Il Palermo è pienamente immerso nella corsa promozione e, in questo momento chiave della stagione, può contare su un Emmanuel Gyasi ritrovato, motivato e profondamente legato alla maglia rosanero. L’esterno offensivo ha raccontato il proprio percorso umano e calcistico in una lunga intervista rilasciata a Retings, soffermandosi soprattutto sulle sue origini, sulle esperienze che lo hanno formato e sul significato speciale del suo ritorno in Sicilia.
Gyasi ha ripercorso la sua infanzia tra Palermo e Ghana, sottolineando quanto quell’esperienza sia stata determinante per la sua crescita:
«Vivere in Ghana è stato molto importante per la mia carriera; mi ha aiutato a formarmi. Sono nato a Palermo e poi sono andato in Ghana da giovanissimo per vivere con i miei nonni e vedere da dove vengo io e i miei genitori».
Un passaggio centrale del suo racconto riguarda i valori appresi da bambino:
«Crescere in Ghana mi ha formato molto come persona. Ho imparato molto lì, giocando a calcio per strada con i miei amici. Non importava che non avessimo scarpini o un pallone vero: costruivamo qualcosa e giocavamo a piedi nudi. Apprezzavamo le piccole cose, non avevamo bisogno delle grandi cose per essere felici».
Nel corso dell’intervista a Retings, Gyasi ha ricordato anche l’esperienza più significativa della sua carriera, quella con lo Spezia, club con cui ha scritto pagine storiche:
«Sono arrivato allo Spezia quando giocavamo in seconda divisione; abbiamo fatto bene il primo anno e il secondo abbiamo vinto la Serie B. Questo è un club che non aveva mai giocato in Serie A nei suoi 114 anni di storia, e siamo riusciti a giocarci per tre stagioni. È stato un capitolo importantissimo della mia vita, che porto ancora nel cuore».
Spazio anche al sogno della Nazionale ghanese, mai accantonato del tutto:
«Il mio debutto in Ghana è stato un momento fantastico per me, ma soprattutto per mia madre e mio padre. Giocare per il proprio Paese è il più grande traguardo che si possa raggiungere come giocatore, perché rappresenti un’intera nazione, rappresenti le tue origini. È stato uno dei momenti di maggior orgoglio di tutta la mia carriera, ed è stato molto bello giocare di fronte a così tante persone in Africa e in Ghana. Non precludo un potenziale ritorno; ho un buon rapporto con l’allenatore, Otto Addo, e ogni tanto ci parlo anche. Non considero chiuso il mio periodo in Nazionale, perché può succedere di tutto, e sono sempre disponibile a giocare per loro. Se arriva la chiamata, perché no?»
Infine, Gyasi ha raccontato un aneddoto che evidenzia il forte spirito di gruppo vissuto con le Black Stars:
«Sul pullman, prima delle partite, tutti cantavano: giocatori e allenatore. Ognuno sceglieva una canzone. È qualcosa che in Europa non succede, lì tutti sono chiusi nelle cuffie».
Oggi Gyasi è tornato dove tutto era iniziato, a Palermo, e dopo un lungo stop per infortunio sta ritrovando continuità e centralità nel progetto tecnico. Con i rosanero lanciati verso l’alta classifica, la sua esperienza, la sua duttilità e soprattutto la sua fame potrebbero rivelarsi decisive nella rincorsa alla Serie A.