SERIE B

Juve Stabia, sequestro da 152,9 milioni al proprietario Guerri: indagine sui crediti del Superbonus

Un sequestro da 152,9 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta sui crediti d’imposta legati al Superbonus coinvolge Alfredo Guerri, 53 anni, imprenditore attivo nel settore delle costruzioni e della riqualificazione energetica e, dalla fine di luglio, nuovo proprietario della Juve Stabia. La vicenda giudiziaria potrebbe avere riflessi anche sul club campano di Serie B.

Secondo quanto riportato da Repubblica, la Procura di Napoli, diretta da Nicola Gratteri, ipotizza il reato di truffa. Gli episodi sottoposti a verifica sarebbero più di sessanta e riguarderebbero lavori in condomini situati prevalentemente nella provincia di Napoli.


Sequestrati crediti per 152,9 milioni

L’ipotesi investigativa è che Guerri abbia accumulato 152,9 milioni di euro di crediti d’imposta ritenuti non dovuti dagli inquirenti, attraverso lavori finanziati con le agevolazioni del Superbonus 110% che, secondo l’accusa, in alcuni casi non sarebbero mai iniziati e in altri sarebbero stati realizzati soltanto parzialmente.

Come riferisce Repubblica, la giudice Federica De Bellis ha accolto la richiesta di sequestro avanzata dal pm Luigi Landolfi, titolare delle indagini insieme alla procuratrice aggiunta Giuseppina Loreto. Gli accertamenti sono condotti dalla Guardia di Finanza.

Si tratta di contestazioni formulate nell’ambito di un procedimento ancora in corso: Guerri avrà la possibilità di replicare alle accuse e la difesa può presentare ricorso al Riesame contro il provvedimento di sequestro.

Un’altra indagine e l’interdizione per un anno

Parallelamente è in corso un’altra inchiesta della Procura di Napoli Nord, diretta da Domenico Airoma. Nel mese di luglio lo stesso ufficio aveva ottenuto un analogo sequestro nei confronti dell’imprenditore.

Nell’ambito di questo secondo filone, secondo Repubblica, a Guerri è stata notificata anche una misura interdittiva che gli vieta di esercitare l’attività per un anno, richiesta dal pm Giovanni Corona insieme alla procuratrice aggiunta Maria Di Mauro.

Possibili conseguenze anche per la Juve Stabia

La vicenda assume rilevanza sportiva per il ruolo di Guerri nella Juve Stabia, società rilevata nei mesi scorsi nell’ambito della procedura di amministrazione giudiziaria avviata dal pool anticamorra insieme alla Direzione nazionale antimafia per sospetti condizionamenti criminali riferiti alla precedente gestione.

La doppia evoluzione delle indagini sul Superbonus, secondo la ricostruzione del quotidiano, potrebbe quindi avere conseguenze anche sulla società calcistica. È inoltre prevista un’udienza davanti alla sezione misure di prevenzione.

Da dove sono partite le indagini

Al centro dell’inchiesta della Procura di Napoli figura la Alfredo Guerri Srl, società successivamente incorporata dalla Domus nel giugno 2024.

Gli accertamenti sono partiti da una denuncia presentata nel 2023 dall’amministratore di un condominio di Casoria e dal proprietario di un immobile a Pescocostanzo, in Abruzzo.

Quest’ultimo aveva affidato all’impresa di Guerri l’incarico di predisporre uno studio di fattibilità per verificare la possibilità di accedere al Superbonus, senza però sottoscrivere successivamente alcun contratto d’appalto. Consultando il proprio cassetto fiscale, avrebbe poi scoperto l’esistenza di un credito d’imposta superiore a 30mila euro a favore di Guerri.

L’ipotesi degli inquirenti sui lavori

Dall’analisi della documentazione gli investigatori avrebbero rilevato quello che viene definito un «enorme divario» tra le fatture ricevute relative ai costi sostenuti e quelle emesse.

Secondo l’ipotesi della Procura riportata da Repubblica, sarebbe stato utilizzato un sistema basato su documentazione ritenuta falsa dagli inquirenti per generare crediti d’imposta che, secondo l’accusa, sarebbero stati privi dei requisiti previsti dalla legge.

Due le modalità contestate. Nel caso di lavori mai cominciati, sarebbe stato certificato uno stato di avanzamento non corrispondente alla situazione effettiva, producendo così fatture per operazioni considerate inesistenti e i conseguenti crediti fiscali.

Quando invece gli interventi erano realmente iniziati ma si trovavano in una fase differente rispetto a quella riportata nei documenti, secondo l’ipotesi investigativa sarebbero state indicate date diverse o certificata l’esecuzione di opere non ancora realizzate o concordate.

Il decreto di sequestro

Nel provvedimento, la giudice De Bellis definisce le condotte contestate «allarmanti» e fa riferimento a una «spregiudicatezza» che emergerebbe dagli elementi raccolti nel corso dell’indagine.

Una parte dei crediti oggetto degli accertamenti sarebbe già stata ceduta a terzi. Anche questo elemento avrebbe contribuito alla decisione di procedere con il sequestro.

Il procedimento resta nella fase delle indagini e le contestazioni rappresentano le ipotesi dell’accusa, non un accertamento definitivo di responsabilità. Guerri potrà fornire la propria versione nei successivi passaggi giudiziari e impugnare il sequestro davanti al Tribunale del Riesame.

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Redazione Ilovepalermocalcio