In vista della sfida tra Palermo e Avellino, riaffiora un passato comune che lega Davide Ballardini al club rosanero. Nell’intervista firmata da Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, è Walter Sabatini a raccontare retroscena e ricordi legati all’arrivo del tecnico sulla panchina del Palermo nel 2008.
Valerio Tripi, nel suo approfondimento su la Repubblica Palermo, ripercorre uno dei momenti più turbolenti della gestione Zamparini, con Sabatini protagonista di un acceso confronto con il presidente proprio in occasione dell’arrivo di Ballardini.
Era Walter Sabatini il direttore sportivo del Palermo quando Davide Ballardini arrivò per la prima volta sulla panchina rosanero. Un passaggio tutt’altro che lineare, come racconta Sabatini nell’intervista a la Repubblica Palermo di Valerio Tripi.
Sabatini, lei era appena arrivato al Palermo al posto di Foschi. Come rientrò la situazione?
«Fu una litigata piuttosto cruenta, ma durante la giornata tutto si appianò. Non avevo nulla contro Ballardini, che conoscevo e che era già un ottimo allenatore, però il modo di fare del presidente mi aveva disorientato. Ballardini ha fatto molto bene il suo lavoro, quindi con il senno di poi niente da dire sulla scelta del presidente».
Nel racconto raccolto da Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, emerge anche la considerazione tecnica di Sabatini sull’allenatore oggi alla guida dell’Avellino.
Come descriverebbe Ballardini a un presidente che vorrebbe ingaggiarlo?
«È un tecnico che abitua la squadra al gioco. A lui piace che le sue squadre si esprimano bene e riesce a trasmettere questo criterio al suo gruppo. Quel Palermo giocava benissimo, c’è da dire anche che era una squadra forte, però comunque giocava un calcio degno di nota».
Ballardini, spesso chiamato in corsa, riuscì a incidere immediatamente anche a Palermo, trasformando la squadra e ottenendo risultati importanti.
Ballardini viene chiamato spesso in corsa, a Palermo con poche mosse trasformò la squadra e centrò vittorie di prestigio come quella in casa della Juventus.
«Vincere con la Juventus era un vizio per quel Palermo, abbiamo vinto tre volte consecutive. La prima volta fu con un gol di Mchedlidze, un ragazzo fortissimo che però aveva una testa molto pigra ed era mal consigliato dal fratello che pensava solo ai soldi. Era un potenziale campione. Quello era un Palermo terribile».