«Una partita che arriva in un momento in cui il Bari sta recuperando e il Palermo sta cercando nuovamente di non perdere distacco da Venezia, Monza e Frosinone. Sarà un match molto delicato». In vista della sfida tra Palermo e Bari, queste alcune delle dichiarazioni ai microfoni di Ilovepalermocalcio.com di Giorgio Perinetti, doppio ex dell’incontro ed attuale direttore generale dell’Athletic Club Palermo. L’esperto dirigente ha analizzato la delicata gara di domani sera al “San Nicola”. Inoltre, ha aggiunto una dettagliata disamina anche del momento del club di Serie D.
Direttore, come giudica fin qui il percorso dell’Athletic Palermo in questa stagione di Serie D, soprattutto alla luce della crescita mostrata nelle ultime settimane?
«Credo che sia un percorso sorprendente. I nostri obiettivi erano quelli di fare un campionato tranquillo, con una salvezza serena. Siamo andati oltre le previsioni, ma non solamente come risultati. Siamo nelle prime posizioni di classifica e addirittura, guardando le partite giocate, abbiamo anche tanti motivi di rammarico per incontri che sono andati meno bene di quanto potessero. Abbiamo una squadra che si è applicata e che gioca un ottimo calcio. Abbiamo raggiunto una buonissima armonia nel gruppo e i giocatori sono al servizio dell’allenatore, che ha imposto idee sicuramente positive. Non a caso abbiamo il miglior attacco del girone, quindi siamo veramente soddisfatti del rendimento».
Nelle ultime gare si sono messi in evidenza un paio di giovani molto interessanti, sui quali – secondo indiscrezioni – avrebbero già messo gli occhi alcuni club professionistici: quanto è importante per l’Athletic Palermo riuscire a valorizzare questi profili?
«Premesso che siamo contenti di tutto il gruppo, poi logicamente all’interno di esso ci sono ragazzi anche più giovani, che hanno qualità e cercheranno sicuramente di imporsi e fare un percorso più importante. È un po’ il nostro fine valorizzare i giovani, quindi se diamo la possibilità a dei ragazzi di raggiungere i campionati professionistici sicuramente per noi sarà un altro obiettivo raggiunto. Però su questo lavoriamo con calma, senza esasperazione. Tutto deve avvenire come un percorso fatto e non come una situazione estemporanea».
A inizio stagione l’obiettivo dichiarato era la salvezza. Oggi si sente pronto a dire che l’Athletic Palermo giocherà da qui alla fine per vincere il campionato, sfidando apertamente quelle che erano indicate come favorite?
«Le favorite iniziali sono società strutturate da anni, che hanno un budget tre o quattro volte superiore al nostro, concepite proprio con l’idea di vincere il campionato. Noi siamo dei parvenu, ma lo siamo per merito e non per caso. Nei ragazzi c’è la convinzione di giocarsela fino alla fine, qualsiasi cosa succeda. Ormai è una consapevolezza raggiunta e vogliono tentare l’impresa, anche se sicuramente non sarà facile. Già il fatto che difficilmente abbiamo trovato squadre che ci abbiano messo sotto sul piano del gioco ci fa pensare che possiamo giocarci partita per partita anche con la convinzione di poter prevalere».
Qualche settimana fa, dopo le polemiche legate agli arbitraggi, lei arrivò a dichiarare che, se il problema fosse stato Perinetti, sarebbe stato pronto a farsi da parte. Dopo la gara con l’Igea Virtus e le successive polemiche, che riflessione fa oggi su quel momento?
«Era una provocazione. Sinceramente, se andiamo a guardare indietro, abbiamo avuto troppi episodi sfortunati. Soprattutto, abbiamo ricevuto credo undici espulsioni, delle quali solo un terzo motivate. Questo ci ha dato un po’ di sconforto. Anche domenica una partita sfortunata a livello di episodi, con un calcio di rigore a nostro favore non sanzionato. Però devo dire che ultimamente, avendo raggiunto una buona posizione di classifica, ci vengono riservati arbitri tra i migliori della categoria. Ci siamo meritati, arrivando a ridosso delle prime, anche arbitraggi di maggior livello. Speriamo che il trend vada avanti in questo modo».
Si è sentito preso di mira oppure crede che il problema arbitrale in Serie D sia più ampio e strutturale?
«No, non c’è nessun complotto. Abbiamo avuto una serie di arbitraggi purtroppo sfortunati e con episodi che ci hanno penalizzato. Troppe espulsioni, non tutte motivate. C’è stato anche un episodio di un prolungamento di recupero assolutamente non motivato che ci è costato qualche punto. Non è una questione ad personam, è un problema strutturale. La crisi del mondo arbitrale è abbastanza evidente, con l’AIA che rischia di essere commissariata. Logicamente la Serie D ha tantissime gare da coprire e probabilmente non c’è un organico sufficiente per rendere competitiva la corsa tra i migliori arbitri per salire magari in Serie C. C’è una crisi anche di vocazione, penso».
Oggi, superate quelle tensioni, si sente ancora più convinto e determinato nel portare avanti il progetto Athletic Palermo?
«Sì, quest’anno è stata una bella presa di contatto. Con la prima squadra siamo riusciti a creare un buon feeling tra tutte le componenti. Chiaro che è una società che deve strutturarsi, logicamente sempre gradualmente, passo dopo passo. Non abbiamo possibilità economiche illimitate, quindi il nostro percorso deve puntare alla migliore organizzazione possibile. Se non hai le risorse che nel nostro girone alcune squadre come Nissa, Savoia, Reggina e Nuova Igea possiedono, devi puntare su un’organizzazione ancora più capillare, a partire dal settore giovanile, in modo da dare sempre di più l’immagine di una società affidabile e credibile, che possa essere attrattiva per i ragazzi che vogliono tentare un percorso alternativo allo stesso Palermo e cercare l’affermazione tramite la nostra organizzazione».
Che cosa si aspetta dal prossimo match contro l’Acireale?
«Un’altra partita difficile. Non so dove la giocheremo, probabilmente in campo neutro se non verrà accolto il reclamo dell’Acireale. Speriamo di avere un campo decente. Contro l’Igea abbiamo giocato su un campo non praticabile e questo non ci ha permesso di esprimere il nostro gioco fatto di palleggio, tecnica e inventiva. Di questo ne abbiamo patito molto. Domenica giocheremo a Gioiosa Marea, su un campo nuovo con un manto in superficie sintetica, come noi siamo abituati. A Barcellona Pozzo di Gotto non si poteva assolutamente giocare su quel campo».
Venerdì al San Nicola si affrontano Bari e Palermo, due piazze che lei conosce profondamente: che tipo di partita si aspetta?
«Ho lavorato per entrambe e sono l’ultimo direttore sportivo che ha portato in Serie A sia il Bari che il Palermo. Quindi sono desideroso di essere presto il penultimo, perché vorrei che salissero prima o poi. Per i rosanero penso ci sia una possibilità concreta, anche attraverso un mercato che nelle ultime ore può dare a Inzaghi ulteriore aiuto. Il Palermo è in piena corsa, il Bari deve riassestarsi e penso che con la concretezza di Longo possa recuperare in classifica ed evitare almeno i rischi della retrocessione, che non sono certamente attinenti ai biancorossi, e magari rilanciarsi per la prossima stagione. Una partita che arriva in un momento in cui il Bari sta recuperando e il Palermo sta cercando nuovamente di non perdere distacco da Venezia, Monza e Frosinone. Sarà un match molto delicato».
Il Bari, con l’arrivo di Moreno Longo, ha ritrovato entusiasmo e una vittoria importante in trasferta a Cesena: quanto può incidere questo aspetto emotivo in una gara così delicata?
«Il fatto che Longo conosca la piazza è molto importante. È un allenatore pragmatico e credo che aiuterà il Bari a uscire dalle secche di una classifica pericolosa».
Il Palermo, invece, continua ad avere difficoltà in trasferta: secondo lei è più un limite mentale o una questione di equilibrio tattico?
«Le situazioni sono sempre tante e complesse. Penso che il Palermo, dopo aver risolto il dualismo Brunori-Pohjanpalo, anche se in ritardo, adesso cerchi chiaramente qualche giocatore, come Johnsen o Tramoni, che possa dare al gioco di Inzaghi uno sviluppo un po’ più imprevedibile, con giocatori che hanno colpi e possono essere il “grimaldello” per aprire le difese chiuse. Stanno cercando trequartisti che possano creare superiorità numerica, il che è importante».
Dal punto di vista del Bari, cosa servirà per mettere in difficoltà il Palermo di Inzaghi?
«Intanto ritrovare autostima e consapevolezza, dato che la squadra era molto depressa. Ricreare il feeling con il pubblico e trovare una classifica più confortevole. Dovrebbe essere abbastanza agevole il compito del Bari. Non erano questi i presupposti iniziali, ma in questo momento è importante ritrovare autostima e tranquillità».
Viceversa, quali sono secondo lei le armi principali dei rosanero per tornare alla vittoria fuori casa?
«Non è una questione di casa e fuori casa. Il Palermo è stato beffato negli ultimi minuti nelle ultime trasferte. Adesso tornerà Magnani, un giocatore importante che sarà molto utile al Palermo e farà una coppia difensiva con Bani notevole. Joronen sta facendo un campionato clamoroso. Io penso che se arrivano giocatori che aiutano Inzaghi nello sviluppo della manovra offensiva si potrà vedere un Palermo più stabile e continuo nei risultati, sia in casa che fuori».
Si è parlato molto dei sei milioni messi sul tavolo per Tramoni: secondo lei non sono una cifra eccessiva per un singolo calciatore in Serie B?
«Le cifre nel calciomercato a volte stupiscono, ma sono quelle che servono ad avere il giocatore. Inzaghi ritiene Tramoni un giocatore fondamentale per il suo gioco e il Palermo lo vuole accontentare. Sei milioni sono la cifra che probabilmente serve per acquisire il giocatore. La cifra giusta è determinata dal fatto che il giocatore possa arrivare. Purtroppo arrivano segnali contrastanti da Pisa e questi silenzi dei toscani non promettono nulla di buono, non so dove si arriverà. Se si vuole un giocatore, il prezzo lo fa chi deve cedere».
Da dirigente esperto, non sarebbe stato forse più utile destinare un budget del genere a due giocatori funzionali piuttosto che a un solo profilo?
«Inzaghi ritiene Tramoni un giocatore fondamentale per il suo gioco. Lo ha avuto a Pisa, lo conosce perfettamente ed è molto importante per lui. È un giocatore che può dare imprevedibilità alla manovra e può anche risolvere con qualche gol, avendolo nelle sue corde».
Negli ultimi anni il Palermo ha investito cifre importanti sul mercato, ma fatica ancora a compiere il salto definitivo: perché, secondo lei, non riesce ancora a “prendere il volo”?
«La Serie B è un campionato imprevedibile e difficile. Nel calcio, quando c’è l’etichetta “devi vincere”, è un peso enorme sulle spalle, mentre chi gioca con il “si può vincere” ha uno stimolo importante e questa piccola differenza a volte è determinante. Il Palermo è condannato a dover vincere a tutti i costi e questo crea difficoltà anche ai giocatori, che sentono troppa responsabilità».
Domani sera, da ex direttore sportivo di Bari e Palermo, per chi farà il tifo… o semplicemente per lo spettacolo?
«Guarderò semplicemente la partita. Sono due società a cui sono molto legato, con le quali ho conseguito due promozioni in Serie A stupende. Faccio un po’ fatica a fare il tifo. Spero che alla fine il Palermo riesca ad approdare nella massima serie e che il Bari risolva i suoi problemi. Più che alla partita, quindi, guardo alle prospettive che essa darà».