La delusione per l’ennesima esclusione dell’Italia dal Mondiale attraversa generazioni e sensibilità diverse. In un’intervista rilasciata a la Repubblica, Dino Zoff analizza con lucidità e amarezza il momento della Nazionale, partendo da un punto di vista umano prima ancora che tecnico.
Come riportato da la Repubblica, l’ex capitano campione del mondo 1982 sottolinea il peso storico di questa assenza: «Ci ho pensato martedì sera. Tante generazioni non hanno mai assistito a una Coppa del mondo con l’Italia. È un peccato». Un passaggio che evidenzia quanto la crisi attuale incida anche sul rapporto tra la Nazionale e i tifosi più giovani.
Nel corso dell’intervista a la Repubblica, Zoff non nasconde il proprio stato d’animo dopo l’eliminazione: «Delusione. Tristezza. Dobbiamo ricordarci quello che il calcio italiano rappresenta nel mondo. Grandi trionfi, i quattro Mondiali. Saltare la terza edizione di fila per un Paese come il nostro non è normale. È un’esclusione pesante. C’è qualcosa che non va, non si può parlare di sfortuna».
Secondo quanto emerge ancora da la Repubblica, l’ex ct invita a guardare oltre le singole responsabilità tecniche, pur riconoscendo le difficoltà attuali del movimento: «In questo momento non è che ci sia tanta scelta tra i calciatori italiani…». Un’affermazione che fotografa una carenza strutturale più ampia.
Zoff, intervistato da la Repubblica, affronta anche il tema delle possibili dimissioni ai vertici federali, mantenendo una posizione equilibrata: «La richiesta del ministro in una situazione del genere è lecita, ci mancherebbe. Su questo preferisco non dare giudizi». E ancora: «Guardi, ci sono circostanze e momenti diversi. Non è tutto uguale, mai. In questi casi bisogna scavare dentro sé stessi e fare quello che si ritiene giusto».
L’analisi si sposta poi sulla crisi del talento italiano: «Il talento spesso è questione di Dna. Ci si nasce. Le faccio un esempio: Donnarumma è un fuoriclasse, ma non un artista. I portieri devono ostacolare l’arte prodotta dagli altri, non la creano». Una riflessione che si lega anche al cambiamento delle abitudini dei più giovani: «Prima li trovavi sempre in strada a giocare a pallone… Adesso magari iniziano la scuola calcio ma poi lasciano e cambiano attività».
Infine, nell’intervista a la Repubblica, Zoff apre anche a possibili soluzioni per il futuro, tra valorizzazione dei giovani italiani e rinnovamento della classe dirigente: «È un’idea, così avrebbero obbligatoriamente più spazio», commenta sull’ipotesi di inserire un numero minimo di italiani in campo. E sui nomi per il futuro: «Figure con questa esperienza sono sempre utili», aggiungendo poi sui campioni del passato: «Che ben vengano».
Una posizione chiara, quella di Zoff, che invita a una riflessione profonda senza cercare scorciatoie. Il calcio italiano, oggi, è chiamato a ritrovare sé stesso.