PALERMO

Balzaretti: «Palermo mi ha regalato amore e famiglia. Miccoli per me è un fratello»

Il ritorno al Renzo Barbera, il legame indissolubile con Palermo e l’amicizia con Fabrizio Miccoli. Federico Balzaretti, oggi dirigente dell’Olympique Marsiglia, torna nello stadio che lo ha visto protagonista per partecipare alla partita d’addio dell’ex capitano rosanero. Un’occasione per riavvolgere il nastro di una delle esperienze più importanti della sua carriera.

Intervistato da Alessandro Geraci per Repubblica Palermo, Balzaretti racconta le sensazioni del ritorno:


«Per me è come se non fosse passato neanche un minuto, riprenderemo da dove ci siamo lasciati. C’è la gioia di riabbracciarsi, sarà come quindici anni fa».

Che giocatore era Miccoli?

Il rapporto con Fabrizio Miccoli andava ben oltre il terreno di gioco:

«Speciale, più di un compagno: un fratello al quale voglio un bene particolare. Uno dei ragazzi più generosi che ho mai incontrato. Si merita una giornata unica».

Balzaretti tornerà invece a correre su quella fascia dove, durante gli anni rosanero, ha macinato chilometri:

«Li ho pagati a fine carriera e li pago anche adesso. La mia condizione fisica non è fantastica, ma mi tengo sempre in forma e cercherò di reggere».

«Avevamo un livello altissimo»

Quello raccontato da Balzaretti è il Palermo capace di confrontarsi e vincere contro alcune delle squadre più importanti del calcio italiano.

Ad Alessandro Geraci per Repubblica Palermo, l’ex terzino spiega quali fossero i segreti di quella squadra:

«Perché avevamo un livello altissimo e organizzazione. Abbiamo avuto allenatori preparatissimi ed eravamo anche compatti, con i nostri ds capaci di riconoscere il talento».

Fondamentale anche il contributo del Barbera:

«Una città che spingeva, aiutava e sosteneva: quando succede non c’è il merito di una persona, è perché tutto funziona. Noi avevamo ogni componente e di conseguenza il rendimento era alto».

La coda diventata un simbolo

Balzaretti diventò anche uno dei giocatori più riconoscibili di quel Palermo. Il suo look veniva imitato soprattutto dai più giovani:

«Non era voluto. Questione di praticità. I capelli li ho cambiati in ogni modo. A un certo punto decisi di farmi la coda: divenne un simbolo. Fui uno dei primi a farla, diventai riconoscibile».

Il rapporto con la città, invece, nacque praticamente subito:

«Fu immediato. Fin dal primo match uscii tra gli applausi. Un sentimento forte che è cresciuto. Mi sento affine all’animo dei palermitani e loro vedevano in me la reinterpretazione di alcuni valori».

«Palermo mi ha regalato tanto»

Per Balzaretti Palermo non rappresenta semplicemente una delle tappe della sua carriera. È il luogo nel quale ha costruito una parte fondamentale della propria vita.

«Qui ho trovato amore, famiglia e maturazione calcistica. Palermo mi ha regalato tanto. Per me ci sono luoghi speciali come Mondello in cui ho vissuto anni e in cui mi nascondevo con Eleonora in passeggiate notturne per conoscerci senza farci vedere dai giornalisti. Poi, la Cappella Palatina, dove mi sono sposato».

Parole affidate ad Alessandro Geraci per Repubblica Palermo che raccontano quanto profondo sia rimasto il rapporto dell’ex rosanero con la città.

La Coppa Italia e quella Champions sfiorata

Restano inevitabilmente anche alcuni rimpianti. La finale di Coppa Italia persa e una qualificazione in Champions League soltanto sfiorata avrebbero potuto rendere ancora più importante quel ciclo.

«Ovviamente. Non toglie nulla al nostro percorso, ma sarebbe stato un coronamento. Per fortuna siamo giudicati per ciò che abbiamo dato in toto. Ho rivisto la gara contro l’Inter che è online: abbiamo giocato meravigliosamente. I nerazzurri in fascia mi misero Nagatomo e Zanetti. Ci portavano tutti rispetto, eravamo temuti».

Il rapporto con Zamparini

Balzaretti ricorda anche il rapporto con Maurizio Zamparini e le continue decisioni del presidente riguardanti allenatori e dirigenti:

«Più per i tecnici o i dirigenti (ride). Non ci faceva mancare mai niente. Noi glielo dicevamo: se trovi Zenga o Rossi, tienili! Ma lui era fatto così. Aveva temperamento e poteva prendere decisioni avventate».

«Pochissimi gol, ma buoni»

I gol non erano la specialità di Balzaretti, che però ricorda alcune reti particolarmente importanti:

«Pochissimi ma buoni. Quello col Napoli fu molto bello, da fuori. Col Livorno, la rete ci diede il primato. Ho fatto tanti assist, la mia specialità».

E sorprendentemente la sconfitta più dolorosa non è lo 0-7 contro l’Udinese:

«No, con la Samp. Ci credevamo tanto. L’Europa era alla nostra portata».

Gli scherzi nello spogliatoio

A chiudere l’intervista concessa ad Alessandro Geraci per Repubblica Palermo c’è il ricordo di uno spogliatoio molto unito e degli scherzi tra compagni:

«Li facevamo tutto il tempo, ma nessuno si azzardava a tagliarmi la chioma. Ci nascondevamo le auto a vicenda e succedeva di tutto. Eravamo uniti. Chissà stasera…».

Questa sera, al Barbera, Balzaretti ritroverà Miccoli e tanti protagonisti di quel Palermo. Per qualche ora, come dice lui stesso, sarà davvero come se da allora non fosse passato neanche un minuto.

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Redazione Ilovepalermocalcio