Quattro anni a Palermo, il legame con la città e i ricordi di uno stadio capace di regalare emozioni indimenticabili. Andrea Barzagli, ex difensore rosanero e della Juventus, ha ripercorso alcune tappe della propria carriera nel corso di una lunga intervista al podcast “Colpi da Maestro”, disponibile su YouTube. Tra i temi affrontati anche l’esperienza in Sicilia, il rapporto con Massimiliano Allegri e le difficoltà della Juventus attuale.
Parlando della sua avventura in rosanero, Barzagli ha ricordato con particolare affetto gli anni trascorsi nel capoluogo siciliano. Nel podcast “Colpi da Maestro” ha dichiarato: «Quattro anni di esperienza bellissima, che mi ha fatto molto crescere. Sono arrivato che avevo una mentalità da ragazzo, da ragazzino. Non nego che mi sono anche divertito, per come vedo adesso mi sembra di notare maggior professionalità dei ragazzi di oggi rispetto ai miei tempi. Ho vissuto a Mondello, calcisticamente sono stati anni intensi. Soprattutto i primi: di stadi ne ho fatti, come confusione di decibel penso che il Barbera sia uno di quelli più incredibili».
L’ex difensore ha poi ricordato anche un momento delicato della sua crescita professionale: «Mi sono preso la responsabilità di voler diventare capitano a 27 anni, non ero pronto e devo dire che sono finito anche in crisi, ma tutto ha fatto esperienza».
Nel corso dell’intervista a “Colpi da Maestro”, Barzagli si è soffermato anche sul rapporto con Allegri, conosciuto ai tempi della Pistoiese: «Eravamo in una fase dove io stavo iniziando e lui finendo. Non ho mai chiesto a Bepi Pillon se sia vero! Prima di andare a Pistoia avevo fatto due anni da centrocampista e credo che in quel ruolo non sarei mai arrivato a un certo livello. Ho avuto la fortuna di trovare grandi maestri, anche come compagni, e fatto campionati tosti. In C ad Ascoli… O ti cimenti, o è dura. In casa avevamo 10mila persone, una piazza esigente: o cresci o smetti».
Spazio anche alla Juventus e alle difficoltà incontrate dalla società bianconera negli ultimi anni. Barzagli ha evidenziato la mancanza di continuità nella costruzione di un nuovo ciclo: «Da anni intraprende cambiamenti non semplici, siamo alla terza dirigenza. La cosa buona sarebbe ottenere un risultato importante con un gruppo che c’è magari da qualche anno e riesce a mettere una base. In questi anni, nessuno è riuscito a metterla per ripartire e creare la Juve di una volta. Non per forza la mia, eh, ma ci sono state Juventus con le basi forti, che si tirano su e da lì costruiscono. Io vedo che ogni anno cercano di fare qualcosa e non ci stanno riuscendo».
Infine, nel podcast “Colpi da Maestro”, l’ex rosanero ha parlato della propria esperienza con l’Italia Under 21 e del percorso intrapreso da allenatore: «Allenare era un progetto. Non fisso, subito dopo aver smesso: lì volevo prendermi degli anni, ma volevo mettermi alla prova. E iniziare affiancando qualcuno: ho cominciato e vediamo come andrà a finire».