’impianto accusatorio.


Al di là delle interpretazioni, Repubblica evidenzia come uno degli episodi chiave resti quello di Udinese-Parma del 1° marzo 2025. In quell’occasione, secondo i pm, Rocchi — «in qualità di supervisore Var» — avrebbe condizionato l’operato di Paterna. Come riporta Repubblica, il VAR inizialmente orientato a non concedere il rigore cambia improvvisamente posizione dopo essersi voltato verso l’esterno della sala, pronunciando «È rigore?» prima di suggerire la revisione in campo.

Sempre secondo Repubblica, proprio questo passaggio rappresenta uno dei punti centrali dell’indagine: il sospetto è che Rocchi abbia oltrepassato il limite del proprio ruolo, interferendo in una decisione che dovrebbe restare esclusivamente nelle mani degli ufficiali VAR.

Il contesto, sottolinea Repubblica, rende la vicenda ancora più delicata. La sala VAR di Lissone era stata concepita per garantire autonomia e trasparenza, con ambienti isolati e controllati, proprio per evitare qualsiasi forma di pressione esterna. Un sistema che, come evidenzia Repubblica, rischia ora di essere messo in discussione dalle stesse accuse.

L’inchiesta, riporta ancora Repubblica, si basa anche sull’acquisizione di audio e video degli ultimi due anni della control room. Un materiale che potrebbe chiarire se si tratti di semplici illazioni o di comportamenti effettivamente rilevanti sul piano penale.

A confermare il clima che si respirava nell’ambiente è anche l’ex arbitro Minelli, che a Repubblica ha dichiarato:
«Le “bussate” in sala Var? Nell’ambiente se ne parlava e si sapeva che il protocollo non lo permetteva».

Lo stesso Minelli ha poi evidenziato un ulteriore paradosso, sempre riportato da Repubblica:
«Da quando a Rocchi e i suoi vice non si sono più presentati a Lissone […] gli errori degli arbitri si sono moltiplicati in modo devastante».

Un quadro complesso, come sottolinea Repubblica, in cui il confine tra coordinamento tecnico e possibile ingerenza resta il punto centrale su cui si giocherà l’intera vicenda.

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Redazione Ilovepalermocalcio