Tuttosport: “Juve, sorridi: sei su scherzi a parte. Pecoraro all’Antimafia: «Mai associato Agnelli e mafia. L’intercettazione? Un’interpretazione sbagliata…»”

“Fermi tutti, era solo un’interpretazione. E pure sbagliata, a quanto pare. A distanza di un mese dalla prima audizione all’Antimafia che il 7 marzo scorso aveva fatto alzare il polverone sulla Juventus e Andrea Agnelli per le presunte connessioni con la criminalità organizzata, ieri tutti si aspettavano da parte di Giuseppe Pecoraro la famosa ‘prova regina.’ Quell’intercettazione ‘secretata’ in cui il pm federale avrebbe dedotto la consapevolezza del numero uno juventino sull’appartenenza di Rocco Dominello alla ‘Ndrangheta. E invece, tra la stessa commissione Antimafia e i rimbalzi da Torino, la tesi di Pecoraro ne esce non solo indebolita ma addirittura smontata. In verità, il Prefetto se l’è smontata da solo quando, incalzato da precise  domande del senatore del Pd, Stefano Esposito, ha ammesso: «L’intercettazione di cui si è parlato l’altra volta su cui sono state dette tante cose, è un’interpretazione che è stata data». Inizialmente, dice Pecoraro, «da quella frase sembrava ci fosse una certa confidenza» fra Agnelli e Dominello e invece «probabilmente era del pm quella frase. Anzi, da una lettura migliore la attribuisco al pubblico ministero». Insomma, Pecoraro corregge il tiro e vira sulla «gestione dei biglietti”, perché «io mi occupo di giustizia sportiva». Vale a dire l’articolo 12 del codice di giustizia sportiva, la norma anti-bagarinaggio che vieta rapporti tra società e ultras (a proposito, il leader dei Vikings alla fine il Daspo lo ha preso: 8 anni), peraltro sempre ammessa dall’avvocato della Juventus, Chiappero. La frase a cui andavano tutti a caccia era invece già nota e neanche contenuta negli atti dell’inchiesta ‘Alto Piemonte’, bensì nei brogliacci: «Hanno arrestato due fratelli di Rocco (Dominello, ndr). Lui è incensurato. Noi parliamo con lui». Ma nella conversazione non è Agnelli a parlare ma l’ex capo del marketing Francesco Calvo e il security manager bianconero D’Angelo. Entrambi deferiti dal pm del pallone assieme al responsabile della biglietteria Stefano Merulla. Primo abbaglio, che Pecoraro scarica sulla Procura della Repubblica e che in serata desta la pronta reazione del procuratore capo di Torino Spataro: «Il nostro ufficio si è limitato alla trasmissione degli atti richiesti dalla procura federale, senza esprimere alcuna interpretazione al riguardo». La domanda che un cittadino si pone è se un procuratore può «interpretare» a libero arbitrio: «Prendo atto che la giustizia sportiva funziona sulla base dell’interpretazione, del sospetto, meno male non sono un tesserato Figc», si schernisce Esposito, protagonista  insieme con Massimiliano Manfredi, del botta e risposta con il procuratore federale. Irritata anche la presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, che dolce con la Juventus finora non lo è mai stata. E lo fa contestando al pm federale un’altra possibile interpretazione, tra l’altro basata sull’intercettazione del legale juventino con il suo assistito, in cui secondo Pecoraro i due (Chiappero e Agnelli) avrebbero concordato di “collocare” la data dell’incontro con Dominello al Lamse tra maggio e giugno 2012, cioè qualche mese prima dell’arresto dei fratelli di Rocco Dominello: «Trarre la conseguenza che quella data è stata volutamente creata come strategia difensiva perché è precedente all’arresto dei due fratelli, è un po’ forzato», incalza la Bindi. Per questo Pecoraro, fin da subito, ripara sui biglietti. Che poi è l’oggetto del deferimento: «Della gestione dei biglietti era a conoscenza anche Agnelli», dice il pm del calcio, ricordando ai membri della commissione in quanto giustizia sportiva «a noi interessa che i biglietti siano stati venduti da parte di soggetti malavitosi, c’è un interrogatorio dove si parla di fondi non solo per la famiglia ma anche per quelle dei detenuti». E poi ancora: «Una cosa è certa: i biglietti sono stati distribuiti anche a persone legate alla criminalità. Tra chi dominava nel bagarinaggio degli abbonamenti e dei biglietti, e si parla di una cifra alta, c’era anche Dominello». Ma se da un lato Pecoraro ripete che «l’incontro tra Agnelli e Dominello c’è stato», dall’altro non fa chiarezza sulla consapevolezza o meno del presidente e invece ammette, per la prima volta, che «non ho mai accostato il nome di Agnelli alla ‘Ndrangheta». A cappello, la Bindi non ce la fa più e sentenzia: «Che le mafie in Italia arrivano persino alla Juve, questo è chiaro», ma poi bacchetta: «Pecoraro ammette oggi che in quella telefonata non si sta parlando del presidente della Juve Andrea Agnelli». Detto che, in conclusione, in commissione sono tutti concordi sul fatto che l’inchiesta deve tornare su binari meno ‘juvecentrici’ (in senso ironico, ovviamente) e più di interesse per il calcio e il Paese, Agnelli è sempre atteso per i primi di maggio in calendario ci sono già nuove audizioni che forse aiuteranno a stemperare gli animi su quello che, come giustamente dice Pecoraro, è stato un «processo mediatico che non fa bene alla giustizia sportiva e neanche a quella ordinaria». Prima toccherà alla Dda di Napoli (martedì), poi al capo della Polizia Gabrielli, al numero uno dellqa Figc Tavecchio e ai futuri presidenti di Lega A (o l’eventuale commissario…) e B , ma sopratt u t t o verranno ascoltate – almeno – anche Crotone, Genoa, Lazio, Inter, Milan, Napoli e Roma”. Questo quanto riportato da “Tuttosport”.

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Redazione Ilovepalermocalcio