Walter Sabatini torna a raccontare uno dei colpi più iconici della storia recente del Palermo: l’arrivo di Javier Pastore in rosanero. L’ex direttore sportivo del club siciliano, protagonista negli anni del Palermo capace di sfiorare la Champions League, è intervenuto ai microfoni di Scontro Diretto Podcast, svelando retroscena inediti sul talento argentino e sul rapporto con Maurizio Zamparini.
Sabatini ha spiegato come il primo impatto con Pastore non fosse stato dei migliori: «Un procuratore mi disse: “Perché non prendi Pastore?”. Io risposi: “Perché è scarso”».
Un giudizio nato dopo le prime relazioni ricevute dai suoi collaboratori: «Un mio collaboratore del Palermo mi aveva mandato un compact di Pastore. Gli dissi: “Guarda questo giocatore per favore”. Dopo qualche giorno mi chiamò e aveva molti dubbi. Oltretutto era un buon osservatore e un buon dirigente, quindi lasciai perdere la storia di questo giocatore».
Poi la svolta decisiva: «Viene a trovarmi un agente argentino e mi fa: “Scusa, ma tu perché non prendi Pastore?”. Io rispondo ancora: “Perché è scarso”. Allora lui mi porta un altro compact. Stavolta l’ho guardato io e sono stato folgorato».
Da lì nacque l’assalto del Palermo al fantasista argentino: «Dopo averlo visto l’ho mandato a Zamparini ed è rimasto folgorato anche lui. Tant’è che quando Pastore chiamò Zamparini erano ebbri di gioia».
Sabatini ha poi raccontato le difficoltà della trattativa e la determinazione dell’allora presidente rosanero: «In Argentina poi chiesero un milione in più. Zamparini mi disse: “Ma chi mi chiama per un milione? Porti a casa questo giocatore”. Io praticamente ho fatto gli assedi all’ufficio del procuratore di Pastore. Non pensavo di farcela perché in quel momento lo volevano in tanti».
L’ex dirigente ha parlato anche del rapporto intenso e spesso burrascoso con Zamparini: «Era intrattabile. Ho avuto con lui litigi veramente poderosi, però gli ho voluto bene, l’ho rispettato, l’ho stimato e ho imparato molto da lui».
Infine, Sabatini ha sottolineato il legame quasi paterno che Zamparini instaurò con il talento argentino: «Era un presidente particolarissimo, molto legato alla squadra e ad alcuni calciatori. Pastore lo considerava quasi come un altro figlio».
Parole che riportano alla memoria una delle epoche più amate dal popolo rosanero, quella del Palermo europeo costruito proprio attorno alla magia di Javier Pastore.