Bernardo Corradi, tecnico della Sampdoria, è intervenuto in sala stampa dopo la sconfitta per 3-1 contro il Palermo al Renzo Barbera. L’allenatore blucerchiato ha analizzato la prestazione della sua squadra, sottolineando le occasioni create e la necessità di essere più concreti.
«Mi lascia un po’ di amaro in bocca. Mi sarei aspettato una partita intensa dalla mia squadra ed è stata fatta. Se la analizziamo nei dettagli, siamo stati superiori, come nel possesso palla e nelle occasioni. Ma il pallone va messo dentro. Dovevamo essere bravi a sfruttare le occasioni. Dei miglioramenti vanno fatti. Portiamo a casa una prestazione gagliarda».
Corradi individua soprattutto nella scarsa concretezza uno dei fattori che hanno indirizzato la sfida: «Certe situazioni spostano l’inerzia della gara. Aver avuto occasioni nitide e non averle finalizzate ci ha penalizzato».
Il tecnico ha parlato anche di Lorenzo Insigne, autore della rete che nella ripresa aveva permesso alla Sampdoria di accorciare le distanze: «Un altro aspetto positivo è avergli messo minuti nelle gambe. L’ho tolto per non rischiarlo, certi rientri vanno fatti in maniera graduale. Ho messo in campo tutti quelli che potevo mettere. In panchina sono rimasti ragazzi della Primavera. Speriamo che la settimana ci porti buone notizie dall’infermeria».
Spazio anche al portiere Peter Vindahl: «Peter è un giocatore che ha alle spalle una carriera non banale e ha la stima da parte nostra per uscire dopo un passaggio a vuoto. L’errore del portiere rischia di essere più decisivo».
Corradi ha quindi allargato il discorso al momento della Sampdoria e al lavoro necessario per costruire una squadra profondamente rinnovata: «Sono arrivato in un club che da anni sta soffrendo. Giocare in stadi del genere, al di là delle polemiche, il tifo non ci ha mai abbandonato. Abbiamo fatto partite in casa in cui ci hanno sostenuto. Le difficoltà sono quelle di assemblare una squadra che ha cambiato molto. Il tempo scorre uguale per tutti. Fino ad adesso abbiamo lavorato 10, da domani lavoreremo 12. La maglia che portiamo in campo ce lo impone».
Infine, un passaggio sulla direzione arbitrale: «Io credo che il club abbia già parlato rispetto alla direzione arbitrale. Negli spogliatoi ho detto che non voglio più vedere la mia squadra protestare. Alla base del calcio c’è il rispetto. Noi lo diamo e pretendiamo che ci sia, che sia un arbitro o un raccattapalle. Mi piacerebbe avere un dialogo più sereno. Non commento le scelte dell’arbitro, la gente ha visto la partita. Il club si è già espresso».