SERIE A

Repubblica: “Insulti sessisti a Ferrieri Caputi, Nicolosi: «Nel calcio c’è ancora troppo maschilismo»”

Nuovo episodio di insulti sessisti nei confronti di un’arbitra durante una partita di calcio professionistico. È accaduto domenica a Como, in occasione della sfida contro il Venezia, quando Maria Sole Ferrieri Caputi è stata bersagliata da offese provenienti dagli spalti, sotto gli occhi anche del designatore arbitrale Daniele Orsato.

Un episodio che riaccende il dibattito sulla discriminazione di genere nel mondo del calcio. A intervenire è stata Manuela Nicolosi, ex arbitra internazionale, che in un’intervista rilasciata a Francesco Carci per Repubblica ha denunciato come, nonostante la crescente presenza femminile nel settore arbitrale, i pregiudizi siano ancora profondamente radicati.


Nicolosi: «Non è cambiato nulla, gli insulti sono sempre gli stessi»

Nell’intervista pubblicata da Repubblica e firmata da Francesco Carci, Nicolosi ha espresso tutta la propria amarezza per una situazione che continua a ripetersi negli stadi italiani.

Nicolosi, aumentano gli arbitri donna, ma gli insulti sono sempre gli stessi.

«Purtroppo sì. Io spesso vado a seguire alcune partite sugli spalti e gli insulti sono sempre quelli. Non è cambiato nulla rispetto ai commenti e ai pregiudizi che ricevevo io quando arbitravo. È un problema a livello europeo, negli Stati Uniti e in America Latina ci sono più arbitre e c’è molto meno sessismo. Non vedo ahimè alcun passo in avanti».

L’ex direttrice di gara ha ricordato come gli episodi di discriminazione abbiano accompagnato anche la sua carriera, un’esperienza raccontata nel libro Decido Io, pubblicato due anni fa.

Il rigore di Como-Venezia e il richiamo del VAR

Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda la direzione arbitrale di Ferrieri Caputi e il discusso intervento del VAR.

Pensa che Ferrieri Caputi abbia sbagliato a Como?

«Maria Sole è stata bravissima a fischiare il calcio di rigore. Sono rimasta sorpresa del richiamo del Var, da quest’anno si va al monitor solo per errori veramente gravi. In più lei aveva un’enorme pressione sulle spalle perché, giorni prima della partita, alcuni tifosi del Como si erano lamentati della sua designazione, non solo in quanto donna, ma anche perché era la sua prima partita in questo campionato. La presenza sugli spalti di Orsato ha anche inevitabilmente aumentato il livello di pressione. Quindi, sommando tutti questi aspetti, si è trovata in una situazione di difficoltà che posso comprendere».

Nicolosi ha quindi difeso la decisione iniziale della collega, evidenziando le particolari pressioni che avevano accompagnato la sua designazione.

«Al VAR con arbitri uomini spesso c’è un atteggiamento di pregiudizio»

Nel colloquio con Francesco Carci su Repubblica, l’ex arbitra internazionale ha affrontato anche il tema dei rapporti tra colleghi uomini e donne all’interno delle squadre arbitrali.

Nel calcio c’è ancora troppo maschilismo?

«Decisamente sì e io l’ho vissuto sulla mia pelle. Con la presenza al Var di arbitri maschi spesso c’è, inconsciamente, un atteggiamento di pregiudizio. E infatti mi pongo il dubbio: se in Como-Venezia ci fosse stato un arbitro uomo magari il Var non l’avrebbe richiamato per quell’episodio. Lo dico perché è capitato anche a me, in partite internazionali con al Var tutti uomini, venivo richiamata tantissime volte per banalità e notavo un atteggiamento più da “padre” che da “collega”. Ogni volta mi sentivo come se fossi sottoposta a un test. Ma io dovevo essere giudicata come arbitra, non come donna».

Parole che mettono in evidenza, secondo Nicolosi, una forma di pregiudizio che può manifestarsi anche nei rapporti professionali tra gli stessi ufficiali di gara.

Il problema del sessismo nel calcio italiano

Come emerge dall’intervista di Francesco Carci pubblicata su Repubblica, la questione non riguarda soltanto gli insulti provenienti dagli spalti, ma anche il riconoscimento della professionalità delle donne impegnate nell’arbitraggio.

Nicolosi ritiene che la maggiore presenza femminile non abbia ancora prodotto un cambiamento significativo nella mentalità di una parte dell’ambiente calcistico.

L’episodio di Como-Venezia diventa così un nuovo caso sul quale riflettere, soprattutto alla luce delle esperienze raccontate dall’ex arbitra internazionale.

Il messaggio conclusivo di Nicolosi riassume il principio che dovrebbe guidare ogni valutazione: «Ma io dovevo essere giudicata come arbitra, non come donna».

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Redazione Ilovepalermocalcio