Il calcio italiano si risveglia senza guida, nel pieno di una crisi che affonda le radici da anni. Come racconta Matteo Pinci su Repubblica, le dimissioni di Gabriele Gravina rappresentano il punto di rottura definitivo di un sistema già fragile, travolto dall’ennesimo fallimento della Nazionale.
Secondo Matteo Pinci su Repubblica, il momento simbolico arriva alle 15.05, quando Gravina comunica il proprio passo indietro davanti ai rappresentanti delle componenti federali. Una decisione che non resta isolata: poco dopo anche Buffon sceglie di lasciare, completando un quadro di disgregazione ai vertici.
Come evidenzia Matteo Pinci su Repubblica, la FIGC paga il prezzo della terza esclusione consecutiva dal Mondiale, un dato storico che certifica il declino sportivo e strutturale del movimento. Più di sette anni dopo l’inizio della gestione Gravina, il sistema si ritrova sostanzialmente al punto di partenza.
Sempre Matteo Pinci su Repubblica analizza le criticità profonde: riforme mai realizzate, oltre cento squadre professionistiche in difficoltà economica, un debito complessivo superiore ai 5 miliardi e infrastrutture ormai obsolete. Un contesto in cui gli interessi delle singole componenti hanno spesso prevalso su una visione collettiva.
Le elezioni sono state fissate per il 22 giugno, una data che permetterà alla nuova governance di insediarsi in tempo per gestire le iscrizioni ai campionati. Fino ad allora, Gravina resterà per l’ordinaria amministrazione, ma con un peso politico ancora rilevante nella fase di transizione.
Come sottolinea ancora Matteo Pinci su Repubblica, non sono mancate tensioni interne. L’ex presidente ha infatti puntato il dito contro le resistenze delle Leghe e le responsabilità della politica, accusata di non aver sostenuto le riforme necessarie.
Il quadro che emerge è quello di un sistema bloccato: la Serie A contraria alla riduzione delle squadre, la Serie C restia a cambiare format e una struttura complessiva incapace di innovarsi.
Sul fondo resta anche il nodo infrastrutture, con il rischio concreto di perdere Euro 2032 senza progetti concreti per nuovi stadi. Un ulteriore segnale, come evidenzia Matteo Pinci su Repubblica, di un calcio italiano fermo mentre il resto d’Europa corre.
Le dimissioni di Gravina non rappresentano quindi un punto d’arrivo, ma l’inizio di una fase delicatissima. Il problema non è solo cambiare guida, ma rifondare un intero sistema.
E questa volta, senza alibi.