Il presente è fatto di delusione e autocritica, ma il futuro deve necessariamente ripartire dall’orgoglio e dall’appartenenza. Antonio Caracciolo sceglie il cuore per rilanciare il Pisa dopo una stagione difficile e lo fa davanti ai tifosi nerazzurri, nel corso della serata conclusiva della 25ª edizione del Torneo Mau Ovunque. Come racconta La Nazione, il capitano ha approfittato dell’evento organizzato dagli ultras della Curva Nord per ribadire il proprio legame con la città e con la maglia nerazzurra.
Nel corso dell’intervista rilasciata a 50 Canale e riportata da La Nazione, Caracciolo ha voluto innanzitutto ribadire quanto Pisa rappresenti ormai molto più di una semplice tappa professionale. «Pisa per me è casa: qui sono rinato professionalmente e qui la mia famiglia ha scelto di rimanere».
Parole che confermano la volontà del difensore di ripartire dal prossimo ritiro estivo di Morgex con l’obiettivo di cancellare le delusioni dell’ultima annata. Il capitano non ha cercato alibi nell’analisi della stagione appena conclusa. Anzi, come evidenziato da La Nazione, ha scelto la strada della responsabilità e della sincerità nei confronti dell’ambiente.
«Abbiamo disputato un torneo disastroso. Ne siamo consapevoli, così come sappiamo di non aver meritato il supporto straordinario della gente che ogni settimana ci ha incitato senza mai offenderci. Dobbiamo ripartire da questo sostegno incondizionato e trasformare rabbia e delusione in benzina per la prossima stagione».
Il difensore ha poi parlato da autentico leader dello spogliatoio, fissando già gli obiettivi per il prossimo campionato. «Voglio ripartire da capitano con l’ambizione di riportare la città e la società in Serie A. Anche se l’età avanza, mi sento molto bene fisicamente e sono pronto a rappresentare ancora tutto il popolo pisano sul campo».
Nell’intervista ripresa da La Nazione, Caracciolo ha indicato anche quale dovrà essere l’atteggiamento del gruppo per ripartire dopo una stagione così complicata. «Da ogni sbaglio fatto possiamo soltanto imparare e trovare l’esperienza giusta per fare meglio».
Lo sguardo del capitano, però, va anche oltre il rettangolo verde. Il difensore immagina infatti il proprio futuro ancora legato ai colori nerazzurri anche una volta conclusa la carriera da calciatore. «La mia ambizione è chiudere la carriera in nerazzurro. Ho tutto quello che un giocatore potrebbe desiderare e, pensando anche al dopo, ci sono tutti i presupposti per avviare il percorso come allenatore. Quando appenderò le scarpe al chiodo vorrei passare in panchina e mi piacerebbe molto iniziare questa strada in nerazzurro».
Accanto al capitano era presente anche Arturo Calabresi, altro punto di riferimento dello spogliatoio e sempre più legato alla realtà pisana. Come sottolinea La Nazione, il difensore romano ha raccontato il rapporto speciale costruito con la città nel corso degli anni.
«Il mio primogenito, Francesco, è nato qua ed è pisano al 100%. Sono grato di poter crescere la mia famiglia in un posto del genere, popolato da persone speciali».
Calabresi ha poi elogiato una caratteristica che, a suo giudizio, rende unico l’ambiente nerazzurro rispetto a molte altre piazze italiane. «Pisa ha una capacità straordinaria: riesce ad andare oltre il semplice risultato nella valutazione dei fatti. I pisani sanno contestualizzare tutte le singole situazioni: in questo modo riescono a creare un ambiente veramente unico».
Infine, il difensore ha individuato proprio nella passione del popolo nerazzurro la chiave per rialzarsi dopo le difficoltà dell’ultima stagione. «Ovunque vada, tocco con mano la passione popolare per la squadra. Il sogno di un anno fa gradualmente è divenuto un incubo: adesso dobbiamo trasformare la ferita in una cicatrice».