Giovanni Stroppa firma un’altra impresa e porta il Venezia in Serie A. Nell’intervista rilasciata a Nicola Binda per la Gazzetta dello Sport, il tecnico analizza una stagione dominata sul campo e non nasconde il proprio orgoglio, tra filosofia di gioco e uno sguardo alla corsa ancora aperta alle spalle dei lagunari.
Così sarà la promozione più bella?
«Di sicuro è stata esaltante, da protagonista per il gioco proposto, dominando le partite. Rispetto alle altre tre promozioni, stavolta siamo stati davanti per mesi. Credo di essere stato coerente con quello che avevo detto all’inizio: per qualità è una squadra superiore alle altre, lo pensavo quando eravamo quinti o sesti ma vedevo prestazioni di altissimo livello».
Cos’hanno in comune le quattro promozioni?
«Ci sono nomi e cognomi… Devo essere presuntuoso, ma il gioco è sempre lo stesso, vista l’identità delle squadre. Mi dispiace che sia finita, perché giochiamo a memoria: potrei anche non sedermi in panchina».
Un binomio vincente con Antonelli?
«Ci intendiamo al volo, basta uno sguardo: è il dirigente perfetto. Trasmette serenità. Così tutti lavorano senza tensioni ma a tremila all’ora».
Il suo calcio è raro in Italia?
«Io l’ho sempre fatto, lo dovete chiedere agli altri. Se si può scegliere come morire, io voglio morire nella metà campo avversaria, giocando. E poi ci vogliono i giocatori, e così facendo si vince».
Cosa la rende più orgoglioso?
«Il gioco espresso».
Perché il Venezia non ha sofferto la retrocessione?
«Per il lavoro della società, in particolare di Antonelli. Il primo giorno c’era subito grande entusiasmo. L’ho capito guardando negli occhi i ragazzi, nessuno era abbattuto».
Cosa pensava durante la corsa?
«Se avessimo sbagliato una partita, anche l’ultima a La Spezia, con una vittoria del Monza tutto sarebbe stato compromesso. Abbiamo avuto un percorso come Sinner: in tensione lavori meglio».
Il Monza è fuori? E il Frosinone?
«Magari no. C’è una partita, poi i playoff. Tutto è aperto, anche se quello che ha fatto il Frosinone è stato straordinario, davvero».
È la squadra più forte che ha allenato?
«L’ho detto dall’inizio della stagione, ero certo di arrivare alla fine davanti. È una squadra completa, omogenea, con enormi qualità tecniche e mentali».
Il futuro?
«Ci penseremo più avanti. Stroppa di sicuro non gioca per salvarsi».
E il Venezia?
«Dipende dai progetti che mi presenterà la società. La Serie A è un altro sport».
Se chiamasse un altro club?
«Oggi il Venezia per me vale troppo, non mi siederei nemmeno a parlare».