PALERMO

Palumbo: «Palermo, siamo partiti molto bene. Inzaghi è un “animale”, non molla mai»

Antonio Palumbo protagonista di una lunga chiacchierata in diretta su YouTube a SportiumFUN. Il centrocampista del Palermo ha risposto alle numerose domande arrivate durante la trasmissione, confrontandosi tra gli altri anche con Emiliano Viviano, ex portiere rosanero. Dal grande avvio della squadra di Filippo Inzaghi alle ambizioni di Serie A, passando per il rapporto con il tecnico, le caratteristiche del campionato cadetto, la propria carriera, Scampia, i rimpianti legati alla Sampdoria e la possibilità di arrivare nella massima serie con il Palermo.

Palumbo: «Siamo partiti molto bene»


Il primo argomento è inevitabilmente il Palermo e l’ambizione di conquistare la promozione.

«Siamo partiti molto bene. Poi già l’anno scorso comunque eravamo una squadra forte. Quest’anno sono arrivati Strefezza, Hernani, Estevez, comunque gente che ha vinto i campionati di B e ha fatto bene anche in A. Questo ci ha aiutato moltissimo. Soprattutto confermare in gran parte quelli dell’anno scorso e inserire giocatori del genere è stato molto importante, secondo me».

«Inzaghi è un animale, è sempre sul pezzo»

Spazio quindi a Filippo Inzaghi e al metodo di lavoro dell’allenatore rosanero. Palumbo non ha dubbi nell’indicare quella che considera una delle caratteristiche principali del tecnico.

«Il mister è comunque un animale, uno che sta sempre sul pezzo e non molla mai. Quella è una sua qualità, perché veramente è un martello. Poi per quanto riguarda sposare il progetto del Palermo, penso che Vivio lo sappia: rifiutare una piazza del genere con una società del genere è difficile. Però secondo me la qualità migliore del mister è quella di non mollare mai, essere sempre sul pezzo. È veramente un animale sotto questo punto di vista».

Palumbo e la Serie A: «Con le mie caratteristiche potrei fare meglio lì»

Durante la diretta, Emiliano Viviano ha posto l’accento sulle caratteristiche tecniche di Palumbo e sulla possibilità che possano essere valorizzate ulteriormente in Serie A. Il centrocampista ha condiviso in parte questa lettura.

«Secondo me andando in Serie A, la qualità è molto di più, si gioca molto di più palla a terra. Magari con le mie caratteristiche potrei fare meglio lì».

Palumbo ha però evidenziato anche l’evoluzione della Serie B rispetto al passato:

«Devo dirti che sta migliorando. Se tu guardi la Serie B ora ci sono diverse squadre che vogliono proporre, che vogliono giocare a pallone. Io l’ho fatta quattro-cinque anni fa: botte, schianti, pallonate, palla dall’altra parte. È migliorato tantissimo rispetto a prima. Adesso pure se giochi con l’ultima in classifica comunque ha delle idee, parte da dietro, ti vengono a prendere».

Il ricordo di Ranieri e l’esordio in Serie A

Nel corso della chiacchierata si è tornati anche agli inizi della carriera e all’esordio in Serie A con Claudio Ranieri.

«Con Ranieri ci sono stato pochissimo veramente. Ci sono stato due mesi e poi ho fatto l’esordio a Firenze. Dopo due giorni sono andato a Terni in Serie C a fare la guerra».

Palumbo conserva soprattutto un ricordo umano dell’allenatore:

«Come persona era veramente una persona serenissima, trattava me come magari poteva trattare il più forte della squadra. Per quello che ho visto io non mi sembrava così focalizzato tanto sulla tattica, proprio in modo maniacale. Però come persona comunque vedevi che era una persona di spessore e secondo me tante volte quello fa tanto».

Palumbo racconta Scampia: «Ho avuto un’infanzia molto serena»

Un’altra parte della conversazione ha riguardato le origini del centrocampista e il legame con Scampia.

«Io ho avuto un’infanzia molto serena. Magari uno può pensare: “Non mangiavo, non facevo…”. Io sono stato serenissimo, anzi, quando sono andato via di casa i primi due anni sono stato malissimo. Poi sono cresciuto, mi sono ambientato a Terni e sono stato benissimo. Però quando stavo giù stavo benissimo. Non è che ho avuto un’infanzia difficilissima, anzi, non mi è mancato niente».

Poi il racconto dei primi passi nel calcio:

«Io giocavo magari a calcio con i miei amici, ho fatto due anni di scuola calcio. E basta, ho iniziato a 14 anni. Ho fatto due anni di scuola calcio a Napoli e poi sono andato subito a Terni a fare gli Allievi. Da lì ho fatto tutta la trafila alla Ternana: Allievi, Primavera e dopo sono andato in prima squadra».

Palumbo ha anche respinto l’idea secondo cui provenire necessariamente da un contesto difficile determini una maggiore fame sportiva:

«Secondo me non è sempre così. Ho conosciuto giocatori che erano ricchi di famiglia però avevano più fame di uno che non aveva niente. Secondo me quanta voglia hai di arrivare è la cosa fondamentale, non tanto come sei cresciuto e dove sei cresciuto. Secondo me quello c’entra poco».

«Alla Sampdoria dovevo fare molto di più»

La carriera di Palumbo lo ha portato giovanissimo anche alla Sampdoria. Guardandosi indietro, il centrocampista non nasconde un rimpianto.

«Ho fatto due anni in B a Terni. A 18 anni vado in prima squadra, ho fatto due anni in B, poi mi ha comprato la Samp e mi ha lasciato in prestito un altro anno. Poi ho fatto l’esordio alla Samp e dopo sono ritornato a Terni. Sono andato un anno a Trapani e poi sono tornato a Terni».

Sull’occasione avuta a Genova:

«Secondo me dovevo fare molto di più, dovevo capire di più il valore di quell’opportunità che stavo avendo. Vuoi o non vuoi, per un motivo o per un altro, magari non ero maturo, non lo so. Però non sono stato bravo a prendere la palla al balzo».

E ancora:

«È un rimpianto dove potevo fare molto di più per magari sfruttare quell’occasione e rimanere».

Viviano e il rimpianto Palermo

Nella stessa parte della diretta è stato Emiliano Viviano a ricordare la propria esperienza rosanero e il rimpianto di non aver vissuto Palermo nel momento di entusiasmo attuale. Palumbo ha partecipato alla chiacchierata anche con un passaggio decisamente più leggero dedicato alla cucina siciliana.

Alla domanda sul piatto preferito a Palermo, il numero 5 non ha avuto dubbi:

«No, i dolci. Ci sono dei dolci veramente… Il cannolo è una roba illegale, te lo giuro. Potrei mangiarne dieci al giorno, veramente».

Poi una battuta sulla gestione alimentare all’interno della squadra di Inzaghi:

«Siamo abbastanza controllati».

L’esperienza con la B Italia: «La Nazionale è sempre un orgoglio»

Palumbo ha ricordato anche la parentesi con la rappresentativa della B Italia.

«Secondo me era un bel progetto. Era un progetto che dava anche soddisfazione magari a ragazzi che erano ancora giovani e potevano far mostrare anche alle nazionali superiori, alle nazionali maggiori, cosa che servirebbe oggi all’Italia. Era un bel progetto».

Il ricordo più forte rimane quello della maglia azzurra:

«La maglia della Nazionale secondo me è sempre un orgoglio indossarla. Poi che sia B Italia, che sia Italia, secondo me cambia poco. Siamo andati in Germania, abbiamo fatto un torneo e non ricordo bene come erano andate quelle partite. Però comunque era un’esperienza… Quando arrivava la chiamata che dovevi andarci eri sempre felice. Quando ti chiamano in Nazionale, che sia B, che sia C o D, è sempre la Nazionale. È sempre un orgoglio».

«Andare in A con il Palermo? Dipende da tante cose»

Uno dei passaggi più interessanti della lunga diretta ha riguardato il presente e il futuro di Palumbo. Al centro della domanda la possibilità di completare il percorso iniziato in Serie B conquistando la promozione con il Palermo e continuando poi l’avventura in rosanero nella massima categoria.

Il centrocampista ha risposto senza fare promesse:

«Quello secondo me poi dipende da tante cose. Perché magari io adesso vado in A col Palermo e poi viene il Palermo e mi dice: “No, devi andare via”. Quindi secondo me quello dipende da tanti fattori».

L’esperienza accumulata durante la carriera gli ha però insegnato qualcosa:

«Secondo me capire e dare importanza alle cose, capire il valore delle opportunità che hai, quella è la cosa più importante. Perché magari a 20 anni ti ritrovi alla Sampdoria, in una società del genere, in una tifoseria del genere, però magari non hai capito il valore, come ho fatto io. Perché magari non avevo capito quello, poi ti ritrovi anni dopo e dici…».

Il gioco finale: da Zauli a Dybala

La lunga chiacchierata si è conclusa con un gioco dedicato ad alcuni dei calciatori di maggiore qualità passati da Palermo. Palumbo è stato chiamato a scegliere di volta in volta il proprio preferito.

Tra Zauli e Simplicio ha scelto Zauli; tra Zauli e Brunori ancora Zauli, prima di preferire Ilicic. Lo sloveno ha poi resistito nei confronti con Abel Hernandez, Franco Vazquez, Amauri e Belotti.

Davanti a Javier Pastore, però, Palumbo ha cambiato scelta. L’argentino è stato preferito anche a Toni e Cavani, prima che arrivasse il confronto con Paulo Dybala, scelto dal centrocampista rosanero.

Una lunga diretta, dunque, nella quale Palumbo ha raccontato senza filtri diversi aspetti della propria carriera e del presente rosanero. Il Palermo è partito forte, l’obiettivo della Serie A accompagna inevitabilmente la stagione e il numero 5 non nasconde quanto sarebbe importante riuscire a compiere il salto di categoria con la squadra con cui ha già iniziato il proprio percorso.

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Redazione Ilovepalermocalcio