A vent’anni dalla storica notte di Berlino, Simone Barone guarda al passato con orgoglio ma soprattutto con l’intenzione di trarre insegnamenti utili per il futuro del calcio italiano. L’ex centrocampista campione del mondo nel 2006, presente a Palermo in occasione della FIP Silver Mediolanum Padel Cup, ha affrontato diversi temi: dalla crisi della Nazionale al progetto del Palermo targato Filippo Inzaghi.
Barone: «L’Italia deve tornare a investire sui giovani»
Il primo pensiero dell’ex azzurro è rivolto alla Nazionale italiana, reduce da anni difficili e dall’assenza nelle ultime edizioni della Coppa del Mondo.
«Vent’anni sono tanti e con il passare del tempo ti rendi davvero conto di quello che abbiamo fatto e di quanto sia difficile vincere un Mondiale», ha spiegato Barone. «Lo capisci ancora di più oggi, vedendo che l’Italia ha saltato le ultime tre edizioni. È qualcosa che fa male a tutti».
Secondo l’ex centrocampista, la ripartenza deve necessariamente passare dai settori giovanili.
«Bisogna ripartire dalle basi, dalle cose semplici: dalla passione dei bambini per il calcio e dalla qualità degli insegnanti nei settori giovanili, che rappresentano le fondamenta dell’intero movimento. Poi serve più coraggio nel momento in cui i ragazzi crescono. Bisogna dare spazio ai giovani italiani, permettere loro di giocare, sbagliare e migliorare. Solo così potremo tornare ai livelli che competono all’Italia, anche se servirà tempo perché il divario accumulato negli anni è importante».
Il nuovo corso azzurro
Barone ha poi commentato anche le possibili scelte per il futuro della panchina della Nazionale.
«Credo che Baldini abbia fatto molto bene in queste amichevoli. Ha portato gran parte del gruppo Under 21, esclusi alcuni ragazzi che avevano già avuto esperienze con la Nazionale maggiore come Pio Esposito, Pisilli e Donnarumma. È stata un’opportunità importante per la loro crescita e per comprendere il valore della maglia azzurra».
Sui nomi accostati alla guida tecnica dell’Italia, l’ex campione del mondo non ha dubbi.
«Sia Mancini sia Conte sono allenatori di altissimo livello. Hanno già guidato la Nazionale, conoscono perfettamente quel contesto e sono uomini di calcio. La cosa più importante sarà scegliere persone che abbiano ancora entusiasmo, passione e forti motivazioni per affrontare un percorso che dovrà produrre risultati nel prossimo biennio ma anche guardare ai prossimi quattro anni».
Palermo, una piazza da Serie A
Il discorso si è poi spostato sul Palermo, squadra alla quale Barone resta particolarmente legato.
«Manca poco e manca tanto allo stesso tempo. Lo dico anche da tifoso del Palermo, perché qui sono stato benissimo e questa città mi è rimasta nel cuore. Palermo merita la Serie A per passione, calore e partecipazione».
L’ex rosanero individua però anche uno degli aspetti più delicati della piazza.
«A volte proprio questa enorme voglia di tornare subito in alto può trasformarsi in una pressione eccessiva. In alcune partite questo può rendere la squadra più tesa rispetto agli avversari».
L’arrivo di Filippo Inzaghi rappresenta comunque un segnale importante.
«È arrivato un allenatore preparato come Inzaghi. Non è riuscito a conquistare immediatamente la promozione, ma sappiamo bene quanto sia difficile il campionato di Serie B, dove ogni stagione ci sono squadre molto attrezzate e spesso anche sorprese».
«La base tecnica c’è già»
Per Barone il Palermo possiede già le caratteristiche necessarie per ambire al salto di categoria.
«La base tecnica c’è eccome. Il Palermo è una squadra forte, una società che ha investito molto e che può contare su giocatori importanti. Penso a Pohjanpalo, Gomes, Ceccaroni, Segre e a tanti altri elementi che rappresentano una base significativa».
Infine, l’ex centrocampista indica la strada da seguire per il futuro.
«Palermo è una piazza viva e affascinante, capace di attirare sia giovani interessanti sia giocatori più esperti. Per questo credo che la strada giusta sia continuare a costruire senza stravolgere tutto. Servono gli innesti giusti, le persone giuste e la capacità di lavorare con equilibrio. La qualità per puntare in alto c’è già. L’importante è non caricarsi di ulteriori pressioni rispetto a quelle che naturalmente una piazza come Palermo porta con sé. Se si riuscirà a mantenere questo equilibrio, ci saranno tutte le condizioni per raggiungere l’obiettivo che tutti aspettano».