Il rapporto tra Joel Pohjanpalo e Palermo è cresciuto partita dopo partita, fino a trasformarsi in qualcosa di più profondo di una semplice esperienza professionale. L’attaccante finlandese, protagonista assoluto della stagione rosanero, ha parlato del suo legame con la città, dello stadio Barbera e della propria maturazione calcistica nell’intervista rilasciata a Chiamarsi Bomber.
Rispetto ai primi mesi in Sicilia, qualcosa è cambiato. Pohjanpalo oggi sente Palermo come casa, non solo per il campo ma anche per la vita quotidiana:
«Sì, oggi posso dirlo. Palermo è diventata casa. Mi piace vivere nel cuore della città, camminare per le strade del centro e godermi la bellezza artistica di Palermo. Ho trovato luoghi in cui riesco a rilassarmi e a sentirmi davvero parte di questa realtà. È una città che ti dà tanto, soprattutto a livello umano».
Un legame che si rafforza ogni volta che scende in campo al Renzo Barbera, uno degli stadi più caldi d’Italia. Per Pohjanpalo, il pubblico non è una pressione ma un valore aggiunto, come spiegato sempre a Chiamarsi Bomber:
«Per me è una spinta enorme. Giocare davanti a questo pubblico è qualcosa che ti carica e ti motiva. Vedere 30.000 persone a una partita di Serie B ti ricorda quanto sia importante quello che stai facendo. Il Barbera ti fa sentire vivo e ti spinge a dare sempre qualcosa in più».
Dopo tante stagioni nel calcio italiano, l’attaccante rosanero avverte una crescita anche nell’interpretazione del ruolo. L’esperienza lo ha portato a una visione più ampia del gioco:
«Sono diventato più consapevole. So che non tutte le partite si vincono solo con i gol e che un attaccante deve saper fare anche altro: lavorare per la squadra, sacrificarsi, aiutare i compagni. Oggi mi sento più maturo nel capire i momenti della partita e nel mettere la mia esperienza al servizio del gruppo».
Tra i gol segnati in maglia rosanero, ce n’è uno che occupa un posto speciale nella memoria di Pohjanpalo. Non per il peso in classifica, ma per il valore emotivo:
«Uno dei momenti più emozionanti è stato segnare una tripletta davanti a mio padre, in questa stagione contro la Carrarese. È stata la prima volta che mi ha visto segnare dal vivo in Italia ed è stato qualcosa di speciale per me. In quel momento ho sentito che il calcio non è solo il campo, ma anche la famiglia e le persone che ti hanno sempre sostenuto. È un ricordo che porterò sempre con me, al di là dell’importanza del gol in sé».
Infine, uno sguardo al futuro e una promessa ai tifosi rosanero in caso di promozione:
«Prometto ai tifosi che continuerò a dare tutto fino all’ultimo minuto dell’ultima partita. Quando realizzeremo il nostro sogno, mi piacerebbe festeggiare in modo semplice ma genuino: in campo, davanti ai nostri tifosi, con una birra in mano, per brindare simbolicamente con tutti loro. Sarebbe il mio modo di dire grazie e di condividere la gioia più grande».