SERIE B

Reggiana, Micai carica l’ambiente: «Uniti per raggiungere l’obiettivo minimo»

Il nuovo portiere dell’AC Reggiana 1919, Alessandro Micai, ha raccontato emozioni e motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la proposta granata, tornando anche sul recente passato e sugli obiettivi stagionali.

Micai, ex estremo difensore del Palermo FC, non ha nascosto l’emozione per l’approdo a Reggio Emilia: «Le prime sensazioni sono state subito positive. Mi hanno riportato a quando ero ragazzino: io abito qui vicino, a mezz’ora di strada. Sono in provincia di Mantova, ma comunque verso Reggio. Ho avuto subito un grande desiderio di stare vicino a casa e di poter dare una mano alla Reggiana. È una società in cui ho sempre desiderato giocare: per me è un piccolo sogno che si è avverato e sono davvero contento».

Il portiere è consapevole del momento complicato della squadra: «Sono finito in una realtà che, come altre, sta attraversando un momento complicato. Ma noi siamo giocatori e siamo pagati per risollevarci da queste difficoltà. Cercheremo di riuscirci insieme fino alla fine».

Curioso il destino che lo ha visto debuttare contro il Mantova: «Sì, sono stati giorni molto concitati. In tre giorni ho affrontato prima il Catanzaro, che per me era un derby sentito per quello che avevo vissuto a Cosenza, e poi subito il Mantova. Emozioni contrastanti. Tra l’altro, ho un aneddoto curioso: la prima partita del Mantova in Serie B dopo 17 anni era stata proprio contro di me, a Cosenza. È stato tutto molto strano, ma il bello del calcio è anche questo».

Sulla scelta di tornare in Italia non ha dubbi: «Non siamo mai totalmente padroni del nostro destino. Possiamo esprimere delle preferenze e io avevo il desiderio di rientrare in Italia, dopo aver giocato lontano da casa per tanti anni. Quando è arrivata la telefonata della Reggiana non ci ho pensato due volte ad accettare».

Parole di stima per il tecnico granata: «Il mister è bravo, ci sta dando tanto. I compagni sono sul pezzo, siamo tutti uniti per raggiungere l’obiettivo minimo».

Grande impatto anche con lo stadio di casa: «È uno stadio che genera grandi emozioni. Il gioco di luci, l’atmosfera, ma soprattutto il pubblico: ci ha sostenuto per tutta la partita. In quel frangente è stato un’arma in più per noi. Sentire la fiducia è fondamentale».

Micai è tornato poi sull’episodio discusso contro il Mantova: «Per me non è una domanda difficile: le prove TV ci sono state. Io il colpo l’ho sentito, ho anche il bernoccolo. Non c’è nulla su cui fare polemica. Analizzando le immagini a mente fredda, è evidente il tocco di Mancuso, che mi cerca con la tibia. La carica sul portiere è sempre fallo».

Alle accuse di simulazione ha replicato con fermezza: «Di sceneggiate non ne ho viste. Nell’immediato non ho percepito dolore per l’adrenalina, ma tre o quattro secondi dopo mi sono accasciato come in tante situazioni simili».

Sulle critiche ricevute via social dai concittadini mantovani: «No, fa parte del nostro mestiere. Io non cerco polemiche: ho fatto il mio lavoro. Ora gioco nella Reggiana, tifo Reggiana, tifo i miei compagni e i miei tifosi. Se posso usare tutto quello che ho per vincere una partita, lo faccio».

Ammissione sincera anche sull’errore contro l’Empoli: «È stata una svista mia. Probabilmente sarei dovuto arretrare verso la linea di porta, ma sono decisioni che in quei momenti vanno prese in una frazione di secondo. Tante volte ho fatto la scelta giusta, a Empoli no».

In vista della prossima sfida contro l’Avellino allenato da Davide Ballardini, Micai riconosce il valore dell’avversario: «Il suo curriculum parla per lui. Ha raggiunto traguardi importanti con tante panchine in Serie A, categoria dove io non sono arrivato».

Infine, uno sguardo alla sua esperienza all’estero e ai modelli di riferimento: «La rifarei e la consiglio. Ti arricchisce a 360 gradi, come persona e come atleta. Anche se al Cluj non è andata come pensavo, resta fondamentale».

E sul portiere a cui si ispira: «Come tutti i portieri italiani dico Gigi Buffon. Ma come caratteristiche penso di essere più vicino a un giocatore come Maignan che vive di più la partita e collabora con i compagni, un’espressione del portiere moderno e uno dei più forti al mondo».

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Redazione Ilovepalermocalcio