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Repubblica Palermo: “Soldi all’estero, la bancarotta e il centro Conca d’oro. I misteri irrisolti di Zamparini”

Dall’eredità contesa ai tanti interrogativi che hanno accompagnato gli anni alla guida del Palermo. A quattro anni dalla morte, il nome di Maurizio Zamparini continua a suscitare emozioni e divisioni nel capoluogo siciliano. L’ultimo capitolo riguarda il patrimonio lasciato dall’ex patron rosanero: secondo una delle parti coinvolte nella vicenda, potrebbe superare i 250 milioni di euro, mentre al momento la ricognizione dell’asse ereditario non arriverebbe a dieci milioni.

A ripercorrere la storia dell’imprenditore friulano e i tanti interrogativi rimasti aperti è Francesco Patanè su Repubblica Palermo, partendo proprio dalla battaglia sull’eredità tra i quattro figli nati dal primo matrimonio e la seconda moglie Laura Giordani.


L’eredità e il patrimonio da ricostruire

A occuparsi della vicenda è la giudice civile del Tribunale di Busto Arsizio Annarita D’Elia. Come ricostruisce Francesco Patanè su Repubblica Palermo, sono stati sottoposti a sequestro denaro, immobili e società, affidandone la custodia giudiziaria al commercialista milanese Gualtiero Terenghi.

Il nodo principale riguarda la reale consistenza del patrimonio.

Il testamento, secondo quanto riportato, stabilirebbe una divisione in percentuali: il 50% a Silvana, Diego, Andrea e Greta, i quattro figli nati dal primo matrimonio, e l’altra metà alla seconda moglie e vedova Laura Giordani, madre di Armando, morto a Londra nel 2021.

Ma il punto da chiarire è proprio quale sia il patrimonio complessivo sul quale applicare quelle percentuali. Una delle stime citate parla di oltre 250 milioni, mentre la ricognizione dell’asse ereditario effettuata finora sarebbe inferiore ai dieci milioni.

Zamparini divide ancora Palermo

La vicenda successoria ha riacceso inevitabilmente il dibattito sulla figura dell’ex presidente. Francesco Patanè su Repubblica Palermo racconta una città ancora divisa nel giudizio sugli anni di Zamparini.

Per una parte dei tifosi rimarrà il presidente capace di portare il Palermo fino alla finale di Coppa Italia contro l’Inter del 29 maggio 2011 e protagonista degli anni più importanti della storia recente rosanero.

Altri sostenitori, invece, legano il suo nome soprattutto al fallimento del club e alle travagliate vicende societarie che caratterizzarono l’ultima fase della sua gestione, comprese le operazioni che portarono prima all’arrivo di Paul Baccaglini e successivamente dei finanziatori inglesi.

Le società estere e la ferita del fallimento

Nel provvedimento della giudice di Busto Arsizio, secondo quanto riportato da Repubblica Palermo, sarebbero finite sotto sequestro anche società estere riconducibili alla famiglia, tra cui una con sede in Lussemburgo.

Un riferimento particolarmente significativo nella storia del Palermo di Zamparini. Le società lussemburghesi furono infatti al centro delle vicende giudiziarie relative al fallimento del club, con operazioni riguardanti il marchio e plusvalenze contestate nell’ambito delle indagini sui bilanci della società.

L’articolo ricorda anche il tema dei grandi incassi derivanti dalle cessioni dei numerosi campioni transitati da Palermo durante la gestione Zamparini. Una lunga lista che comprende i campioni del mondo Fabio Grosso, Andrea Barzagli, Cristian Zaccardo, Simone Barone e Luca Toni, oltre a Javier Pastore, Amauri, Edinson Cavani, Paulo Dybala, Abel Hernandez, Josip Ilicic, Fabrizio Miccoli, Salvatore Sirigu, Antonio Nocerino, Federico Balzaretti, Cesare Bovo e Giulio Migliaccio.

Secondo la ricostruzione riportata da Francesco Patanè su Repubblica Palermo, proprio la gestione di ingenti somme legate alle cessioni dei calciatori entrò nelle contestazioni formulate nell’ambito della vicenda fallimentare, nella quale Zamparini fu accusato di bancarotta fraudolenta.

Dai rapporti con Venezia alle indagini di mafia

Il racconto ripercorre anche altri episodi che hanno accompagnato l’esperienza imprenditoriale e calcistica di Zamparini.

Tra questi viene ricordato il trasferimento, nel 2002, di undici giocatori e dell’allenatore Ezio Glerean dal Venezia al Palermo appena acquistato da Franco Sensi: un episodio passato alla storia a Venezia come il “furto di Pergine”, dal ritiro di Pergine Valsugana.

Spazio anche alle indagini di mafia che lambirono alcune attività del gruppo Zamparini. Repubblica Palermo ricorda che l’imprenditore venne indicato in quelle vicende come possibile obiettivo degli interessi dei clan e che respinse sempre ogni contatto con ambienti mafiosi e ogni richiesta di pizzo. Tra gli episodi citati ci sono quelli riguardanti Giovanni Li Causi, ex titolare del bar dello stadio Renzo Barbera, e gli interessi mafiosi attorno al centro commerciale Conca d’Oro, inaugurato nel 2012.

I cerchi nel grano e la risposta di Zamparini

Tra tanti capitoli complessi, l’articolo si chiude ricordando anche uno degli episodi più curiosi legati all’ex presidente.

Nell’estate del 2010, nelle campagne di Zamparini a Merlana di Bagnaria Arsa, in Friuli, comparvero dei grandi cerchi nei campi di grano, con un diametro di circa cinquanta metri.

Zamparini apprese la notizia mentre si trovava in televisione a parlare del mercato del Palermo e reagì con una delle sue battute:

«Ho bisogno di un esterno che sappia fare le due fasi, non di un extraterrestre».

Un episodio leggero all’interno di una storia molto più complessa. E oggi, mentre la giustizia civile prova a determinare la reale consistenza del patrimonio lasciato dall’imprenditore, l’eredità rappresenta l’ultimo grande interrogativo legato alla figura di Maurizio Zamparini.

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Redazione Ilovepalermocalcio