Un ritorno al Renzo Barbera per chiudere un capitolo rimasto aperto e ripartire. Fabrizio Miccoli, intervistato da Valerio Tripi per Repubblica Palermo, racconta le emozioni che precedono la partita d’addio al calcio in programma sabato alle 20.45. In campo ci saranno gli ex compagni, guidati da Davide Ballardini, e la Nazionale Artisti TV. Il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Falcone.
Dopo avere scontato la pena per estorsione aggravata dal metodo mafioso ed essere stato perdonato dalla famiglia Falcone, con la quale ha avviato una collaborazione attraverso progetti sociali, l’ex capitano rosanero considera l’appuntamento del Barbera un momento particolarmente significativo.
«È un cerchio che si chiude — racconta Miccoli nell’intervista a Valerio Tripi per Repubblica Palermo — era rimasto un discorso aperto per il modo in cui andai via da Palermo. Per me è un modo per ringraziare pubblicamente tutti i tifosi che mi sono sempre stati vicino, anche nei momenti particolari».
Come se l’immagina la serata?
«Spero che sia divertente, non vedo l’ora di rivedere tanti amici. Spero sia soprattutto una serata spensierata. Sicuramente sarà emozionante. Nei miei confronti c’è un amore viscerale che dura da tanti anni. Era una cosa che sentivo di fare».
Perché?
«Sapevo che prima o poi sarei andato via da Palermo, ma non in quel modo. Abbiamo la possibilità di rimettere le cose a posto. E fare una partita di addio il cui ricavato andrà alla Fondazione Falcone, con la famiglia Falcone presente allo stadio: ecco la chiusura del cerchio che avrei voluto io. Sono molto contento per questo».
Per tutte le sue vicissitudini forse conosce Palermo meglio di tanti palermitani. Che città è?
Nelle parole raccolte da Valerio Tripi per Repubblica Palermo, Miccoli riflette anche sul rapporto profondo e complesso costruito con la città:
«Palermo si affeziona alle persone che ci mettono il cuore, quello fa la differenza. Puoi essere un numero uno e puoi anche cadere, però, devo essere sincero, apprezzo anche le persone che mi hanno condannato. Vuol dire che si aspettavano da me altro o perlomeno non quello che è successo. Sei su un filo, devi dare l’esempio ed è giusto che quando succedono certe cose tanti ti facciano capire l’errore che hai commesso».
L’ex capitano prosegue:
«Se faccio questa partita, se con la Fondazione siamo una cosa sola, se ormai penso di far parte della famiglia Falcone lo devo anche a quelle persone che brutalmente mi hanno fatto capire l’errore, quindi Palermo è proprio questo».
Vuole dire qualcosa a chi ancora non l’ha perdonata?
«Adesso ho la coscienza pulita, sono sereno. Posso solo sperare che quelle persone cambino idea, ma se non lo fanno devo farmene una ragione. Oggi dormo tranquillo, con la Fondazione abbiamo progetti importanti, vogliamo realizzare un altro campetto alla Kalsa. Quello che è successo mi ha permesso di conoscere la famiglia Falcone. Se non fosse accaduto nulla, magari non avremmo avuto il rapporto che abbiamo, soprattutto con Vincenzo».
A proposito dei fatti che le furono contestati, sapeva con chi aveva a che fare?
Nella parte conclusiva dell’intervista concessa a Valerio Tripi per Repubblica Palermo, Miccoli preferisce guardare al presente e al futuro:
«Tutto quello che è successo è successo. Adesso si riparte con la partita di sabato, perché da là voglio ripartire e basta. Sono cambiato su tante cose, prima avevo ventimila amici, mi bastava circondarmi di persone per ridere e scherzare, oggi sono molto più selettivo. Ho la mia famiglia e quelle poche persone che mi hanno dimostrato il loro affetto, tutto il resto è contorno».