Dalla promozione storica alla visione futura, senza filtri. Michele Criscitiello, presidente della Folgore Caratese, si racconta ai microfoni di TMW Radio tracciando un bilancio della stagione e lanciando messaggi forti sul sistema calcio italiano.
Il numero uno del club brianzolo parte dall’emozione della promozione: «Volevo dimostrare a me stesso che, oltre a giudicare in tv, ero capace di mettermi in gioco. L’emozione è stata stupenda». Un percorso costruito passo dopo passo, con la consapevolezza maturata nel momento chiave: «Quando siamo andati a +11 ho capito che, salvo errori clamorosi, non ce lo avrebbe tolto nessuno».
Ma è sul futuro che Criscitiello alza il tono. Il progetto è chiaro: «La Folgore Caratese sarà la prima vera Under 23 in Serie C. Non una squadra B, ma una prima squadra costruita sui giovani». Un’idea netta, accompagnata da una critica altrettanto dura: «Le seconde squadre non hanno motivo di esistere. In Serie C devono stare le squadre dei territori, con storia e sostenibilità».
Il presidente non risparmia attacchi: «Le squadre B sono un’imitazione sbagliata del modello spagnolo. In otto anni non hanno portato nulla di concreto al calcio italiano». E rilancia il proprio modello: «Partiremo con qualche elemento d’esperienza, ma l’obiettivo è arrivare a una rosa interamente Under 23».
Anche sulla struttura societaria emergono scelte precise: «Non abbiamo direttore sportivo né direttore generale, gestisco io direttamente. Lo staff appartiene alla società, non all’allenatore». Una filosofia che ha premiato anche nella scelta di Belmonte: «Ha grandi principi, non si è mai legato a un solo modulo».
Criscitiello guarda avanti con ambizione ma anche pragmatismo: «Non sono nato figlio di Berlusconi: i conti devono tornare. Prima vengono i bilanci, poi i calciatori». E sul mercato: «Se arriva un giovane con margini di crescita e plusvalenza, lo prendiamo senza esitazioni».
Infine, una riflessione sul sistema: «La Serie D ha problemi strutturali evidenti. I playoff non hanno senso così e i premi sono distribuiti male». Un invito chiaro: «Servono riforme, e anche in fretta».