Pantaleo Corvino parla di Palermo. L’ex direttore sportivo del Lecce, accostato con insistenza al club rosanero nel corso dell’estate, è intervenuto in occasione dell’R Star Palermo Football Meeting, rispondendo alle domande sul suo futuro, sulle indiscrezioni che lo hanno riguardato e sul percorso della formazione siciliana.
La prima domanda è proprio sulle voci che lo avevano avvicinato al Palermo. Corvino preferisce non alimentare le indiscrezioni e sottolinea la struttura già presente all’interno del club rosanero:
«Guarda, è una domanda che un direttore dovrebbe fare a meno di ricevere o vorrebbe non ricevere. Quindi entro subito dicendo che il Palermo ha un direttore, ha una società talmente strutturata e talmente capace che non c’è bisogno di un altro direttore. Vi rispondo così perché la verità è che non voglio andare oltre, perché sono soltanto voci e alle voci non bisogna dare troppo peso».
Corvino si sofferma quindi sull’avvio di stagione del Palermo e sull’obiettivo Serie A, inseguito ormai da diverse stagioni dal club:
«Il Palermo sono anni che insegue l’obiettivo della Serie A, lo sta facendo con tanti sforzi, con tante risorse economiche, proprio a dimostrazione che vuole raggiungerla a tutti i costi. Speriamo che quest’anno sia, per una grande città come Palermo, quello del ritorno in Serie A e del rifarsi di una volta».
Il discorso si sposta poi sull’esperienza vissuta a Lecce e sulla capacità di coniugare risultati sportivi e sostenibilità economica. Corvino rivendica soprattutto quanto ottenuto sul campo:
«Alcuni mi ricordano per le plusvalenze, la maggior parte a Lecce si ricorda che su quattordici anni abbiamo fatto la Serie A e gli altri quattro anni tre volte l’abbiamo vinta. Oltre a sette titoli italiani a livello Primavera con tre scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe».
Per l’ex dirigente del Lecce, proprio la capacità di tenere insieme i due aspetti rappresenta uno dei risultati più importanti per chi ricopre il ruolo di direttore:
«Quindi riuscire a coniugare sia i risultati economici riferiti alle plusvalenze sia quelli sportivi credo che per un direttore sia la cosa più bella, più importante. Il resto, il Palermo lo sta dimostrando: ogni anno ci mettono tante risorse, però a volte devi fare i conti pure con gli altri e non sempre ci riesci. Perché a volte non bastano gli sforzi economici, devi avere anche fortuna, devi avere altre cose che magari non sono riuscite bene e non ti permettono di fare il grande salto».
Corvino racconta quindi la scelta di tornare a Lecce dopo l’esperienza alla Fiorentina e la filosofia adottata per costruire un progetto sostenibile:
«Lecce è la mia città, il mio territorio. Sono ritornato a Lecce, ero alla Fiorentina, avevo altri tre anni, però c’è stato il cambio di proprietà. Ho preferito accogliere l’invito del presidente del Lecce, all’unanimità, di Saverio, per ritornare a dare qualcosa al mio territorio. È logico che bisognava fare una politica che tenesse conto dei conti».
Una politica fondata soprattutto sulle idee, non potendo competere attraverso disponibilità economiche superiori:
«L’abbiamo fatto attraverso un virtuosismo, attraverso le idee, visto che non potevamo farlo attraverso i soldi. È attraverso le idee che il virtuosismo ci ha portato prima ad andare in Serie A, con la promozione immediata, e poi a riuscire a mettere a posto anche i conti con delle scelte che hanno fruttato plusvalenze straordinarie, come Dorgu, 35 milioni di euro al Manchester, Hjulmand da 20 milioni e passa, Krstovic 25, Baschirotto 15».
Corvino prosegue sottolineando i risultati economici e sportivi ottenuti dal Lecce:
«Abbiamo fatto plusvalenze che ci hanno permesso di mettere a posto i conti e di tenere il Lecce per cinque anni in Serie A. Questo è stato un grande risultato che coniuga una cosa e l’altra con un monte ingaggi di 10 milioni di euro».
Infine, spazio anche al caso Banda e al peso avuto dall’assenza del calciatore nell’avvio della stagione:
«Banda è stato un calciatore importante per il Lecce. L’anno scorso ha realizzato 38 punti con 5 gol di Banda e 5 assist, una mancanza che ha pesato sicuramente».