SERIE B

Palermo eliminato in semifinale playoff Serie B, Polito: «Sembrava Davide contro Golia. Palermo? Potenziale economico enorme»

Intervenuto ai microfoni di CRC nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello”, il direttore sportivo del Catanzaro Ciro Polito è tornato sulla semifinale playoff di Serie B vinta contro il Palermo, soffermandosi sulla prestazione dei giallorossi, sul lavoro svolto da Aquilani e sulla forza economica del club rosanero.

Polito ha innanzitutto elogiato la prova della squadra al “Barbera”: «Ringrazio tutti per i complimenti, ma dobbiamo completare l’opera. Ieri l’allenatore e la squadra sono stati stoici, ad un certo punto mi facevano anche pena perché sembravano soli contro un popolo come quando metti dei leoni a combattere».


Il ds del Catanzaro ha poi aggiunto: «Nonostante siano andati in svantaggio dopo due minuti, la squadra ha giocato a calcio, ha difeso con i denti e ha lottato su ogni palla. I ragazzi in campo sono stati encomiabili. Quella di ieri è stata la partita più bella che abbiamo mai giocato per come l’abbiamo affrontata».

Polito ha quindi paragonato la sfida contro il Palermo ad una sfida impari dal punto di vista economico: «È stato come vedere Davide contro Golia. Sapevamo che Palermo, col City Group, ha un potenziale economico che va al di là della Serie B».

Il dirigente giallorosso ha poi spiegato i punti di forza del Catanzaro: «Noi con le nostre idee, con un allenatore che sa quello che vuole, una squadra di giovanotti che sono lo zoccolo duro di questa squadra e la base da cui deriva tutto, la fame, la voglia di ottenere insieme alle qualità della squadra, la freschezza e lo spirito combattivo che riesco a trasmettere ancora siamo riusciti a conquistarci una finale impensabile con grande onore».

Ampio spazio anche al rapporto con Alberto Aquilani e alla scelta di affidargli la panchina del Catanzaro: «L’idea di ingaggiare Aquilani è nata l’anno scorso quando cominciai il mio percorso nella dirigenza del Catanzaro. La nostra squadra giocava un calcio propositivo e tutti volevano vedere una squadra che giocasse a calcio poiché Vivarini aveva fatto un ottimo lavoro».

Polito ha raccontato anche il primo tentativo fallito: «Aquliani all’inizio non se l’è sentita poiché era stato vicino alla Fiorentina e per venire qui doveva avere la forza di buttarsi nel fuoco. Quindi ha fatto un anno sabbatico per scelta».

Poi il ritorno di fiamma: «Quest’anno sono tornato su di lui poiché lo ritenevo l’allenatore perfetto. Lui è il numero uno dei condottieri, mi auguro che il Catanzaro possa tenerselo stretto, ma lui sarà il futuro degli allenatori del calcio italiano poiché è un grande uomo e allenatore».

Sul proprio futuro e su quello del tecnico giallorosso, Polito ha dichiarato: «Qualora dovesse riuscire l’impresa a Monza, sarà la proprietà a decidere se io e Aquilani saremo gli attori principali per la prossima stagione. Dopo tanti anni di gavetta, io vivo un po’ al momento».

Il direttore sportivo del Catanzaro ha poi parlato del significato che avrebbe una promozione in Serie A per la città: «Riportare la Calabria in Serie A sarebbe come vedere il riscatto di un popolo che merita un riscatto sociale e che per 50 anni ha subito tanto».

E ancora: «Noi lo sentiamo addosso, la gente ci osanna come se fossimo degli idoli e ci amano. Noi abbiamo sempre cercato di dare tanto in termini di sacrifici e di uomini. Noi la città la viviamo come se fosse nostra».

Polito ha poi sottolineato con orgoglio il lavoro fatto dal Catanzaro nonostante un budget inferiore rispetto ad altri club: «Monte ingaggio basso? Sono anni che lavoro così e tutto ciò mi rende orgoglioso. La nostra è una grande proprietà che è priva di sostenibilità poiché la nostra società non è di proprietà di un fondo ed è lo stesso presidente che mette i soldi dalla propria tasca in modo che si lavora con le idee con le quali si può colmare il gap».

Infine, il dirigente giallorosso ha parlato anche dei giovani calciatori moderni e del calcio italiano: «La generazione di oggi è cambiata rispetto ai tempi passati. Prima i calciatori erano come dei banditi, oggi i giovani cercano di comunicare poiché lo ricercano e ne hanno bisogno».

E ancora: «Non è vero che il talento non c’è. Il talento c’è ancora, ma non c’è la fame che io cerco sempre di inculcare alla mia squadra».

Chiusura dedicata anche ad Antonio Conte e ad un possibile futuro a Napoli: «Antonio Conte portava risultati, un altro può portare bel gioco e risultati. Tornare a casa sarebbe un sogno, qualche anno fa ci sono andato vicino, ma non era il momento. Magari un giorno succederà, mai dire mai nella vita»

Published by
Redazione Ilovepalermocalcio